AC/DC, Jesse Fink riapre il caso della morte di Bon Scott. E della sostituzione Johnson/Rose dice: 'Così Young ha distrutto l'eredità della band'

AC/DC, Jesse Fink riapre il caso della morte di Bon Scott. E della sostituzione Johnson/Rose dice: 'Così Young ha distrutto l'eredità della band'

In occasione dell'uscita del libro "Bon: The Last Highway", accurata ricostruzione degli ultimi anni di vita di quello che fu il primo frontman degli AC/DC, Jesse Fink - giornalista londinese australiano d'adozione nonché tra le massime autorità mondiali sulla band di "Let There Be Rock" - ha concesso una lunga intervista a UltimateClassicRock, nella quale avanza ipotesi alternative riguardanti la morte di Bon Scott, che - secondo lo studioso - avrebbe avuto un ruolo molto più rilevante nella composizione di "Back in Black" di quanto riferito dalla vulgata comunemente accettata, che ha individuato nella scomparsa del frontman la fonte di ispirazione primaria nella composizione del disco.

Secondo Fink, le indagini sulla morte di Bon Scott sarebbero state svolte in maniera sommaria ed eccessivamente frettolosa. "Molti dei giornali che hanno riferito la notizia della sua morte non riportavano nemmeno il suo nome, perché dopotutto non era importate: all'epoca non era considerato così rilevamente come oggi, era solo un'altra rockstar morta". Anche la polizia, sostiene Fink, avrebbe preso sotto gamba il caso: "Gli aprirono lo stomaco, ci trovarono mezza bottiglia di whisky, e sul referto dell'autopsia scrissero: intossicazione dal alcol". Il cantante, invece, sarebbe stato vittima di un'overdose di eroina: "Gli esami del sangue [gli unici effettuati sulle spoglie di Scott, ndr] non sono affidabili: l'eroina viene metabolizzata molto in fretta, dopo l'assunzione. Avrebbero dovuto fare altri esami, e sono sicuro che le tracce di eroina sarebbero state rilevate. Invece dall'apertura delle indagini alla loro chiusura sono passate appena 72 ore".

Scott, all'epoca, stava passando un periodo difficile: "Era depresso, parlava seriamente quando diceva di voler lasciare la band. L'impressione che ho avuto, parlando con le persone che li hanno conosciuti in quel periodo, è che Angus e Malcolm Young non provassero granché nei suoi confronti. Per loro Bon era solo un altro degli impiegati che lavoravano per la loro società, così come lo è stato Brian Johnson. Loro hanno sempre pensato che chiunque non non si chiamasse Young, nel gruppo, fosse rimpiazzabile".

Eppure, nonostante tutto, Scott stava tenendo duro, in attesa della svolta definitiva. "Ho sempre avuto l'impressione che 'You Shook Me All Night Long' fosse una sua canzone", ha dichiarato Fink: "Non ci sono prove dirimenti, ma tutti quelli che li conoscono e che li hanno frequentati all'epoca la pensano come me. Doug Thaler, il booking agent americano del gruppo, che era un buon amico di Scott, mi ha sempre detto 'puoi scommetterci che 'You Shook Me All Night Long' sia di Bon'". Il testo del brano sarebbe stato finito da Scott poche ore prima di morire, durante la session in uno studio londinese che precedette la visita del frontman al club Koko (all'epoca Music Machine): "Quella sera chiamò Silver [Smith, la ragazza che era solito frequentare quando si trovava nel Regno Unito] e le disse: 'Silver, ho finito il testo. Viene, usciamo a festeggiare'". La fine è nota: poche ore dopo, Scott sarebbe stato trovato cadavere in una Renault 5 al 67 di Overhill Road, a East Dulwich, sobborgo a sud di Londra.

Ma sono davvero così spietati, i fratelli Young? "Non penso siano cattive persone", ammette Fink: "Solo hanno un'idea tutta loro di come trattare la gente. La verità è che gli AC/DC, specie negli ultimi anni, sono diventati qualcosa di più che un semplice gruppo: sono una ricchissima operazione commerciale guidata da due insensibili scozzesi/australiani". Tuttavia, Fink si è detto stupito di come sia stato trattato Johnson: "Fa impressione quanto poco ci abbia messo Angus a trovare un rimpiazzo [Axl Rose, ndr] e andare avanti. E' stato quasi istantaneo. Non gli ha detto 'fermiamoci un po', aspettiamo che tu stia meglio'. E il fatto che riguardo la vicenda Johson non abbia mai detto nulla la dice lunga".

Una cosa, questa, che secondo Fink "ha distrutto l'eredità del gruppo. [L'uscita di scena di Johnson] è stata gestita malissimo. E' molto triste, perché ero davvero convinto che avrebbero potuto andare avanti ancora per molti anni, ma alla fine ha mandato tutto a puttane".

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