Milano, apre la mostra 'Revolution - Musica e ribelli 1966 - 1970, dai Beatles a Woodstock'

Milano, apre la mostra 'Revolution - Musica e ribelli 1966 - 1970, dai Beatles a Woodstock'

Aprirà i battenti domani, sabato 2 dicembre, alla Fabbrica del Vapore di Milano, "Revolution - Musica e ribelli 1966 - 1970, dai Beatles a Woodstock" (biglietto intero 16 euro, ridotti a 14 e 10 euro), allestimento italiano della mostra "You Say You Want a Revolution? - Records and Rebels 1966-1970" già presentata nel dicembre del 2016 al Victoria and Albert Museum di Londra: organizzata dalla stessa società che curerà "Their Mortal Remains", l'esposizione definitiva sui Pink Floyd che verrà inaugurata il prossimo 19 gennaio al MACRO di Roma, la mostra ospitata dallo spazio meneghino - che resterà aperta fino al prossimo 4 aprile - offre uno squarcio su quello che fu uno dei periodi socialmente e artisticamente tra i più fervidi del secolo scorso, alternando memorabilia musicali di culto - alcuni abiti di scena dei Beatles, il pedale fuzz di Jimi Hendrix e una serie di strumenti appartenuti a Who e altri - a elementi tipici dell'iconografia del periodo, come i manifesti di protesta dei movimenti pacifisti americani o le locandine che venivano affisse a Parigi durante il maggio francese. Non mancano, però, robusti innesti italiani, il cui inserimento nella pianta della mostra è stato curato da Fran Tomasi, storico promoter italiano che quegli anni li visse in prima persona.

"Del resto il titolo originale - che cita i Beatles - è 'Hai detto che vuoi la rivoluzione?', e questa mostra è la risposta: eccola", spiega Tomasi, coinvolto nell'operazione come consulente: "I curatori hanno molto puntato sulla beat generation e sulla swinging London, che è un momento di presa di coscienza e cambiamento culturale, ma noi, come curatori della sezione italiana, abbiamo inserito alcuni elemento riguardanti la moda, i club, e la protesta. In Italia, a differenza di altri paesi, il '68 è sfociato in una decina di anni belli tosti. Da noi la rivoluzione c'è stata davvero, e parlo di quelle riuscite, dalle leggi sul divorzio e Basaglia allo statuto dei lavoratori, non alle degenerazioni violente che purtroppo tutti conosciamo".

Dalla "rivoluzione" allestita alla Fabbrica del Vapore restano fuori alcune facce - la Factory Andy Warhol e soprattutto i Velvet Underground, contraltare decadente dell'epopea gioiosa o colorata che rimbalzava tra la West Coast e il Tamigi - anche se il rimpianto di Tomasi è non essere riuscito ad approfondire maggiormente la sezione italiana dell'esposizione: "Avrei citato molto volentieri il movimento beat italiano, che ha aperto la strada a figure di primissimo piano come De André, Guccini, Lolli e molti altri. E' un patrimonio enorme, che meriterebbe un'altra mostra, esclusivamente dedicata. Tirando le somme, per rispondere alla domanda posta dal titolo originale della mostra, 'You Say You Want a Revolution?', potrei dire che sì, l'abbiamo voluta, la rivoluzione, e un po' siamo anche riusciti a farla. La speranza è di riuscire a farne un'altra".

Tomasi, alla Fabbrica del Vapore, avrebbe dovuto ospitare nel 2014 la prima mondiale di "Their Mortal Remains", la mostra definitiva sulla band di "The Madcap Laughs" che non senza polemiche fu poi dirottata proprio al Victoria and Albert Museum di Londra, per poi tornare a partire dal prossimo gennaio al Macro di Roma. "Le notizie su una causa tra la nostra società che avrebbe dovuto organizzarla e i Pink Floyd sono false", ha precisato Tomasi riguardo a quanto riferito dal Telegraph nel settembre del 2015: "Semplicemente, il giudice ha definito legalmente la chiusura del contratto tra le società coinvolte, ma nessuna causa legale, né da una parte né dall'altra, è mai stata intentata". Al momento, non è chiaro se i biglietti emessi e non rimborsati per la mancata edizione milanese di "Their Mortal Remains" possano essere commutati per quella romana in apertura tra poco più di un mese.

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