NEWS   |   Italia / 26/10/2017

Dentro i Nomadi: Beppe Carletti racconta il nuovo album - INTERVISTA

Dentro i Nomadi: Beppe Carletti racconta il nuovo album - INTERVISTA

Si intitola "Nomadi dentro" il nuovo album in studio della band guidata da Beppe Carletti, il primo inciso insieme al cantante Yuri Cilloni, subentrato a Cristiano Turato. Il disco di inediti è il successore di “Lascia il segno” del 2015, uscirà il prossimo 27 ottobre e conterrà, tra gli altri, anche un brano firmato da Francesco Guccini.

Incontriamo Beppe Carletti nella sede del gruppo a Milano: è seduto alla scrivania e ci racconta, oltre alla nascita del disco, com’è stata la sua avventura di oltre 50 anni insieme allo storico gruppo italiano.

“Nomadi dentro” è un album di inediti arrivato a distanza di tre anni dall’ultimo lavoro; come è nata l’idea di fare un nuovo disco?

“La decisione di fare un nuovo disco è nata perché ne sentivamo la necessità, avevamo delle canzoni nuove e ci sembrava giusto metterle su cd e comunicarle. Avevamo voglia di raccontare quello che stavamo vivendo, in 50 anni di storia di cose ne abbiamo dette; ma soprattutto in questo periodo ce ne sono ancora tante da dire, e non tutti osano farlo. Lo fanno i rapper, ma il rap dura poco ed è difficile da cantare. Le nostre canzoni sono facili da cantare, e forse rimangono un po’ di più, basta prendere in mano una chitarra e quelle canzoni diventano tue”.

Dopo “Nomadi” del 1968, “Sempre Nomadi” del 1981, “Ancora Nomadi” del 1988, “Solo Nomadi” del 1990 arriviamo a “Nomadi dentro”: un titolo molto forte ed esplicativo

“Un titolo fortissimo che sta a ribadire un’appartenenza ritrovata al gruppo. Noi siamo sempre stati una band di denuncia che canta il social politico: attenzione non politica, ma che canta il social politico. Il titolo dell’album, “Nomadi dentro”, rappresenta i Nomadi del passato, degli anni ’60 - ’70, l’epoca di Augusto Daolio. Questo va visto in senso positivo; non è un ritorno al passato perché avanti non riusciamo più ad andare, ma è un ribadire come siamo e come eravamo”.

Dopo più di 50 anni di carriera, la voglia e le energie di voler dir qualcosa ci sono ancora?

“Mettersi in sala di registrazione e raccontare cosa avevamo dentro è stato naturale, nessuno ci ha obbligati. L’arrivo di Yuri Cilloni, il nuovo cantante, ci ha stimolato molto, è stata un’occasione per sperimentare qualcosa di nuovo. Le canzoni c’erano già e Yuri è arrivato proprio al momento giusto, è stato un po’ come chiudere il cerchio in maniera del tutto naturale e inaspettata. Yuri cantava in una cover band dei Nomadi e quindi già conosceva le canzoni, cosa molto importante; noi non lo conoscevamo, ci è stato proposto, e dopo averlo sentito cantare lo abbiamo preso senza pensarci due volte. È stata un’empatia immediata”.

Tra le canzoni ce n’è una firmata da Francesco Guccini. I Nomadi tornano così a cantare Guccini, cinquant'anni dopo "Per quando noi non ci saremo", l’album del 1967 contenente brani in gran parte firmati dal cantautore modenese.

“Ho chiesto a Francesco di scrivere una canzone per i 50 anni del gruppo, quindi l’abbiamo da parte da tanto tempo. Guccini mi ha mandato questa canzone, intitolata “Nomadi”, nel cui testo ci descrive con ‘un occhio al futuro’, e questo mi è piaciuto molto. Ci ha fatto un regalo immenso, era una vita che non interpretavamo una canzone inedita di Francesco, c’è tutta la sua mente in questo brano, è stato bello perché è stato tutto molto naturale e spontaneo”.

La storia dei Nomadi è dalle origini legata a quella di Francesco Guccini: com’è il tuo rapporto ora con Francesco?

“È un rapporto di stima, soprattutto, non ci si frequenta tanto. Quando ci si vede è sempre piacevolissimo, come quella volta che nel 2012 l’ho convinto a venire al "Concerto per l'Emilia": lì ha duettato con Caterina Caselli ed è stato fantastico. Francesco ora non canta più sul palco, dice che non ne vuole più sapere, l’età passa per tutti”.

Fra i nomi degli autori c’è anche quello di Alberto Salerno, che con Damiano Dattoli scrisse nel 1972, 45 anni fa, “Io vagabondo”.

“Guccini e Salerno hanno avuto un’importanza cruciale nella storia dei Nomadi e ritrovarli in questo disco è davvero emozionante, soprattutto se si pensa che arriva a 25 anni dalla scomparsa di Augusto Daolio”.

Il primo singolo estratto si intitola “Decadanza”, un brano che racconta le contraddizioni della società contemporanea ma che lascia intravedere una grande speranza nel futuro. Essere speranzosi oggi non è facile...

“Noi da sempre abbiamo cercato di mettere la speranza nelle canzoni Pensiamo che bisogna guardare avanti lanciando messaggi positivi. Come dice Bennato: ‘Solo solo canzonette’, ma se chi le ascolta riesce a farle sue, un briciolo di speranza e di positività se la porta a casa".

Tu sei l’unico componente rimasto della formazione iniziale dei Nomadi: in questi 50 anni di carriera come è stato lavorare e collaborare con così tanti musicisti, affrontare così tanti cambi di formazione?

“Non è sempre stato facile, e non esiste una ricetta. I Nomadi prevalentemente sono un’idea, sono stati e sono un’idea che ho sempre portato avanti per 30 anni insieme ad Augusto e poi con gli altri componenti. Ci abbiamo sempre creduto, non abbiamo mai cercato il successo, non ci interessava. Quello che ci interessava era vivere di musica, perché mezzo secolo fa lo si poteva fare ed io ho sempre portato avanti i Nomadi con l’intento di divertirmi, prima di tutto, e di fare quello che mi piace. Chi è andato via dal gruppo e chi ci è arrivato l’ha fatto sempre di sua scelta, in tutta libertà. I gruppi sono difficili da tenere coesi, ma nessuno di noi ha mai cercato il successo personale, ed è forse questo che ci ha permesso di andare avanti per oltre 50 anni. I Nomadi sono come una famiglia, c’è chi si sposa e se ne va e chi invece arriva, ma nessuno è indispensabile.

Io credo in quello che faccio, e finché troverò persone al mio fianco che mi seguono e che vogliono condividere con me questo viaggio, i Nomadi andranno avanti ancora per tanto”.

Il gruppo guidato da Beppe Carletti porterà in tour il nuovo album nel 2018 nei teatri di tutta Italia.

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