Cesare Cremonini presenta “Possibili scenari”, il suo album più ambizioso. “Mi hanno chiesto: vuoi fare un figlio? Ho risposto: no, voglio fare San Siro” – VIDEOINTERVISTA

Cesare Cremonini presenta “Possibili scenari”, il suo album più ambizioso. “Mi hanno chiesto: vuoi fare un figlio? Ho risposto: no, voglio fare San Siro” – VIDEOINTERVISTA

“Viva il nuovo che avanza”, scherza Cesare Cremonini alzando uno dei due 33 giri che compongono l’edizione in vinile del nuovo album “Possibili scenari”. Anticipato dal singolo “Poetica”, una scommessa vinta con una canzone atipica per gli standard del pop italiano, il disco esce il 24 novembre, data cruciale per le uscite natalizie, “affollata come la partenza di un gran premio di Formula 1”, spiega Alessandro Massara, presidente di Universal. “Possibili scenari” è un disco vario e ambizioso, molto curato, in cui il cantautore bolognese si ripresenta al pubblico come artista maturo e coraggioso. In ballo ci sono anche quattro concerti negli stadi nel giugno 2018 e, prima o poi, qualcosa per il ventennale di “Squérez” dei Lùnapop, che cadrà nel 2019. “Adoro quell’ingenuità, il ragazzo che cantava ad occhi chiusi, inconsapevole del guaio in cui si era cacciato”.

Due anni fa Cesare Cremonini ha finito un tour “lungo e faticoso”. Per la prima volta in vita sua ha avuto un attacco di panico. “Colpa dello stress. Un amico pensò a uno svenimento e mi mise in bocca dello zucchero… era sale”. Il cantante decise perciò di prendersi una vacanza con la sua ragazza, dicendole che avrebbe passato un anno a rilassarsi e immergersi nuovamente nella vita. Durante il viaggio vide il film su Brian Wilson “Love & mercy”. “Dopo aver visto rappresentate le session di ‘Pet sounds’ dei Beach Boys, sono stato rapito dall’idea di immergermi completamente in un’opera influente. Quel film mi ha costretto a entrare in studio. Tornato dalla vacanza ho detto alla mia ragazza: vado a vedere se allo studio è tutto ok. Ci sono rimasto due anni”. “Possibili scenari” è frutto di un lungo processo di scrittura con il co-autore Davide Petrella (candidato a Sanremo 2018) e di registrazione con il produttore Walter Mameli. Si fa un grande uso di strumenti reali, fra cui archi e fiati. “Quando è uscito ‘Poetica’, Jovanotti ha scritto: ti ammiro, perché hai portato la musica in un luogo dove possiamo pensare che sia arte. Forse è troppo, ma questo disco è il frutto del coraggio di fare questo mestiere”.

Alzare l’asticella è l’espressione che Cremonini usa nel descrivere l’album. “È una regola di vita, quella di migliorarsi. Walter ha prodotto il disco e l’ha difeso in primis da me e dalla mia insicurezza nel riempire quel grande cruciverba di canzoni che è un album”. Un’altra parola che usa è trampolino, come quello da cui ci si butta di sotto. “‘Poetica’ mi spaventava, mi rendevo conto che stavo alzando il trampolino da cui mi stavo per lanciare. Il pubblico mi ha restituito gratitudine. Vuol dire che c’è ancora spazio per canzoni basate su scrittura e melodia. Alla fine mi sono lanciato da quel trampolino e ho provato l’ebbrezza del coraggio. È un’esperienza che consiglio a chiunque faccia il mio mestiere”. La terza parola che Cremonini usa è responsabilità, verso se stesso e la propria professione. Lo spiega parlando del video di “Poetica” diretto da Gaetano Morbioli dove per una volta interpreta se stesso, un cantante insomma, e non un personaggio di fantasia. “Forse prima fuggivo dal mio ruolo, ma ho smesso di essere codardo. Avevo voglia di essere uomo di fronte al mio mestiere e ho messo dinnanzi a ogni cosa la volontà di essere onesto e sincero”. È uno dei motivi per i quali sulla copertina compare solo il cognome Cremonini e non il più confidenziale Cesare: “Era giusto metterci il cognome, questo è un lavoro solitario e difficile, di grande impegno”.

