NEWS   |   Italia / 03/10/2017

La voce come strumento: intervista a Edda Dell'Orso

La voce come strumento: intervista a Edda Dell'Orso

La stanza in cui ci accoglie, nella sua casa romana, ha le pareti tappezzate di fotografie. In una di queste, in bianco e nero, ha lo sguardo rivolto oltre l'obiettivo della macchina fotografica. "È bella, non è vero? Me l'hanno scattata in Abruzzo, non mi ero neppure messa in posa...", ricorda.
In molti la conoscono come "la voce di 'C'era una volta il West'". Il che è un po' riduttivo: perché sebbene la collaborazione con il Maestro Ennio Morricone e le colonne sonore più in generale abbiano ricoperto una parte importante della sua attività, la carriera della signora Edda Dell'Orso - vero nome Edda Sabatini - non è rimasta confinata nell'ambito della musica per film.
Nata a Genova nel 1935, nel corso della sua carriera la cantante ha avuto sì modo di collaborare con i grandi maestri come lo stesso Morricone, Piero Piccioni, Marcello Giombini, Roberto Pregadio, Bruno Nicolai, Luis Bacalov, Armando Trovajoli e Piero Umiliani, ma anche di partecipare alle registrazioni dei dischi di - tra gli altri - Chico Barque de Hollanda, Claudio Baglioni, Fabrizio De André e Francesco De Gregori.
Oggi la signora Dell'Orso ha 83 anni e continua a fare musica: tra gli ultimi progetti ai quali ha partecipato c'è anche un disco di Danger Mouse e Daniele Luppi, contenente collaborazioni con Jack White e Norah Jones, e alcuni album del polistrumentista Alex Puddu. Ha accettato di incontrarci per ripercorrere alcune delle tappe più significative della sua sessantennale carriera.

Lei si è diplomata nel 1956 in canto e pianoforte all'Accademia Nazionale di Santa Cecilia, a Roma, e nel 1960 lei è entrata nei "Cantori Moderni" di Alessandro Alessandroni: con il coro di Alessandroni ha avuto modo di partecipare all'incisione di molti 45 giri di artisti della RCA italiana. Cosa ricorda di quel periodo?
C'era una cooperativa musicale alla quale i maestri si rivolgevano quando avevano bisogno dei musicisti, coristi compresi. Venivamo chiamati dalla cooperativa e andavamo in studio a registrare. Il coro era molto richiesto: oltre ai film, partecipavamo appunto alle registrazioni delle canzoni, dei 45 giri. Funzionava così: prima registrava l'orchestra, poi il coro e infine - quando era tutto pronto - incideva il cantante. Quando noi del coro registravamo le nostre parti, gli artisti ci ascoltavano dalla regia. Andavamo spesso alla RCA, per me era diventata quasi una seconda casa: si respirava un'atmosfera bellissima lì, era il periodo dei cantautori. Con il coro mi trovavo molto bene e Alessandroni era una grande maestro.

In seguito ha cantato in parecchi album di "musica leggera": "Per un pugno di samba" di Chico Buarque de Hollanda, ad esempio, nel 1970. I testi e le musiche di quel disco sono di Sergio Bardotti e Chico Buarque, gli arrangiamenti di Ennio Morricone. Si ricorda chi fu il produttore che la chiamò, in quell'occasione?
Fu Morricone stesso a chiamarmi, voleva la mia voce. Era lui che pensava all'orchestra, al coro.

Nei cori di quell'album, oltre alla sua voce ci sono quelle delle sorelle Mia Martini e Loredana Berté. Le ha incontrate?
No, e sarò sincera: so di avere cantato per Chico Buarque de Hollanda, ma io questo disco proprio non me lo ricordo...


Nello stesso anno ha ha partecipato alle registrazioni di una canzone del primo eponimo album di Claudio Baglioni, uscito quando il cantautore romano non era ancora celebre. Il brano è "I silenzi dell'amore" e l'arrangiatore era Ruggero Cini. Ha qualche ricordo legato a quella canzone o a quell'esperienza?
Episodi particolari da raccontare non ne ho. Mettiamola così: io amavo cantare. E pensavo solo alla musica: il mio obiettivo era quello di cantare. Andavo in studio quando mi chiamavano, registravo la mia parte, e basta. A volte ascoltavo come era venuta la registrazione in sala regia, spesso c'erano anche gli artisti. Ma quello che veniva dopo non mi interessava: non ascoltavo nemmeno i dischi....

