Black Sabbath: l'intervista esclusiva con Geezer Butler

Black Sabbath: l'intervista esclusiva con Geezer Butler

I Black Sabbath non esistono più come entità operativa, ma non saranno mai dimenticati. Nonostante un tour di addio, il ritiro dalle scene (con tanto di film documentario che immortala il live finale), questa band ha lasciato troppi "segni" nella storia della musica rock estrema per cadere nel proverbiale dimenticatoio.

Ciò che Ozzy, Tony Iommi, Geezer Butler (e Bill Ward, nella formazione originale) hanno lasciato ha un valore incommensurabile e ha cambiato il corso del rock in più di un verso. E, per mantenere viva la fiamma abbiamo fatto una breve chiacchierata con Geezer Butler, bassista del gruppo, in occasione del film "The end of the end". Ecco ciò che ci ha raccontato...

Il film “The End Of The End” è davvero un bel documento. Come ti sei sentito quella sera, sul palco, sapendo che era l'ultima volta coi Black Sabbath?
Devo dire che è stata una nottata "agrodolce": ero felice del fatto che lasciassimo le scene in un momento di grazia, ma triste perché era il nostro ultimo show in assoluto. Prima di salire sul palco ero molto nervoso, come del resto mi è sempre successo quando abbiamo suonato nella nostra città natale, Birmingham. Ma sono felice che tutto sia andato per il meglio e probabilmente abbiamo suonato il miglior concerto di tutto il nostro tour di addio. I fan, poi, quella sera sono stati incredibili: ci hanno fatto dare il meglio.

Come è stato, dopo tanti anni, andare nuovamente in tour con Ozzy e Tony?
C'era un'ottima atmosfera. Ci incoraggiavamo a vicenda, ma al contempo ognuno di noi amava godersi i propri spazi e la propria privacy quando non eravamo sul palco assieme.

Hai qualche progetto in ballo, a livello musicale, al momento? Sembra impossibile che i Black Sabbath siano finiti... dobbiamo rassegnarci?
Da qualche tempo mi sono messo ad ascoltare tutte le idee che ho buttato giù negli ultimi anni. Se sentirò di avere abbastanza materiale solido, potrei incidere un album. Comunque mi piace molto scrivere canzoni, è il mio hobby, per cui sono sempre preso da esperimenti vari nel mio home studio. Per quanto riguarda i Sabbath, no: non ci sono piani di alcun genere a livello musicale.

So che sei vegetariano praticamente da sempre e sei poi passato a un regime alimentare vegano. Cosa ti ha spinto a questo passo?
Sono vegetariano fin da quando ero bambino. Quando ero in tour ho capito che normalmente tutti credevano che un vegetariano mangiasse un sacco di uova, formaggio, burro... quindi ho fatto il passo verso la dieta vegana per far capire chiaramente che no: non mangiavo neppure uova e latticini. Tutto è cominciato quando, da bambino, mi misero nel piatto un pezzo di carne e tagliandolo vidi che sanguinava. Mi resi conto che proveniva da un animale morto e la cosa mi fece ribrezzo. Da quel momento non ho mai più mangiato carne. Il pensiero di ingerire carne che si decompone mi repelle.

E' difficile essere vegano, lavorando nel mondo del rock?
Una volta lo era, soprattutto quando ero in tour. Ora, fortunatamente, i servizi di catering sono molto più comprensivi e illuminati. Ma soprattutto all'inizio, quando ero in giro a suonare sono sopravvissuto mangiando quintali di patate al forno e nient'altro.

Cucini? Qual è il tuo piatto vegano preferito?
A dire il vero cucino molto raramente. Però mi piace molto il formaggio vegan. E anche la torta salata di patate.

E' noto che sei un grande fan dell'Aston Villa e del football. Conosci qualche squadra italiana?
In realtà non seguo squadre che non siano del campionato inglese, se non quando qualche squadra inglese gioca partite di Champions League. Conosco le squadre italiane più grandi - non potrebbe essere diversamente - come Inter, Milan, Juventus, Roma etc., ma non ho una preferita.

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