Da riscoprire: la storia di "Jet lag" della PFM

Da riscoprire: la storia di "Jet lag" della PFM

Un aereo di carta vola nel cielo azzurro. È la copertina di “Jet lag”, l’album che chiude l’avventura americana della PFM. Il titolo, che si riferisce al “mal di fuso orario” tipico dei viaggiatori, è quanto mai azzeccato. È il 1977 e il gruppo milanese sta infatti cercando di conquistare il mercato americano. Il jet lag provato dai musicisti non è solo quello provocato dai voli intercontinentali, è anche figurato, è lo shock culturale sperimentato girando gli Stati Uniti in concerto. Quest’anima divisa in due emerge dai pezzi dell’album dove il gruppo non rinuncia del tutto alla sua italianità e alle influenze prog inglesi, ma s’avventura in territori della fusion, la miscela ad alto tasso tecnico di jazz e rock praticata in quegli anni dai Weather Report, dai Return To Forever di Chick Corea, dalla Mahavishnu Orchestra di John McLaughlin.

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Grandi cambiamenti sono in atto. La PFM è reduce dalla pubblicazione di “Chocolate kings”, l’album in cui la formazione è stata riorganizzata con Bernardo Lanzetti alla voce e ha lanciato l’assalto all’America, finendo per alimentare polemiche per le prese di posizioni pro Palestina, per la copertina dove la bandiera americana è usata come carta per avvolgere una tavoletta di cioccolato, per i testi critici con la presenza “colonizzatrice” degli Stati Uniti. La formazione subisce un altro scossone con l’abbandono del polistrumentista Mauro Pagani alla fine di un tour inglese. La PFM non demorde e rilancia, continuando a rivolgersi al mercato anglo-americano.

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