Addio a Hugh Hefner: la storia della Playboy Records

Addio a Hugh Hefner: la storia della Playboy Records

Non sono in molti a saperlo, ma Hugh Hefner, scomparso oggi nella sua magione di Los Angeles all'età di 91 anni, nella sua lunga carriera a capo della leggendaria testata Playboy fu anche un discografico.

Nei primissimi anni Settanta la Playboy Enterprises, società che raggruppava tutte le attività connesse al celebra marchio ideato dall'editore nato a Chicago nel 1926, aprì la sua branca discografica, la Playboy Records. Con al timone Tom Takayoshi l'etichetta iniziò in prima battuta a licenziare sul mercato americano i dischi degli ABBA, per poi procedere con produzioni proprie: tra le uscite di maggior successo della label si ricordano l'album di debutto degli Hudson Brothers, "Hudson", oltre che al secondo album di Jim Sullivan e all'unico album dal vivo "ufficiale" mai pubblicato dalla leggenda del blues Lead Belly, ricavato da una registrazione effettuata nel 1949 e pubblicato pochi mesi prima della scomparsa del gigante delle dodici battute.

L'apice commerciale la Playboy Records lo raggiunse tra il '75  e il '76, quando spedì sul mercato due hit da altissima classifica: il successo commerciale di "Fallin' In Love" di Hamilton, Joe Frank & Reynolds venne bissato l'anno successivo da "I've Got A Feeling" di Al Wilson, che pure si fermò al terzo posto della Billboard chart, mancando il gradino più alto del podio.

Nonostante un catalogo piuttosto nutrito e popolato da opere firmate da - tra gli altri - Barbi Benton, Blue Ash, Bobby Taylor & the Vancouvers, Weapons of Peace, Brenda Patterson, Jeanne French, Ivory, Greg Kihn, Rubinoos, Wynn Stewart, Mickey Gilley e Joey Stec, la Playboy Records cessò le attività solo pochi anni dopo, nel 1978, quando fu assorbita dalla Elektra: nel 2001 il marchio fu rilanciato come etichetta di orientamento jazz, distribuita dalla Concord Records. Il catalogo originale della Playboy è attualmente gestito dalla Legacy, etichetta del gruppo Sony.

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