Mauro Pagani racconta la sua nuova colonna sonora, "Riccardo va all'inferno". VIDEO

Mauro Pagani racconta la sua nuova colonna sonora, "Riccardo va all'inferno". VIDEO

Si intitola “Riccardo va all’inferno” il nuovo film della regista Roberta Torre (“Tano da morire”, “Sud Side Stori”), che sarà presentato  in anteprima mondiale al prossimo Torino Film Festival, nella sezione fuori concorso After Hours. E’ annunciato come “un musical dark e psichedelico”, è interpretato da Massimo Ranieri e Sonia Bergamasco (nel cast anche Antonella Lo Coco, che ricorderete nella quinta edizione di X Factor”), ed è una rivisitazione del “Riccardo III” di William Shakespeare.
Le musiche e le canzoni originali del film sono di Mauro Pagani, che abbiamo incontrato per parlarne.


Il tuo è un ritorno sul luogo del delitto: con Shakespeare avevi già avuto a che fare parecchi anni fa, con “Sogno di una notte d’estate”, lo spettacolo teatrale di Gabriele Salvatores del 1981 che diede origine due anni dopo anche al film dallo stesso titolo.
“Allora avevo affrontato quel compito con molta incoscienza, senza sapere come si fa a scrivere una colonna sonora; per lo spettacolo avevo scritto dei brani che venivano coreografati e ballati dagli attori del Teatro dell’Elfo. Quando poi Salvatores girò il film, riscrissi in gran parte tutti i brani. Erano canzoni: quelle usate in teatro erano cantate in gran parte da me, in veste di attore, o dagli attori della compagnia, molti dei quali proprio non sapevano cantare. Le musiche erano tutte mie, i testi erano stati scritti insieme a Salvatores, che mi aveva dato dei canovacci tratti da Shakespeare. Per il film riscrissi quasi completamente la colonna sonora: dei dieci titoli inclusi nel disco della prima, in quello della seconda – che conteneva 12 titoli - ne rimasero solo due, ‘Noi siamo il buio’ e ‘Good morning’. Per la seconda colonna sonora scrissi fra l’altro ‘La luna’, insieme a Gianna Nannini, che la cantava nel film

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e cantava anche ‘Lontano’ – infatti tutte e due le canzoni sono firmate anche da lei.
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Di entrambe le colonne sonore venenro pubblicati gli album; il primo uscì a nome mio, su etichetta Fonit Cetra, e lo registrammo al Castello di Carimate. E fu in quell’occasione che conobbi Fabrizio De André; l’avevo già incontrato, in precedenza, ma mentre registravo la colonna sonora in uno degli studi, lui stava registrando ‘L’Indiano’ nell’altro studio. In uno studio residenziale com’era il Castello di Carimate, dove si abitava durante il periodo della registrazione di un disco, ci si frequenta, e noi diventammo quasi amici proprio là – poi mi chiamò per quello che sarebbe diventato ‘Creuza de ma’”. La colonna sonora del film, invece, la producemmo insieme io e Conny Plank, che allora era il manager di Gianna Nannini, registrandola in Italia e poi mixandola nel suo studio in Germania”.


E quindi, quando 34 anni dopo, e (per te) dieci colonne sonore dopo, Roberta Torre ti ha chiesto di scrivere le musiche per “Riccardo va all’inferno”...
“L’ho fatto con un approccio completamente diverso rispetto ad allora, naturalmente. Ho preso il compito molto seriamente. Ci ho impiegato qualche mese. Per i musical – e questo è un musical rock surreal punk - il primo che deve lavorare è l’autore della colonna sonora. La regista aveva le idee chiare, s’intende, ma non aveva idea delle musiche che le avrei portato. Mi aveva dato una sceneggiatura, e io ho scritto dei pezzi, ma a Roberta – prima dell’inizio delle riprese – avevo fatto solo leggere i testi. Naturalmente, Massimo Ranieri, che già sapeva che sarebbe stato l’interprete del film, sapeva anche che le musiche le avrei scritte io. L’incarico me l’ha dato, in accordo con Roberta Torre, Paolo Guerra, produttore del film, con il quale avevo già lavorato per le musiche del film di Aldo, Giovanni e Giacomo ‘Fuga da Reuma Park’. Ma mentre scrivevo avevo già in mente di indurre Massimo Ranieri a cantare in un modo per lui inedito, lontano dal melodismo del suo stile abituale, e lontano anche dalla canzone napoletana sulla quale abbiamo tanto lavorato insieme lui e io”.

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Avendo ascoltato la colonna sonora, posso confermare che Ranieri è quasi irriconoscibile, nella voce così come nell’immagine che ha nel film. E’ un Ranieri quasi blues, un Ranieri un po’ Tom Waits... Come mai hai scelto questo approccio?

“Il film è una dark comedy, un’opera rock, ed ero convinto che – essendo fra l’altro ambientata ai giorni nostri, anche se è un presente poco connotato, quasi distopico – quel tipo di interpretazione vocale fosse quello giusto. Tanto che, appunto, dopo aver sentito le canzoni, la regista ha chiesto a Massimo di usare quell’approccio anche nella recitazione. Poteva esserci il rischio che Massimo, essendo un grande attore ‘di impostazione’, recitasse impostato; invece è stato portato fuori da quella che adesso chiamano ‘comfort zone’, e secondo me ha offerto una prestazione superlativa, sia come attore sia come cantante”.


Non tutte le canzoni, però, sono cantate da Massimo Ranieri; oltre a un suo duetto con Antonella Lo Coco c’è anche un brano nel quale mi pare di aver riconosciuto la tua voce...
“Sì, mi sono tenuto da cantare quella canzone perché mi piace troppo – anzi, avevo avuto la tentazione di conservarmela per il mio prossimo disco...”


A proposito: la colonna sonora uscirà su disco?
“Al momento non è previsto; ci sarà una tiratura limitata in vinile. Ma vediamo come andranno le cose: non escludo che, prima o poi, si decida di farla uscire anche su CD”.

Franco Zanetti

 

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