Arriva “The Rolling Stones – On Air”: i tecnici di Abbey Road raccontano come funziona la nuova tecnologia del “de-mix”

Arriva “The Rolling Stones – On Air”: i tecnici di Abbey Road raccontano come funziona la nuova tecnologia del “de-mix”

Poco prima che la British Invasion diventasse realtà, tra il 1963 e il 1965, i Rolling Stones furono habitué degli studi della BBC, partecipando dl vivo ai loro migliori programmi (tra cui ‘Top gear’ e ‘Saturday club’, ‘Rhythm and blues’ e ‘The Joe Loss pop show). “The Rolling Stones  - On air”, disponibile come standard CD (18 brani) e in versione deluxe (sia come doppio CD sia come doppio vinile 180 grammi - 32 brani) – è il risultato di un’opera di cernita e selezione di molte di quelle performance, avvenute tra il 1963 e il 1965: la notizia è che in questo caso a fare la differenza rispetto al tipico sforzo da archivio è il trattamento tecnologico al quale il suono è stato sottoposto negli Abbey Road Studios.

Grazie al sistema “de-mix”, o de-mixaggio, i tecnici audio possono destrutturare un brano nelle sue linee essenziali e creare sostanzialmente non solo nuovi master ma, fatto inedito, nuovi mix. Le registrazioni possono essere destrutturate separando ogni suono sia che si tratti di incisioni mono sia multitraccia. Operando sul bilanciamento e i livelli di strumenti e voci, riequalizzando e re-mixando la registrazione, i pezzi dell’album quasi risorgono a nuova vita. Ne abbiamo parlato con James Clarke e Lewis Jones, a capo del team che a Abbey Road ha seguito il progetto.

“Abbiamo trovato il processo di de-mixing molto elettrizzante, passando dalle fasi di consultazione e ricerca forense del materiale – grazie alle nostre fonti e alla nostra esperienza in archivio - prima di progettare quelli che chiamiamo “modelli di sorgenti audio” che occorrono per impostare il de-mixaggio e passare all’effettiva separazione degli audio”.

Ci sono 32 brani sparsi tra tre anni di esibizioni alla BBC: come avete iniziato il lavoro?

“Il primo pezzo su cui abbiamo messo mano è stato “Satisfaction”: qui, ad esempio, la voce e la batteria non erano molto prominenti e abbiamo sperimentato per cercare di enfatizzare alcune dinamiche e suoni. Questa tecnologia permette agli ingegneri del suono di utilizzare strumenti precedentemente indisponibili…”

Un pezzo mono…

“Con il mono, che presenta limiti oggettivamente forti, prima potevano arrivare a rimasterizzare, mentre oggi possiamo smontare e remixare da capo. E’ importante: considerando che la qualità di ogni brano era molto variabile, infatti, abbiamo potuto trattare ciascuno di essi in maniera diversa. Abbiamo riscontrato che lo stato del mono con cui le canzoni erano state registrate fosse così soddisfacente che provare a renderlo stereo ci sembrava superfluo, e non l’abbiamo fatto.”

Avete trovato qualche chicca inattesa smontando e ristrutturando i brani?

“In termini di suono non possiamo dire di avere scoperto qualcosa che prima non si percepiva, ma non era questo il focus. Al contrario, abbiamo potuto concentrarci sulla ripulitura del suono stesso, dato che buona parte del materiale non era all’altezza per le condizioni in cui era stato registrato all’epoca e molto di esso suonava sbilanciato. Separando strumenti e tracce cii siamo trovati a disporre di nuove munizioni rispetto al passato ed abbiamo potuto migliorare il bilanciamento nella strumentazione: il de-mixing consente infatti di intervenire in maniera mirata sui singoli livelli di equalizzazione, operando su uno mentre si ignorano tutti gli altri. Pensate solo cosa comporta potere agire sui bassi senza che questo impatti negativamente su percussioni e voce…”.

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