Elio e Rocco Tanica raccontano ‘Spamalot’ al Teatro Nuovo di Milano: 'Elio e le Storie Tese, un gruppo 'fluido' come i Monty Python'

Elio e Rocco Tanica raccontano ‘Spamalot’ al Teatro Nuovo di Milano: 'Elio e le Storie Tese, un gruppo 'fluido' come i Monty Python'

Il “primo vero incontro” di Elio con i Monty Python si è consumato con l’abito di Re Artù, protagonista del musical “Spamalot”, liberamente, anzi “amabilmente”, come riporta la locandina, tratto dall’eponima versione teatrale di Eric Idle, che trae ispirazione dal precedente film “Monty Python e il Sacro Graal” del gruppo comico britannico. Il frontman degli Elio e le Storie Tese, che interpreterà il leggendario condottiero, ne parla come di “una specie di punto di arrivo, come si suol dire”, considerando che il gruppo di comici è da sempre nel suo “gotha personale”. Insieme a lui, alla presentazione dello spettacolo alla stampa al Teatro Nuovo di Milano - dove il musical, con la regia di Claudio Insegno, debutterà il prossimo 17 novembre, per poi spostarsi negli altri teatri d’Itala - c’è anche un altro degli Elii coinvolto nel progetto, Rocco Tanica, che si è occupato della traduzione e dell’adattamento del testo inglese originale. “Quando io e Rocco ci siamo lanciati nell’avventura sapevamo che sarebbe stato un rischio” - racconta Stefano Belisari, alias Elio – “fin’ora è andata bene: abbiamo messo in scena lo spettacolo durante le prove e il pubblico non solo era numeroso, ma si è anche divertito. Adesso contiamo sul senso dell’umorismo del pubblico di Milano”. È facile immaginare che il connubio tra due degli Elii e i Monty Python non possa che essere un concentrato di comicità: “Fa così ridere che fa ridere anche noi sul palco. Quando non devo fare il re, mi metto a lato palco, guardo gli altri e rido”, ammette Elio.

L’impresa di rendere in italiano – per la prima volta - il testo dei Monty Python non è stata facile e la sfida è caduta tutta sulla spalle di Rocco Tanica, che si presenta: “Sono dell’acquario e ho questo temperamento artistico. Ma amo anche fare shopping e vedere gli amici”. Poi torna serio: “Il testo dello spettacolo è quello originale. Abbiamo cercato di non fare concessioni alla facile risata. A volte è stato davvero difficile da tradurre per la ricchezza di riferimento tipici alla storia e al mondo anglosassone. Ma per renderlo nella nostra lingua è necessario non considerarlo tale, perché le basi umoristiche sono le stesse a livello di cinismo, di sarcasmo, di politicamente scorretto. Ci sono un paio di momenti in cui abbiamo sofferto, chiedendoci come avrebbe funzionato una traduzione. C’è una battuta, ad esempio, sui personaggi di origine ebraica, che dice che non si può fare un musical se ci mancano gli ebrei. Da noi questo concetto degli ebrei come persone molto ricche non sempre è noto, ma abbiamo comunque voluto lasciare il testo tale e quale”. Poi Tanica ci ha messo anche del suo: “Citiamo Woody Allen, Scarlett Johansson e anche Padoa-Schioppa”.

È stato in primo luogo l’amore per i comici britannici a unire il regista Claudio Insegno a Elio e a Rocco, e a loro vanno i ringraziamenti: “Ringraziamo i Monty Python per non averci detto no, nel senso che non hanno detto nulla”, dice Elio spiegando che, in realtà, il copione dell’adattamento non ha ancora ricevuto l’ok da parte di Terry Gilliam & co., ma il silenzio è stato interpretato come un cenno di assenso. Sulla scrivania dietro la quale il cast sta seduto, campeggia la coppa del Sacro Graal – “Vorrei ringraziare anche la Chiesa Cattolica Romana per averci fatto portare il calice sul palco”, annuncia Rocco – e qualcuno chiede a Elio se si sia trovato a suo agio nella veste di ballerino: “Nell’imparare i balli sono stato facilitato perché io devo muovere solo le braccia, o al massimo gli avanbracci”, risponde. La parte di Re Artù, invece, l’ha subito fatta propria: “Mi trovo molto a mio agio nelle vesti di questo re che viene continuamente sputtanato e sbeffeggiato dagli altri ma lui resta sempre molto dignitoso e molto fermo”. La ricetta del felice incontro tra gli ideatori del progetto non è troppo dissimile da quella che lega tra loro gli Elio e le Storie Tese: “Funzioniamo perché litighiamo. Penso che quando si va d’accordo bisogna iniziare a preoccuparsi. Invece noi fin dal primo giorno ci siamo scontrati sul tema, come succede sempre a Elio e le Storie Tese. Come si vede, andiamo così d’accordo che ci sciogliamo”. Impossibile non parlarne: “Sul concerto definitivo del 19 dicembre a Milano il bello è non anticipare molto, però qualcosina almeno…sarà il più bel funerale che abbiate mai visto. Un concerto indimenticabile che cancellerà tutti gli altri”.

Stefano Belisari non ha mai avuto dubbi sul fatto che gli Elii non si perderanno, continuando a collaborare tra loro con modalità diverse rispetto al progetto Storie Tese: “Con gli Elii faremo sicuramente ancora qualcosa insieme, questo è certo. Dopo vedremo sotto quale forma”. Elio la definisce una “collaborazione fluida”, esattamente come quella che ha unito negli anni i Monty Python: “Il punto di contatto più evidente tra loro e gli Elii è il modo in cui collaborano. Hanno fatto tutti insieme tutto il ciclo delle puntate del Flying Circus sulla BBC, poi l’ultimo anno John Cleese è andato via, ma loro sono andati avanti come Monty Python. Anche quando hanno fatto i loro film, in realtà, non c’erano mai tutti insieme. È una collaborazione di questo tipo, molto fluida, che somiglia a quello che facciamo noi di Elio e le Storie Tese”. Gli Elii sono sempre stati tante cose insieme e sembra ormai chiaro che il 19 dicembre l’addio sarà soltanto a una parte di queste.

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