Cristina D’Avena presenta ‘Duets’: ‘Voglio dimostrare che la mia musica la possono cantare tutti’ - VIDEOINTERVISTA

Cristina D’Avena presenta ‘Duets’: ‘Voglio dimostrare che la mia musica la possono cantare tutti’ - VIDEOINTERVISTA

Pensata per la prima volta a Sanremo 2016, l’idea di un disco di duetti con i big della canzone italiana per Cristina D’Avena è ora diventata ufficialmente realtà. Per presentare “Duets (Tutti cantano Cristina)”, che uscirà il prossimo 10 novembre e vede Cristina duettare con artisti quali J-Ax, Loredana Bertè, Michele Bravi, Emma Marrone, Elio e altri, la voce delle sigle dei cartoni animati più famosa d’Italia ha raccolto la stampa in un ristorante giapponese dove servono onigiri - quei triangolini di riso alla base delle merende di “Doraemon” che hanno segnato i pomeriggi di tanti bambini – e okonomiyaki, una frittata di farina, verza e uova che in “Kiss Me Licia” il papà della protagonista del cartone vende in un piccolo ristorante.

Cristina entra subito nel vivo dell’album: “I sedici artisti che hanno cantato con me mi hanno fatto capire che l’infanzia l’abbiamo attraversata tutti e che c’è tanta voglia di cantare queste canzoni. Scegliere la tracklist tra le 750 tracce che ho cantato non è stato facile. Abbiamo scritto le canzoni e proposto una scaletta di massima. Alcuni hanno detto subito di sì alle mie proposte, ma altri hanno chiesto di cambiare, perché erano più legati ad altre canzoni. Come dire no? Certo, ho dovuto sacrificare “David Gnomo”, “Batman”, “Memole”, “D’Artagnan”, “Denver”, “Robin Hood”, “Rossana”. Michela Bravi, ad esempio, voleva “I Puffi Sanno”. Elio voleva “Siamo Fatti Così”. Ho cercato di ascoltare le loro esigenze e i loro desideri”. Anche nell’arrangiamento, spiega, l’idea di fondo è stata quella di creare un brano su misura per il suo “nuovo” interprete: “’Piccoli problemi di cuore’, che è stata cantata da Ermal Meta, lo abbiamo riarrangiato avendo bene in mente lui e le sue caratteristiche. Ha dato la sua impronta e per me è uno dei brani meglio riusciti”.

Gli aneddotti sulla realizzazione del disco – che oltre a interpreti diversi ha anche arrangiatori diversi per le varie canzoni- non mancano, da Michele Bravi che le ha attaccato il telefono in faccia, convinto che fosse uno scherzo, a Loredano Bertè, che si è mostrata subito tra le più entusiaste del progetto: “Na sigla? Maddai! “Occhi Di Gatto”? Un altro colpo è stato fatto? Va bene!”. Per registrare la sua “Occhi Di Gatto”, racconta Cristina, “le sono bastati solo due take da quanto l’aveva cantata nei giorni precedenti”. Chiara, invece, voleva “Sailor Moon” perché da bambina voleva essere Sailor Moon, e voleva essere Cristina D’Avena”.

Non tutti gli artisti che la cantante bolognese avrebbe voluto nel disco, però, sono presenti all’appello. Uno, su tutti, è la croce di Cristina D’Avena: “Volevo Jovanotti perché lo adoro e sono convinta che qualcosa ci accomuni”. Ma Cristina cita anche Marco Mengoni, Laura Pausini, Il Volo e, tra quelli che considera “coetanei”, Fiorella Mannoia e Renato Zero: “Pensa che bello se Renato cantasse “Il Mistero Della Pietra Azzurra”?’”. Tra gli stranieri, invece, sollecitata dalle domande dei giornalisti, racconta che le sarebbe piaciuto avere Alvaro Soler, che alla fine non è riuscito a entrare nel progetto: “Le mie sigle sono arrivate anche in Spagna e lui conosceva “Johnny”. Stavamo quasi per chiudere, ma alla fine non ci siamo riusciti”.

