NEWS   |   Italia   |   26/10/2017

Da riscoprire: la storia di "Hegel" di Lucio Battisti

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“Hegel” del 1994 è l’ultimo album di Lucio Battisti, che morirà quattro anni dopo la pubblicazione senza lasciare altra musica dietro di sé. È anche il punto più estremo della collaborazione con il “giocoliere di parole” Pasquale Panella. Che cos’altro avrebbero potuto inventare i due dopo cinque album assieme e in particolare dopo questo gioco virtuosistico in cui testi a sfondo filosofico incontrano arrangiamenti sintetici e le riconoscibilissime melodie di Battisti? Qualcuno afferma che il loro sodalizio si sarebbe comunque sciolto poiché giunto all’epilogo naturale. Comunque stiano le cose, “Hegel” è un disco controverso, respingente per alcuni e intrigante per altri, il manifesto di un modo di far musica unico, distintivo, persino rivoluzionario, un atto d’accusa al carattere sedato e prevedibile della canzone italiana.

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Per cominciare, i testi di “Hegel” nascono prima delle musiche. Certo, avviene uno scambio collaborativo fra Battisti e Panella in cui i materiali vengono in parte riadattati, ma mai come nell’album del ’94 si ha la sensazione che il cantante faccia i salti mortali per intonare le parole messe in fila da Panella.

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