Sempre nel 1970 Nicola Piovani l'ha chiamata per cantare nell'album "Non al denaro, non all'amore né al cielo" di Fabrizio De André, i cui produttori erano Roberto Dané e Sergio Bardotti. Il disco si conclude con la sua voce che canta in "Il suonatore Jones": dopo la frase conclusiva di De André, "e nemmeno un rimpianto", ci sono i suoi vocalizzi...
Me l'hanno detto, mi hanno detto anche del brano con De Gregori...

"Le strade di lei", una delle canzoni contenute nell'album "Alice non lo sa": era il 1973.
De Gregori non era ancora così famoso. Ma anche in questo caso non ho ricordi particolari. Ripeto, io andavo in studio per registrare la mia parte e poi basta. Bisogna dire, poi, che in quegli anni ho collaborato con diversi musicisti e ricordarli tutti è davvero impossibile.


Lei ha cantato una canzone con le parole solo una volta: la canzone era "Liebeslied", per la colonna sonora del film "Mio caro dotto Gläser" di Roberto Faenza, 1990. Il film era in costume e Morricone decise di scrivere delle musiche ispirandosi a Schubert. Il brano che canta lei, accompagnata al pianoforte da Morricone, è scritto da un'autrice austriaca e quindi le parole sono in tedesco. Se lo ricorda? Come se la cavò con la lingua tedesca?
Ho bei ricordi di quell'esperienza. Cantare in tedesco non fu difficile, perché da bambina, quando abitavo a Venezia, mio padre mi fece prendere lezioni da un professore austriaco. Quel progetto mi ha dato una soddisfazione doppia: mi ha permesso di cantare con le parole e non con i vocalizzi, come facevo sempre, e di cantare in tedesco. "Liebeslied" è un brano che mi piace molto.

A proposito dei vocalizzi: di alcune canzoni in cui lei ha vocalizzato esistono anche versioni con testi cantati, come nel caso di "Metti una sera a cena" e di "Diabolik". E anche di un brano tratto da "C'era una volta il West", cantato da Céline Dion. Cosa pensa di quelle interpretazioni vocali affidate ad altre voci?
Non sta a me giudicare, ma quei brani sono nati per essere interpretati con vocalizzi...

Nel 1974 Mireille Mathieu ha inciso con testi in francese temi di Morricone che lei eseguiva con vocalizzi (l'album era "Mireille Mathieu chante Ennio Morricone", pubblicato dalla Polydor). In quell'occasione lei ha collaborato con la cantante francese, è così?
Sì: ricordo che Morricone mandò Mireille da me per insegnarle a cantare i pezzi, la melodia.

Nel periodo in cui ha lavorato in teatro lei ha cantato canzoni di Edith Piaf e Marlene Dietrich. Come ricorda quel periodo?
È stato un periodo molto bello. Ho fatto teatro con Salvatore Martino. Mi chiamò per cantare in alcuni spettacoli che aveva ridotto a due personaggi, uno interpretato da lui e l'altro da me. Non avevo mai recitato prima, se non si considerano piccole particine. E grazie a quello spettacolo ho potuto cantare canzoni bellissime: non solo Edith Piaf e Marlene Dietrich, ma anche Theodōrakīs. C'era il pianoforte in scena: gli arrangiamenti erano di mio marito Giacomo.

Cosa può dirci dell'album "Edda's classical machine: in homage to Ennio Morricone", uscito nel 1983 e realizzato con Fabio Marchei?
Quel disco venne richiesto dalla Germania. Gli arrangiamenti sono di mio marito, di genere disco music. E quel Fabio Marchei è "finto"...

Finto? Eppure il suo nome compare nei crediti del disco, e c'è anche lui sulla copertina...
Le racconto: quelli della casa discografica dicevano che per vendere il disco, dal momento che io non ero molto giovane, ci voleva una controfigura. Avevano scelto lui perché era bello. Ma Fabio Marchei non ha partecipato alle registrazioni dell'album. Però è venuto in tv quando mi hanno chiamata per partecipare alla trasmissione di Raffaella Carrà, "Pronto Raffaella", con ospite Ennio Morricone. Avrei dovuto cantare un brano di quel disco, in playback: Marchei faceva finta di suonare. Era stato chiamato appositamente per l'immagine...


Nel 2011 ha collaborato al progetto "Rome" dei produttori Danger Mouse e Daniele Luppi, che hanno registrato un disco ispirato al mondo degli spaghetti western e del maestro Ennio Morricone. Possiede quel disco?
No, non ho niente di quello che ho fatto, con la sola eccezione di "Edda's Classical Machine: in homage to Ennio Morricone", perché lì canto in tutto il disco, l'artista sono io. Negli altri casi, se c'era qualcosa che mi piaceva mi facevo fare delle registrazioni, per riascoltarle a casa. Comunque, a proposito del progetto con Danger Mouse e Daniele Luppi: hanno chiamato Alessandro Alessandroni con il suo coro, i "vecchi" Cantori, riuniti per questa occasione.

