NEWS   |   Italia   |   26/10/2017

Quella volta che Gianni Morandi 'aprì' per i Led Zeppelin a Milano: 'Mi tirarono i pomodori'

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In un'intervista rilasciata a Francesco Piccolo per l'inserto letterario del Corriere della Sera La Lettura Gianni Morandi racconta la sua esperienza di quella che fu una serata cardine per la musica dal vivo in Italia, cioè la tappa milanese del 5 luglio 1971 al Velodromo Vigorelli di Milano del Cantagiro.

La storia, nel dettaglio, l'abbiamo già raccontata: la manifestazione ideata da Ezio Radaelli approdò nella struttura meneghina per una delle ultime tappe della sua decima edizione. Come da programma, oltre alle esibizioni degli artisti italiani previsti dal cast - oltre al cantante di Monghidoro, tra gli altri Bobby Solo, Milva e Lucio Dalla - nella scaletta era previsto anche un set, della durata di 45 minuti, di uno degli ospiti internazionali ingaggiati, che per il 1971 rispondevano ai nomi di Aretha Franklin, Miriam Makeba, Nina Simone, King Curtis, Charles Aznavour, Sam & Dave e Donovan. E, appunto, Led Zeppelin. La fine, come si dice, è nota: autoriduttori e aderenti a diversi movimenti giovanili forzarono i controlli alle porte del velodromo, costringendo le forze dell'ordine a ingaggiare una guerriglia che avrebbe messo estromesso il nostro Paese dagli itinerari dei grandi tour internazionali per qualche anno.

Poco prima che Robert Plant e compagni mettessero piede sul palco per quella che sarebbe rimasta una delle esibizioni più corte della propria carriera, in scena fu chiamato proprio Gianni Morandi. Che sale sul palco davanti a una platea molto più agitata del solito. E di lui.

"Sento un boato che non ho mai più sentito", racconta l'artista: "Al mio nome un boato gigantesco, ed Ezio Radaelli dice: 'Hai visto? E tu avevi paura'. In realtà non aveva capito niente: era un boato al rovescio, incazzato. Voleva dire: Gianni Morandi no! Entro terrorizzato, cominciano ad arrivarmi pomodori, lattine, ragazzi in piedi che mi fanno gesti, io cerco di sorridere e comincio con 'C’era un ragazzo' perché penso che è giusta, ma non gliene fregava niente, ce l’avevano con me. Ogni tanto ci ripenso a quella sera, alla percezione che qualcosa stesse finendo, non era ancora finita però è stato il momento decisivo. Anche le canzoni, da quel momento in poi, cominciai a sbagliarle".

"Questo evento rappresenta uno dei punti di non ritorno della storia della musica in Italia", scrive Giovanni Rossi nel libro "Led Zeppelin '71 - La notte del Vigorelli" (Tsunami Edizioni): "All’interno di questa vicenda circoscritta a solo venticinque minuti di musica c’è molto di più di quanto si possa pensare: scontri politici, rivalità tra artisti popolari nazionali e musica estera, lotte di classe, movimenti giovanili, anni di piombo, evoluzioni culturali, polizia e gruppi extra parlamentari, Gianni Morandi e i Led Zeppelin la stessa sera. Un bel casino. L’Italia è in pieno subbuglio da tanti punti di vista, alcuni drammatici, altri tragici. La musica è un fedele specchio dei tempi ed un campo da gioco di cui in molti approfittano. Quel pomeriggio, nella cornice del Cantagiro che ospita Morandi, Dalla, Milva, Ricchi e Poveri, vengono tirati sul palco a suon di milioni anche i Led Zeppelin. È la loro prima volta in Italia, sono visti dalla stampa come 'la nuova rivelazione pop dopo l’addio dei Beatles'. Gli artisti nostrani del Cantagiro provano a dire che secondo loro è una bestialità, una follia, ma gli organizzatori non li ascoltano, certi che andrà tutto benissimo. In poche ore le tranquille famiglie con bambini al seguito si trovano mischiate a migliaia di giovani che non aspettano altro che i quattro inglesi. Della truppa italiana si salvano dai fischi e dalle verdure solo i New Trolls".

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