Royal Blood in concerto al Fabrique di Milano, la recensione

Royal Blood in concerto al Fabrique di Milano, la recensione

Le bacchette spezzate che volano in aria sotto i colpi inferti ai tamburi rappresentano senza tanti giri di parole la botta dei Royal Blood dal vivo: una carica inarrestabile al punto che il palco non sembra riuscire a contenere tanta travolgente potenza. Impegnato nel tour per promuovere il nuovo album “How we get it so dark”, il duo di Brighton, in scena al Fabrique di Milano, ha da tempo fatto registrare il completo sold out per questa sua unica tappa italiana e tanta attesa non ha affatto deluso le aspettative.

In apertura, a scaldare il locale ci pensano i Black Honey, rockband concittadina dei titolari dello show, capitanata dalla bionda Izzy B. Philips, che, con voce sensuale, ritmiche serrate e un pizzico di suggestioni western, riesce a catturare l’attenzione dei presenti in sala con un piccolo set di sei brani. Un esordio in terra italiana per la giovane formazione britannica, il cui nome inizia ormai a circolare con una certa attenzione anche al di fuori della natia Inghilterra.

Avvenenza a parte, le star della serata però sono senza dubbio Mike Kerr e il suo sodale Ben Thatcher, felici e soddisfatti di dividersi grinta e onori dello spettacolo. Essenziali nella loro collaudata formula musicale, i due riescono a spingere il proprio sound con un tiro esplosivo, nonostante la formazione ridotta al minimo sindacale. Con il solo basso a dirigere la linea melodica e la batteria a inquadrare le ritmiche, i Royal Blood trasmettono un’energia sfrenata, ripagata con entusiasmo dalla folla presente in un pogo senza sosta. I due compari, poi, non possono essere più diversi l’uno dall’altro, eppure insieme dimostrano di avere un’alchimia e un’intesa dal vivo davvero notevole. Mike Kerr, basso e voce, gigioneggia con il pubblico, lo incita e si concede l’intera scena, cambiando il suo strumento più o meno a ogni canzone. Ciascuna nota emessa, distorta oltre misura e piena di riverberi, riempie lo spazio del locale milanese con un muro di suono esagerato che non ha mai ceduto a cali d’intensità lungo l’intera esibizione. Ben Thatcher, batteria, pur con la staticità che il suo strumento impone, si dimostra altrettanto protagonista. Le sue sfuriate sui tamburi, quel pestare così millimetricamente preciso e violento nello stesso tempo, hanno messo in evidenza quanto sia essenziale il suo ruolo nella riuscita di un’impresa del genere. Carico a mille per tutta la durata dello show, complice anche un numero imprecisato di bicchieroni disseminati intorno alla propria postazione, il batterista è stato il motore inarrestabile del duo, con lo sguardo sempre ingrugnito sotto al cappellino da rapper e le movenze esagitate a metà tra quelle di un gorilla e di un wrestler.

In scaletta, una buona selezione da entrambi gli album del gruppo senza permettere spazio ad alcun tipo di distensione. Pochissimi fronzoli, ancor meno parole - Ben in effetti non ne ha pronunciata mezza, quelle di Mike invece limitate soprattutto alla presentazione sporadica di qualche brano e i necessari fuck di circostanza - per una performance portata avanti dai Royal Blood tra cazzimma e attitudine, picchiando durissimo e macinando riff a tutto spiano. Una serata subito ingranata di prepotenza con le battute iniziali affidate a “How did we get so dark?”, “Where are you now” e “Lights out”. C’è tempo per un paio di apparizioni delle coriste - più scenografiche che altro - e per il piccolo siparietto della tastiera di “Hole in your heart”, ma la vera bomba è tutta nella sinergia dei musicisti, capaci di colpire la platea con un’ora e mezza di spettacolo tiratissimo e senza tregua. Lì sul palco in due, con un impianto luci alla “forno per pizze” a riempire una scenografia altrimenti spoglia, sudando senza pietà fino alla conclusione scatenata di “Figure it out”. Poi, dopo il consueto giro di bis, affidati a “Hole” e “Out of the black”, arriva, liberatorio, l’ultimo schiaffone a mano aperta della serata offerto al pubblico. Di più proprio non si poteva.

(Marco Di Milia)

SETLIST

“How did we get so dark?”

“Where are you now”

“Lights out”

“Come on over”

“You can be so cruel”

“I only lie when I love you”

“She’s creeping”

“Little monster”

“Hook, Line & Sinker”

“Blood hands”

“Sleep”

“Hole in your heart”

“Ten tonne skeletons”

“Loose change”

“Figure it out”

“Hole”

“Out of the black”

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