I big che cantano in “Duets” sono cresciuti tutti con le canzoni di Cristina ed era giunto il tempo, come spiega lei stessa, di farli entrare nel suo mondo: “Era arrivato il momento di spaziare. A Sanremo i colleghi mi fermavano per parlarmi delle mie sigle e ognuno di loro aveva in mente il ricordo di un cartone. Così si è iniziato a parlare e ho chiesto loro se avessero mai avuto voglia di duettare con me e tutti mi dicevano che sarebbe stata una cosa bellissima. Tornata a Bologna, ho detto: proviamoci, e ho iniziato a chiamarli personalmente uno per uno”. Il risultato? I sedici “hanno ripercorso la loro infanzia e dato la loro impostazione artistica al brano. Ogni artista ha qualcosa da raccontare e ha scelto la canzone per un motivo. Ogni brano ha quel quid in più dove viene fuori l’artista che canta e io che la interpreto da una vita. Quello che vorrei dimostrare è che la mia musica la possono cantare tutti”.

I concerti di Cristina D’Avena sono sempre pieni, con un pubblico di grandi e piccini che canta dall’inizio alla fine le sue canzoni, i testi delle quali sono stati tutti scritti da Alessandra Valeri Manera. “Con il pubblico mi diverto, non andrei mai via. E riesco a trasmettere questo entusiasmo anche a loro”, dice, reduce dal successo della sua ultima esibizione al Lucca Comics. Nonostante questo, nel suo percorso ci sono anche alcuni dispiaceri: “Per tanto tempo sono stata la cantante delle “canzoncine” dei cartoni animati. Come la classifichiamo questa musica? Musica per l’infanzia? Sì, ma io canto canzoni. Per me hanno scritto Franco Fasano, Ninni Carucci, Enzo Draghi. Le mie sono canzoni. Ora ci sono i Comics, le rassegne: i cartoni vanno più di moda. Ma mi è sempre dispiaciuto l’approccio: “Sì sì, Cristina dopo. Dopo facciamo la sigla, ma prima il resto”. Ora sono diventata grande ed è diverso. Sono molto grata a Conti, per esempio, che mi ha portata a Sanremo con le mie canzoni”.

Certo, la televisione oggi non è più la stessa dei cartoni che Cristina ha cantato: “Ora ci sono tante tv spalmate, c’è così tanta offerta che si fa fatica a concentrarsi su un sigla, sulle storie, sui personaggi. Si dà sempre meno attenzione al pubblico giovane e al futuro di domani.  Adesso si comunica in maniera diversa. C’è una comunicazione di massa, mentre prima era più individuale come nelle letterine di Bim Bum Bam che leggevamo. Anche i bambini sono cambiati, ma sono pur sempre bambini: secondo me quando alla fine del cartone senti Doraemon e ti piace la sigla, te la canti, anche se ci sono molte altre alternative”.

La regina delle sigle – che ha cantato la canzone dell’ultimo Padova Pride - è anche una delle figure più amate dalla comunità LGBT, legata soprattutto a personaggi come Sailor Moon e Creamy: “Penso che la musica dei cartoni abbia aiutato tantissimo l’universo LGBT perché nelle favole dei cartoni c’è la libertà di esprimersi. Sento l’amore vero che unisce loro a me e alla musica. Il cartone animato è libertà pura”.

Adesso Cristina D’Avena ascolta musica celtica e David Guetta. Non si è stufata di fare quello che fa, tanto che se anche decidesse di intraprendere altri progetti discografici– “un album di cover o di inediti, perché no?” – non abbandonerebbe comunque il mondo delle sigle. Intanto, sogna un grande concerto che riunisca tutti gli artisti presenti nel disco: “Sarebbe bello uno spettacolo con questi ospiti. Mi piacerebbe moltissimo e me lo chiedono sempre. Chissà se riusciremo a farlo”.

E di sigle nuove? Ne sta preparando qualcuna Cristina D’Avena? “Magari, se arrivano i cartoni! Ma non ci sono, porca miseria”.

 

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