NEWS   |   Italia / 20/10/2017

Gli artisti italiani raccontano il videoclip a IMAGinACTION, il primo festival internazionale del videoclip musicale

Gli artisti italiani raccontano il videoclip a IMAGinACTION, il primo festival internazionale del videoclip musicale

A IMAGinACTION, il festival internazionale del videoclip, che ha avuto luogo a Cesena, nella sua prima edizione, dal 13 al 15 ottobre, alcuni degli artisti italiani che hanno partecipato all’evento ci hanno raccontato cosa i video musicali rappresentano per loro. Su un punto sono tutti d’accordo: sono una forma d’arte che finisce per completare la canzone.

Se lo chiedi a Carmen Consoli, lei li paragonerà a “un piccolo corto, una chicca che deve sintetizzare in pochissimo tempo un concetto”. Quando il video si fa citazione cinematografica, poi, meglio ancora: “Il mio preferito è “Everybody Hurts” dei R.E.M., che guarda un po’ a Fellini di 8 ½”. Arisa, invece, sottolinea la funziona chiarificatrice del video – “è dai videoclip che si capisce la vera identità di un artista: io dico che è come l’emoticon che aggiungi alla fine di un messaggio di testo, spiega lo stato d’animo” – e, ancora di più, il suo carattere di autostrada per il successo presso il grande pubblico: “Non può esistere una canzone di successo senza un videoclip che possa spiegare e dare un’identità di essenza al brano”. Omar Pedrini riporta l’attenzione sul carattere promozionale del videoclip e sulla lunga storia che lo ha portato a vestire i panni attuali. Dice, infatti, che “è diventato negli anni una forma d’arte, di espressione artistica, anche se in realtà parte come uno spot”. Impossibile, per lui, dividere il video dalla musica, dunque impossibile citare i migliori prescindendo dalle proprie canzoni preferite. Per Pedrini, in entrambi i casi, la decisione ricade su “Black Hole Sun” dei Soundgarden, “con la famigliola rassicurante americana turbata da questa inquietudine molto seattleiana”.

Non ha dubbi Nina Zilli: “Il mio videoclip preferito è sicuramente “I Want To Break Free” dei Queen perché credo che sia mitico Freddie Mercury, che vestito da femmina, coi baffi, passa l’aspirapolvere. È qualcosa che rende molto bene l’idea di voler essere liberi e quindi, per me, è uno dei video capolavori”. Non solo, però: “Poi adoro tantissimo tutti i video degli anni ’90, come “Black Hole Sun”, di queste band super rock e grunge. I video dei Nirvana erano tutti mitici e mi piacciono tantissimo anche i primi video della storia, che sono i musicarelli”. Anche sul significato del videoclip per un artista, le certezze non mancano: “È il fiocco quando finisci di fare il pacchetto di una canzone. Per noi è fondamentale, dà un’immagine completa alla musica”, conclude la Zilli.

Non tutti i video riescono, però, ad avere successo e quando succede è difficile, per l’artista, non portarseli nel cuore. Francesco Gabbani, ad esempio, non dimenticherà facilmente quello di “Occidentali’s Karma” - la canzone che a San Remo 2017 lo ha portato alla vittoria del Festival -, “un video con milioni e milioni di visualizzazioni, che quindi mi ha regalato tante soddisfazioni”. Sulle clip altrui, invece, Gabbani piazza “The Scientist” dei Coldplay al numero uno della sua classifica. Alex Britti torna all’Italia e cita “Inno Nazionale” di Luca Carboni, “forse il video italiano più bello che sia stato mai fatto”. Anche dal suo punto di vista, il videoclip non è troppo distante dal cinema: “Dovrebbe ripercorre un po’ quello di cui parla la canzone o comunque il clima, lo stato d’animo che ti dà la canzone e poi da lì allargare un po’ la creatività e trovarci anche una storia fisica fatta di persone, immagini, colori che si muovono. È una sorta di cortometraggio, uno spin-off del cinema”. Sulla stessa linea d’onda sta Michele Bravi, giovane promessa sanremese, che dice di amare i videoclip di Frankie Goes to Hollywood, di Michael Jackson e tutti quelli che hanno un respiro cinematografico”. Ma il videoclip migliore resta sempre, come ci ha detto Gabbani, “quello ancora da fare”.