"Black Sabbath: The end of the end" la recensione del film

"Black Sabbath: The end of the end" la recensione del film

Le braccia di Ozzy sono quasi sempre allargate, sul palco, a cercare e dare l’ultimo abbraccio al suo pubblico: E’ la fine dei Black Sabbath, l’ultimo concerto dell'ultimo tour. E' raccontato nel film che immortala lo show della band guidata da Ozzy Osbourne lo scorso 4 febbraio sul palco della NEC Arena di Birmingham.  Ma "Black Sabbath: The end of the end" racconta molto di più che un concerto.

Nella pellicola - nei cinema il prossimo 4 ottobre, distribuita da Nexo Digitalqui l'elenco delle sale)-  c’è la musica dal vivo, ma c’è la storia della band e quella della loro città Birmingham, dove quell’avventura è iniziata nel ’68 ed è terminata il 4 febbraio del 2017.
“The end of the end” racconta quella fine, ma parte da quella della città, che vive di industria dell’acciaio e che ha dato i natali alla band simbolo dell'heavy metal: la realtà della vita si fonde con la mitologia della musica. “Show us the metal and we’ll sho you the money", si legge su un muro della città ad un certo punto, e potrebbe riferirsi a entrambe le cose.

"Ho lavorato a stretto contatto con tutto lo staff della produzione e le persone che hanno girato, fondamentalmente mi sono occupato dei suoni e del mixaggio, quindi di ciò di cui mi intendo di più. Però è molto duro come lavoro, specialmente quando ci si occupa di musica dal vivo. E la difficoltà aumenta se tu sei una delle persone che è stata in tour e ha suonato il materiale che poi devi rivedere… non è semplice valutare con distacco", ci ha raccontato Tony Iommi nella nostra intervista esclusiva. "Dal giorno seguente la fine del tour dei Sabbath mi sono occupato al 100% del film, perché è stato un processo davvero lungo e ci vuole molto tempo se lo si vuole fare per bene. Editare il suono e le immagini è un lavoro complesso, poi tutti dovevano essere d’accordo sul risultato e hanno dovuto dire la loro".

Iommi è il protagonista del film, girato da Dick Carruthers, già al lavoro con i Led Zeppelin (“Celebration day”) e Oasis. Il chitarrista è l’anima della band, più di Geezer o Ozzy. I classici del gruppo, eseguiti magistralmente durante il concerto, sono intervallati da un’intervista ai tre, ed è Tony il più lucido, quello che tiene le file del discorso, così come ha tenuto le fila della band nei suoi quasi 50 anni di esistenza, nelle sue varie incarnazioni.
Ma qua si celebra la reunion della formazione originale, che si è riattivata nel 2011, e a cui manca Bill Ward, che non ha partecipato all’ultimo tour, in aperta polemica. Iommi non entra sulla questione, ma sembra sinceramente dispiaciuto che il batterista non sia passato a salutare neanche all’ultimo show.

“Non si può andare avanti all’infinito, non voglio morire sul palco”, dice alla quasi alla fine.  Solo che “The end of the end” non è davvero la fine: perché la pellicola racconta che dopo l’ultima canzone dei bis dell’ultimo concerto, ovviamente “Paranoid”, la band si è trovata in una villa poco fuori Birmingham a suonare in studio.La si vede interpretare una memorabile versione di “Changes” di fronte a poche persone.  La voce di Iommi poi dice che potrebbero fare ancora qualcosa in futuro, ma non un tour. “Grazie. Ora andate affanculo!”, dice invece Ozzy. E anche lì non è finita, perché dopo i titoli di coda del film, in sala vengono ancora mostrati gli extra e le outtakes del film, che saranno anche nel DVD che verrà pubblicato in futuro da Eagle Rock/Universal. 

La storia di una band che ha letteralmente forgiato la storia del rock non è mai finita. Ma se c’è un modo per raccontare una fine che non finisce, è quello di questo film.

 

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