King Krule, l’enfant prodige torna a Milano. La recensione e la fotogallery del concerto ai Magazzini Generali

 King Krule, l’enfant prodige torna a Milano. La recensione e la fotogallery del concerto ai Magazzini Generali

Il ritorno di King Krule, al secolo Archy Marshall, nella Penisola si consuma ai Magazzini Generali di Milano tra un pubblico intimo ma fitto fitto. Ieri sera, 28 novembre, è stata la seconda volta che è passato dalla città meneghina con la sua band, a distanza di tre anni dalla tappa che aveva fatto conoscere l’enfant prodige della periferia sud di Londra al popolo indie del Magnolia. Mr Marshall arriva caldo della sua ultima fatica discografica, “The OOZ”, che - anche se un po’ troppo lungo, anche se un po’ troppo confuso - ha comunque confermato il 23enne Re rosso come una delle figure più interessanti in circolazione.

Sul palco Archy Marshall è esattamente come ce lo aspetteremmo: canta a mento alto, strascica parole che sciogliamo a stento, lancia grida gutturali e lascia che la chitarra gli dondoli al collo. Con lui, sulla scena, un gruppo giovanissimo lo segue nella furia di un’esecuzione che dura poco più di un’ora: il ragazzo è ancora in erba, ha all’attivo due dischi soltanto – non di facilissimo ascolto - a cui attingere e non si concede mai troppo. In realtà King Krule avrebbe alle spalle anche un EP non indifferente e qualche lavoro uscito sotto altro nome, ma sorvola, concentrandosi su “6 Feet Beneath The Moon” e “The OOZ”. Trattenuto anche nel bis, che è una sola canzone, “Out Getting Ribs”, Archy Marshall è asciutto e aspro, come la sua musica. Il sassofono, componente chiave delle sue architetture jazz, non sempre ha il giusto spazio, spesso coperto dagli strumenti da prima linea. La stessa voce di King Krule, già complessa da decifrare, a volte perde la sua centralità, sovrastata dalle distorsioni e dalle schitarrate.

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“Stasera siamo tutti rossi!”, gli grida qualcuno. Lui, ovviamente, non capisce. E a dir la verità anche noi del pubblico non capiamo granché le poche espressioni che ci rivolge con accento marcato e cadenza biascicata. Ogni tanto lancia un “grazie”, ma non è uomo di molte parole. Preferisce che a raccontarlo siano i suoi testi e le sue movenze ciondolanti ed eccentriche. Nella costruzione della scaletta alterna canzoni dell’ultimo “The OOZ” - “The Locomotive”, “Dum Surfer”, “Emergency Blimp”, “Half Man Half Shark”, “The Ooz” - a brani del disco precedente, come “Easy Easy”, “Has This Hit?”, “Ceiling”, “Baby Blue”, “A Lizard State”, “Out Getting Ribs”. Poi ci sono la sempre amata “Rock Bottom”, uscita come singolo lo scorso 2012, e l’altro classico prediletto da Marshall nei live, “Little Wild”, bonus track dell’edizione giapponese di “6 Feet Beneath The Moon”.

Quello di King Krule non sarà un concerto perfetto, ma porta con sé tutta la freschezza di chi sembra appena uscito dalle prove in una cantina pieno di idee. Nel passo traballante e nei vestiti sformati di un figlio del punk, si nascondono canzoni raffinate e selvagge, che dal vivo mostrano ancor più che su disco tutte le potenzialità di un autore sul quale le aspettative sono già alle stelle.

di Erica Manniello

Scaletta:

Has This Hit?

Ceiling

Dum Surfer

A Lizard State

Midnight 01 (Deep Sea Diver)

The Locomotive

Rock Bottom

Little Wild

Emergency Blimp

The Ooz

Half Man Half Shark

Baby Blue

Easy Easy

 

Bis

Out Getting Ribs

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