Scorpions - la recensione di "COMEBLACK"

I Darkness non ammettono mezze misure, o li si ama o li si odia e loro non possono che sorriderne felici. La formula che non cambia mai di rock adrenalinico e quel gusto tutto inglese per non prendersi mai davvero sul serio è alla base anche nel nuovo "Pinewood smile", dove tra treni in ritardo, vecchi corsari e donne più o meno morigerate va in scena ancora una volta tutto il campionario di follie della band di Justin Hawkins.

La giostra Darkness gira così ancora una volta su quel felice senso di stupidità colossale che ne ha fatto la fortuna, senza concedersi variazioni di sorta sul suo collaudato cliché, e, anzi, si concentra sempre di più sul personaggio - e sull’ugola - di Justin nell'incarnare la propria caciarona identità d’ordinanza, tutta passatista, tamarra, adrenalinica e, soprattutto, senza inibizioni. In perenne equilibrio sul filo della parodia, i Darkness di “Pinewood smile” preferiscono la via facile di caricaturare ancora di più se stessi, riproponendo ancora una volta la formula della loro personale felicità che evidentemente non può che farli sorridere di gusto.

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