Daniele Luppi - la recensione di "MILANO"

Rieccola, la città degli affari e delle siringe. Daniele Luppi chiama i newyorchesi Parquet Courts e Karen O degli Yeah Yeah Yeahs per mettere in musica "Milano", il luogo in cui ha vissuto un pezzo d'adolescenza. È un disco meno ambizioso di "Rome", più rock e spigoloso, una raccolta di cartoline di una città che somiglia tanto a New York.

Bella gente e derelitti, il quadrilatero della moda e la fermata Lanza, gli yuppie e i punkettari. È la Milano negli anni ’80, ma sembra New York alla fine dei ’70. Dopo avere dedicato un concept alla capitale, “Rome” del 2011 con Jack White, Norah Jones e Danger Mouse, il produttore italiano trapiantato a Los Angeles Daniele Luppi si dedica alla città della moda, degli affari e della gentrification – solo che allora non la chiamavamo così. Si dedica insomma al luogo in cui ha passato un pezzo d’adolescenza e lo descrive col senno di poi e un misto di ruvidità e romanticismo.

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