NEWS   |   Industria / 14/12/2017

FIMI: Classifiche Top of the Music, dal 2018 varranno solo gli stream premium

FIMI: Classifiche Top of the Music, dal 2018 varranno solo gli stream premium

Per il 2018 FIMI ha annunciato una novità che riguarda le classifiche dei consumi di musica in Italia e che segue la recente integrazione dell’ascolto in streaming nelle classifiche degli album. Saranno infatti considerati validi ai fini delle classifiche Top of the Music solo gli stream a pagamento, ovvero gli ascolti derivati da servizi in abbonamento. Ciò è dato dal fatto che esiste una forte migrazione degli utenti verso i servizi premium. Il valore dello streaming in Italia vale il 44% del mercato.

Questa novità verrà applicata sia alla classifica degli album che a quella dei singoli. Il tutto, ovviamente, avrà un effetto anche sul sistema di certificazione ufficiale degli award d’oro e platino di FIMI. Il "conversion rate" tra download e streaming resta per ora immutato. Si ricorda che attualmente corrisponde per i singoli a 1 download per 130 ascolti streaming, mentre per gli album si mantiene quella conversione ed il numero totale degli ascolti relativi ad un titolo album (con cap del 70% sul singolo più ascoltato) viene diviso per 1.300.

"Il progressivo aggiornamento del sistema Top Of The Music ad un mercato in continuo cambiamento rispecchia la nostra volontà di accogliere tale cambiamento nel tentativo di rappresentarlo nel modo più fedele possibile senza svalutare le scelte operate dagli ascoltatori, ma piuttosto attraverso un modello che pur rispettando le diverse possibilità di accesso alla musica riesca a valorizzare le scelte di ascolto più consapevoli", ha commentato al proposito l'ad di FIMI, Enzo Mazza, che questa mattina - giovedì 14 dicembre - ha introdotto la stampa alla novità alla presenza del presidente di PMI Mario Limongelli, del fondatore di ArtistFirst Claudio Ferrante, e dei presidenti delle tre major Andrea Rosi (Sony Music Italia), Alessandro Massara (Universal Music Italia) e Marco Alboni (Warner Music Italia).

"I cambiamenti non devono essere visti con sospetto", ha spiegato Rosi: "La classifica è la borsa valori del nostro mercato: non vogliamo demonizzare i consumi su YouTube e sulle piattaforme free, ma semplicemente fotografare il meglio il valore del comparto nel quale operiamo".

"Stiamo vivendo il nuovo mondo della discografia", ha aggiunto Massara: "Sono molto felice che major e indipendenti siano restate unite nell'elaborare questi cambiamenti: un'industria, per funzionare, deve essere unita. La discografia italiana è più avanti di molte altre: spesso siamo dei prime movers, e dall'estero ci guardano con ammirazione. Quella che abbiamo intrapreso è la direzione giusta".

"Nessuno di noi ha paura del futuro", ha dichiarato Alboni: "E nessuno considera lo streaming uno spauracchio. Con questo nuovo modello di elaborazione delle chart diamo valore agli artisti e alla musica che producono. In Italia c'è tanta buona musica prodotta da giovani, e tutti noi siamo qui per sfidarci al fine di migliorare costantemente".

"Sostengo questo cambiamento per difendere l’impatto delle economie dell’industria musicale sugli imprenditori che oggi investono in nuovi artisti", ha dichiarato Ferrante: "Da gennaio le classifiche saranno completamente diverse, più aderenti alla realtà delle cose e capaci di supportare il valore che ha la musica".

La revisione quadrimestrale della conversion rate verrà vagliata a seconda dei dati che GFK - società alla quale FIMI ha appaltato i rilevamenti - fornirà al consiglio direttivo della Federazione Industria Musicale Italiana, che, collegialmente, deciderà di alzarla in caso di espansione del comparto streaming o abbassarla nella poco probabile - almeno stando ai dati degli ultimi anni - eventualità contraria. In ogni modo, la conversion rate che verrà applicata a partire da gennaio è allineata a quella applicata dai paesi scandinavi, che per primi si sono confrontati con il fenomeno dello streaming.

Il rischio di manipolazioni, spiega Enzo Mazza, è scongiurato dai "caps", le soglie applicate "a monte" dalle piattaforme di streaming musicale che autoescluderanno dal rilevamento ascolti superiori a 10 per utente e eventuali interventi di bot atti a distorcere il fisiologico andamento degli stream.

Nessuna preclusione nei confronti di YouTube, a patto che risolva il nodo del value gap e debutti - come vogliono le recenti indiscrezioni - come piattaforma streaming a pagamento: nel caso Remix debba effettivamente entrare in funzione entro la metà del prossimo anno, anche il servizio della controllata di Google verrà regolarmente incluso nel panel di rilevamento.

La classifica annuale che FIMI diffonderà nei primi giorni di gennaio includerà retroattivamente anche gli streaming (secondo, però, il vecchio modello, che accorpava quelli free a quelli premium), che nelle chart di vendita italiane sono stati conteggiati solo a partire dallo scorso mese di luglio.