E com'è stato ritrovare i suoi vecchi colleghi?
Non ci eravamo mai persi di vista, anche se non avevamo più cantato insieme: è stato bello tornare a lavorare in studio. Finito il lavoro del coro, poi, il maestro Luppi mi ha chiesto di registrare delle parti come solista.

Nel 2014 ha inciso ben 14 brani per l'album "Registrazioni al buio" del musicista Alex Puddu, musicista romano con un passato come dj, specializzato in dance-funk e "salsoul" e sincero appassionato di tutte le colonne sonore del cinema italiano di genere degli anni '70. E di nuovo, nel 2016, ha cantato tre canzoni nell'album di Puddu "The eye of the cat": le tre canzoni cantate da lei sono orchestrate da suo marito Giacomo Dell'Orso. Cosa ricorda di questa esperienza?
Puddu vive a Copenaghen: l'ho conosciuto nel 2014 a Milano. La sua casa discografica è riuscita a mettersi in contatto con il fratello di mio marito, Gianni, che possiede una società di edizioni, e tramite lui sono arrivati a me. Mi ha chiamato per chiedermi di partecipare ad un suo disco, gli piaceva la mia voce. Poi la collaborazione è andata avanti: entro fine anno registreremo un altro disco.


Signora Dell'Orso, lei ha offerto la sua voce alle colonne sonore dei più grandi compositori italiani di colonne sonore: Armando Trovajoli, Piero Piccioni, Stelvio Cipriani, Bruno Nicolai, Ennio Morricone, Piero Umiliani, Marcello Giombini, Roberto Pregadio, Stefano Torossi. A parte Nino Rota (che non usava voci soliste) e Riz Ortolani (che faceva cantare la moglie Katina Ranieri), c'è qualcuno con cui le sarebbe piaciuto lavorare e non le è capitato?
Ho lavorato con tutti e sono molto contenta di questo. Cosa chiedere di meglio? Io non avevo in mente una grande carriera: volevo solo cantare.

In un'intervista lei ha detto: "Capitò anche che a Morricone chiedessi di farmi cantare una canzone, invece che i soliti vocalizzi. Adoravo cantare le canzoni, in particolar modo gli standard americani! Comunque Morricone mi rispose in questo modo: 'Signora, se lei canta le canzoni diventa una delle tante, così invece rimane unica!’. Pensa che avesse ragione Morricone?
Probabilmente sì. E sarò sempre grata a Morricone, devo tutto a lui: ha avuto l'intuizione di usare la mia voce come strumento. Ma le racconto una cosa: tanti anni fa, quando uscì Joan Baez, ricordo che alla RCA mi fecero cantare, senza dirmi niente, alcuni suoi brani. Se non ricordo male, erano traduzioni italiane delle sue canzoni. In studio c'era anche Ennio Morricone. Secondo me quelli della RCA avevano in mente un progetto come cantante solista: era un modo per capire se la mia voce funzionava anche con il cantato. Ma poi non se ne è fatto più niente: evidentemente hanno capito che la mia particolarità erano i vocalizzi.

C'è qualche canzone italiana che le sarebbe piaciuto cantare? Le viene in mente qualche titolo?
Penso agli standard americani. Mi sarebbe piaciuto cantare quei brani e una volta l'ho anche fatto. Alla fine degli anni '80 sono riuscita ad organizzare un piccolo concerto, nel teatro di una scuola di musica romana in cui insegnavo, in cui ho cantato gli standard americani: mi ha dato molta soddisfazione, era uno sfizio che volevo togliermi.

Quali cantanti italiane degli anni '60 e '70 ha apprezzato?
Mina. Mina era la migliore. Aveva una personalità che le altre non avevano e una voce pazzesca. Non so nemmeno se abbia studiato: dicono di no...

E secondo lei studiare è importante?
Dipende da quello che devi fare. Per cantare le canzoni forse no, ma se uno vuole fare lirica deve studiare, c'è poco da fare. Io ho studiato solo un anno canto lirico: il mio maestro non mi ha impostato la voce liricamente, non posso dire di essere un soprano, ma mi ha insegnato la tecnica della respirazione, le cose basilari. Credo che la mia sia una voce abbastanza naturale, non lirica.

E conosce qualche cantante italiana di oggi?
Non seguo molto la musica contemporanea. Ma credo che Giorgia canti bene, così come la Pausini. Quello che mancano, però, sono le canzoni. Le belle canzoni e le belle melodie...

di Mattia Marzi

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