Vasco Rossi intervistato da Don Ciotti: tutte le dichiarazioni

Vasco Rossi intervistato da Don Ciotti: tutte le dichiarazioni

Vasco Rossi si è lasciato intervistare da Don Ciotti per uno speciale di "A sua immagine", il programma televisivo a sfondo cattolico di Rai1, che è andato in onda nel pomeriggio di oggi, sabato 14 ottobre.

Presentato come "un dialogo tra un credente e un non credente", lo speciale ha visto Don Ciotti rivolgere al rocker di Zocca una serie di domande tratte da alcune canzoni di Vasco: i due hanno parlato di emarginazione e di immigrazione (traendo spunto da "Mi si escludeva"), di pregiudizi e intolleranza (attraverso "Buoni o cattivi"), di libertà, vite spericolate e anche della loro differente visione dell'aldilà e della fede (traendo spunto da "Manifesto futurista della nuova umanità").

"Quando Don Ciotti me lo ha chiesto, ho detto subito di sì. Perché con Luigi Ciotti tutto è possibile e... con lui soltanto", ha detto Vasco, che conosce Don Ciotti da tempo e che nel 2004 aveva anche presentato il suo album "Buoni o cattivi" presso la sede del Gruppo Abele, la onlus fondata da Luigi Ciotti a Torino.

Ecco tutte le dichiarazioni di Vasco Rossi:

"Io faccio il provocatore. Provoco le coscienze per tenerle sveglie. Secondo me un artista deve far questo".

"Molte volte dico a tutti: 'Ce la farete tutti'. E questa è una cosa importante, è importante che, soprattutto quando si è giovani, ci si senta dire questo. Perché io quando ero giovane avevo paura e secondo me è importante che venga detto che, comunque, 'ce la farete tutti'".

"Le parole insieme alla musica hanno una potenza enorme. L'unica responsabilità che sento è quella di continuare ad essere onesto e sincero quando scrivo le canzoni".

"Buoni o cattivi perché ad un certo punto, secondo me, non esistono i buoni o i cattivi: siamo tutti un po' buoni e un po' cattivi, dipende sempre molto dalle circostanze, dalle situazioni che abbiamo vissuto, dalle sofferenze che abbiamo, dal momento. Per giudicare una persona 'buona' o 'cattiva'... Io ci andrei piano, sospenderei il giudizio".

"Il fatto che sono caduto... Sì, ho fatto un sacco di errori nella vita, molte volte, ma ne sono uscito".

"Ho detto sempre che è la canzone della mia vita perché ero riuscito a scrivere la canzone che riassumeva perfettamente le mie sensazioni e i miei pensieri in quel periodo. Intendevo 'Vita spericolata' cioè vissuta pericolosamente, non buttata via: ecco, credo sia una delle canzoni più fraintese della storia della musica mondiale.  È in realtà un inno alla vita, vissuta intensamente, un continuo mettersi in gioco, andare verso il limite, ma non oltre il limite, altrimenti è finita".

"È importante avere dei sogni perché è il percorso che fai verso i sogni che conta".

"Le fedi aiutano a vivere meglio. Mi accorgo a volte che c'è chi perde la fede o chi non ha più la fede. Io ad esempio a 15 anni, 16 anni, quando ho cominciato a pensare, ho cominciato a vedere che queste idee, questa fede, non ce l'avevo. Ma è una scelta che uno deve fare spontaneamente, io ho paura di questi fondamentalismi religiosi: la fede non può essere imposta, ognuno deve avere la possibilità di coltivarla nel proprio cuore e rispondere alla propria coscienza. la gente è intollerante ma deve capire che non può essere intollerante: perché se anche l'altro è intollerante, poi  cosa si fa?".

"[Quando ho scritto 'Mi si escludeva'] pensavo a quando venivo giù dalla montagna: in città ero considerato un po' come une extracomunitario. Io pensavo: 'È già complicato vivere. Se poi incontri qualcuno che te la complica ancora di più con pregiudizi... Allora è l'assurdità!'".

"È ovvio che uno che nasce qua debba essere italiano, è il minimo. Lo Ius Soli non passa perché in questo momento, con l'aria che tira, la sensazione è che dare la cittadinanza o la casa a quelli che arrivano coi barconi... C'è chi strumentalizza questi argomenti in modo vergognoso".

"Quella frase ['Signore perdonami se non ho più la fede in te', da 'Manifesto futurista della nuova umanità'] è una frase ironica. Dico 'perdonami' anche pensando che non ci sia un signore a cui chiedere perdono. Quella canzone parla di questo: dell'uomo che ad un certo punto pensa di dover contare su sé stesso, che non ha più la divinità. Ma io credo che quando si muore finisca tutto. Ma questo significa che dobbiamo essere noi a darci delle regole, ad aver rispetto per noi stessi: se hai rispetto per te stesso, non ti butti via in tante cose che fai o che dovresti fare. E poi l'umanità è il miracolo: siamo noi uomini il miracolo di questa natura che era inerte e che ad un certo punto ha cominciato ad essere viva e addirittura autocosciente. Siamo noi che creiamo il mondo, non abbiamo bisogno di un dio che ha creato il mondo. Io sono darwiniano: credo che sia stato il caso a creare la vita...".

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