“Possibili scenari” è intriso da una lieve nostalgia non solo nei testi, alcuni dei quali raccontano di amori finiti, ma anche nelle musiche. “L’intento è consolatorio”, spiega Cremonini. “Ho lavorato all’album con un grande schermo sopra la testa sintonizzato su Sky TG24”. Le notizie, spiega, mettevano ansia e l’album si intitola “Possibili scenari” proprio per riflettere una visione non del tutto rassicurante del presente e del futuro. “C’era bisogno di trovare un’isola di consolazione, quasi immaginifica, che mi potesse portare lontano. E quell’isola erano gli anni ’60. Registrare cori alla Beach Boys non è un esercizio di stile, significa respirare un’atmosfera. Ho voluto ricercare quei sapori non come fuga dalla realtà, ma per rimettere in circolo delle sensazioni. Non è nostalgia, è una reazione allo smarrimento. Anzi, la parola giusta è pericolo”.

L’attualità è entrata nell’album ad esempio in “Kashmir-Kashmir”, un pezzo dal sapore disco anni ’70 che racconta l’impatto con la nostra società di un rifugiato che ama ballare. “La si può facilmente fraintendere e trasformarla in una canzone che cerca di puntare i riflettori sulle difficoltà dei giovani che arrivano da noi oppure in un pezzo sull’integrazione. La frase chiave la dice questo ragazzino che viene da un mondo difficile: ‘Il giorno del Signore qui è sempre venerdì’. Riflette sul fatto che attraversiamo una crisi di valori e di identità dalla quale è facile fuggire dando la colpa agli altri e non a se stessi”. Un’altra canzone destinata forse a diventare singolo è “Nessuno vuole essere Robin”, che Cremonini definisce la sua nuova “Marmellata #25”. “È sul nostro mutismo, sull’incapacità di fare esplodere sofferenze, dolori, fatiche dell’anima che inevitabilmente fanno parte della vita. Il protagonista sono io, siamo tutti esposti alla solitudine”.

In giugno Cremonini porterà “Possibili scenari” negli stadi. Per ora sono previste quattro date: il 15 giugno allo Stadio Teghil di Lignano, il 20 allo Stadio San Siro di Milano, il 23 all’Olimpico di Roma, il 26 al Dall’Ara di Bologna. Il cantante lo racconta come un sogno diventato realtà. “Ho cominciato a fare questo mestiere dopo aver visto Freddie Mercury a Wembley. Per me stadi significa grandi concerti. Non ho intenzione di invitare il pubblico a una mia celebrazione, voglio entrarci da musicista. Sarà splendido sentire San Siro cantare l’‘abbracciami’ di ‘Poetica’. Non è romanticismo mieloso, è una canzone e le canzoni sono sostanze naturali betabloccanti, sono vitamine. Amo il calcio e la musica, quindi l’Olimpico e San Siro rappresentano qualcosa di più di semplici luoghi di concerti. Quando poi penso al Dall’Ara, ha un enorme valore simbolico per me. Penso a mio padre che a 94 anni mi vedrà cantare allo stadio. Questo tour ha a che fare con la voglia di misurarsi coi propri sogni. Non mi posso più nascondere dietro ai palasport”.

Quando gli si chiede quale sia il suo rapporto con le donne che ha cantato nelle canzoni, spiega fra il serio e il faceto che “un giro sui colli non glielo nego, con una canzone pronta per loro”. La penultima traccia dell’album è dedicata idealmente a una ex. Si intitola “Al tuo matrimonio”, è ispirata al film di Mike Nichols “Il laureato” e vede Cremonini presentarsi ubriaco alle nozze della propria ex. Non per riprendersela, ma per rovinarle il grande giorno. “È un momento di leggerezza, è quel che mancava all’album. La mia condizione di uomo è difficile: i miei amici sono quasi tutti sposati, alcuni sono al secondo figlio. L’ultima volta che una ragazza mi ha chiesto ‘Vuoi fare un figlio?’, io ho risposto: no, voglio fare San Siro”.
(Claudio Todesco - videointervista di Gianni Sibilla)

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