Nick Cave abbatte le barriere tra artista e pubblico: la recensione del concerto di Milano

Nick Cave abbatte le barriere tra artista e pubblico: la recensione del concerto di Milano

Una piccola passerella, larga neanche un metro, corre lungo tutta la transenna dove sono assiepate le prime file del Forum di Assago: è lì che Nick Cave passa la maggior parte del concerto. Non sullo sgabello o al piano, entrambi a centro palco, che è distante dalla passerella un un paio di metri. Il cantante salta avanti e indietro in continuazione quello spazio vuoto: va sul palco dai suoi Bad Seeds, ma poi torna sempre sulla passerella, verso il pubblico: lo sfiora con le mani, lo tocca in maniera più decisa. Lo blandisce, lo sfida, lo schernisce (“Your shitty cameras!”, urla ad un certo punto all’ennesimo telefonino puntato). "With my voice, I am calling you”, canta in una delle prime canzoni, “Jesus alone”: no, Cave il pubblico lo chiama soprattutto con i gesti e con il corpo.

Un concerto di Nick Cave è soprattutto un’esperienza fisica. Anche in un palazzetto: il Forum è pieno, ma non pienissimo (il terzo anello è chiuso: è comunque il triplo della gente raccolta a Milano all’Alcatraz l’ultima volta).  Ma a Cave non fa differenza. Il cantante tiene in pugno migliaia di persone come se fossero poche centinaia in un club.

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Anche la scaletta è costruita alla perfezione: l’apertura è con tre pezzi dall’ultimo “Skeleton tree”, che gettano le basi dell’intensità della serata; lo show esplode a partire da “Higgs’ boson blues”: “Can you feel my heart beat? BOOM BOOM BOOM”, urla Cave, ripetendo una rodata scena già vista nell’ultimo tour, e che funziona sempre alla perfezione.
La parte centrale è pura energia, che arriva al culmine nel crescendo di “Jubilee street”. Poi rallenta (“Into my arms” è sempre da brividi), per poi riaccellerare con l’uno-due di “Red right hand” e “The mercy seat”, per poi rallentare di nuovo: “Distant sky”, con la voce della soprano Else Torp che arriva proiettata sul telo alle spalle del palco, è forse l’unica caduta di stile della serata. La chiusura del set principale è “Skeleton tree”, con un gioco di luci che esalta la tessitura sonora dei Bad Seeds, guidati da un Warren Ellis a tratti magnetico, a tratti più indiavolato persino di Cave.

I bis abbattono definitivamente le barriere tra artista, palco e pubblico: Cave, durante "The weeping song", scende in platea fino ad arrivare alla pedana di una telecamera, e da lì arringa il pubblico, si fa reggere il microfono da uno spettatore mentre batte le mani e canta “Stagger lee”. Poi torna sul palco, e si porta con sé un centinaio di persone, che si mettono tra lui e i Bad Seeds, mentre continua a cantare, e la band a suonare. Finale con “Push the sky away”, con i fortunati spettatori sul palco seduti di fianco ai musicisti.

Un artista gigantesco, Nick Cave: chi lo aveva già visto dal vivo lo sapeva già e ha rinnovato l’amore incondizionato; chi lo ha visto per la prima volta sarà uscito trasformato. Con questo show, Cave ha saputo spostare ancora più in alto l’asticella: il suo consueto misto di furia sonora e intensità melodica, con una teatralità fatta di esperienza e della capacità di portare il proprio pubblico per mano per un giro tra alti e bassi emotivi. Quello che solo la miglior musica sa creare. Una liturgia perfetta, condotta da uno dei più grandi animali da palcoscenico mai visti nel rock.

(Gianni Sibilla)

 

SETLIST
Anthrocene
Jesus Alone
Magneto
Higgs Boson Blues
From Her to Eternity
Tupelo
Jubilee Street
The Ship Song
Into My Arms
Girl in Amber
I Need You
Red Right Hand
The Mercy Seat
Distant Sky
Skeleton Tree

BIS
The Weeping Song
Stagger Lee
Push the Sky Away

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