Black Sabbath e "The end of the end": l'intervista esclusiva con Tony Iommi

Black Sabbath e "The end of the end": l'intervista esclusiva con Tony Iommi

"Black Sabbath: The end of the end", il film che immortala l'ultimo concerto della band guidata da Ozzy Osbourne tenuto lo scorso 4 febbraio sul palco della NEC Arena di Birmingham (la città dove il gruppo è nato a fine anni Sessanta), arriverà il prossimo 4 ottobre, per un solo giorno, distribuito da Nexo Digital (qui l'elenco delle sale).

In occasione della promozione legata all'evento cinematografico e al dvd (che uscirà il 17 novembre per Universal, insieme alle versioni Blu-ray, CD e vinile) abbiamo fatto una chiacchierata telefonica con l'iconico Tony Iommi, re della sei corde, nonché co-fondatore della band e gran maestro dell'heavy metal. 

Il film-concerto è molto bello e a modo suo toccante. Come ti sei sentito, quella sera, sapendo che era l’ultima volta coi Black Sabbath? Eri emozionato?
Sicuramente. È stata una serata speciale, proprio particolare. Vedevo i visi di tutti i fan, laggiù, e c’erano persone che scoppiavano in lacrime… ecco, è stato bello, ma anche piuttosto triste e malinconico. Con ogni probabilità quella è stata l’ultima volta che ho suonato certi pezzi, quindi è stato molto toccante a livello emotivo anche per me. Davvero.

Come è stato andare in tour insieme dopo tanti anni? Le dinamiche sono cambiate, immagino…
È stata davvero una bella esperienza andare nuovamente in giro con loro. Ci siamo divertiti e poi, sai… siamo tutti cresciuti, maturati… ognuno ha fatto la sua parte egregiamente ed è stato un bel tour.

Ok, ma ricordo di avere letto che tu eri l’unico membro della band che ancora beveva e ti lamentavi del fatto che gli altri erano tutti molto ligi, invece… fa sorridere, se si pensa all’immagine classica dei Black Sabbath come rock band dedita agli eccessi!
(Ride) Sì… però dobbiamo ricordare che quell’immagine “rock” arriva dal tempo in cui eravamo tutti molto giovani e ci piaceva fare casino, pazzie, esagerare… alla fine crescendo, invecchiando, cambi inevitabilmente. E prendi la vita in modo differente. Ti tratti diversamente. È vero però: questa volta nessuno di loro poteva bere e io ero l’unico che ancora lo faceva. Vedi, per me andare a farsi un bicchiere assieme è sempre stato un fattore importante per comunicare, per scambiarsi vedute e confrontarsi. Significava trovarci insieme, tutti quanti, e parlare del gruppo, di musica o di altre cose… quando riuscivamo a vederci così era fantastico. Il bar, per noi, era come un luogo speciale dove fuggire dal resto, dove potevi bere qualcosa, rilassarti e chiacchierare. Questa volta però non abbiamo avuto modo di farlo, perché ognuno aveva bisogno dei propri spazi, aveva cose da seguire che lo tenevano occupato o semplicemente voleva stare lontano dalla tentazione del bere. Io stesso, a quel punto, mi sono trovato ad andare molto poco al bar. Ed è stato un peccato perché è mancato il momento di condivisione. Abbiamo anche provato a vederci tutti insieme al mattino, facendo colazione, con una bella tazza di caffé in mano… ma non funzionava come quando lo fai al bar bevendo un drink!

So che hai supervisionato di persona il mixaggio e la realizzazione del film…
Sì. È un procedimento molto difficoltoso. Ho lavorato a stretto contatto con tutto lo staff della produzione e le persone che hanno girato, fondamentalmente mi sono occupato dei suoni e del mixaggio, quindi di ciò di cui mi intendo di più. Però è molto duro come lavoro, specialmente quando ci si occupa di musica dal vivo. E la difficoltà aumenta se tu sei una delle persone che è stata in tour e ha suonato il materiale che poi devi rivedere… non è semplice valutare con distacco.

Negli ultimi mesi più volte si è letto di un tuo progetto musicale con Brian May dei Queen... è tutto vero? Cosa dobbiamo aspettarci?
Oh sì, ne abbiamo parlato molte volte, Brian ed io, negli ultimi anni. Credo che al momento giusto lo faremo sicuramente. Ho visto Brian un paio di mesi fa, è venuto a trovarmi a casa mia: abbiamo passato una bella giornata e abbiamo ancora ragionato sulla possibilità di mettere in piedi un progetto insieme… lui ora è molto impegnato con i tour e le date dal vivo, io ho finito da poco il lavoro sul film, che mi ha tenuto occupato per molti mesi, e ho ancora diverse cose legate ai Sabbath di cui occuparmi. Ma appena ci sarà l’opportunità di fare qualcosa assieme, lo faremo. È solo questione di incastrare i rispettivi impegni.

Hai idea di tornare su un palco nel futuro prossimo? Ti manca suonare live?
Certo, lo voglio fare. Amo suonare dal vivo: è la cosa che più mi piace. Suonare live, alla fine, è il senso di tutto quello che faccio da sempre. Per parecchio tempo sono stato lontano dai palchi perché la vita che fai quando suoni in giro è molto dura... sei sempre in movimento, su un aereo… ma alla fine la cosa più bella al mondo è trovarsi su un palco. Il problema è che per farlo devi muoverti, adottare uno stile di vita molto duro, che io non reggo più come una volta.

Hai qualcosa in cantiere, a livello di nuova musica?
Dal giorno seguente la fine del tour dei Sabbath mi sono occupato al 100% del film, perché è stato un processo davvero lungo e ci vuole molto tempo se lo si vuole fare per bene. Editare il suono e le immagini è un lavoro complesso, poi tutti dovevano essere d’accordo sul risultato e hanno dovuto dire la loro… quindi fino a ora mi sono occupato sostanzialmente solo di quello. Ma ho trovato il tempo di fare alcune attività per beneficenza, questo sì. Devo dire che dopo essermi riposato un po’, non vedo l’ora di riprendere a scrivere musica. Ho voglia di fare cose nuove.

Ho visto che nell’ultimo tour hai usato una replica della tua vecchia SG “Monkey”; la suoni ancora o nel frattempo hai trovato un altro strumento che ti soddisfa?
L’ho usata per un po’, sì… è stata fatta appositamente per me da un liutaio, è un bello strumento. Però sono troppo abituato a suonare le mie chitarre di sempre: la trovo ottima, comunque… ben costruita e realizzata.

Possiedi molte chitarre? E quali sono le tue preferite?
Non ne ho molte ormai. In passato ne ho avute davvero tante, una collezione, ma il fatto è che finisci per non usarle mai tutte… anzi parecchie non le tocchi nemmeno, oppure non vanno bene per essere usate dal vivo, per vari motivi. Quindi ora ne ho, credo, una quindicina al massimo… tanti dei miei strumenti sono stati venduti alla catena Hard Rock Café per le loro esposizioni. È difficile scegliere fra le mie chitarre, ma se dovessi indicarne una direi una delle SG che la Gibson ha creato appositamente per me, quelle della signature series. Anche le Jaydee custom fatte per me mi piacciono molto… ma è difficile scegliere, davvero. Anche perché le uso tutte, senza problemi.

Tony, sappiamo delle tue traversie di salute. Come stai ora? Sembri in formissima…
Oh sì! Sto bene. Mi sottopongo regolarmente a dei controlli medici ogni sei settimane. E devo dire che ora, che il tour è finito e posso riposare di più, le cose vanno davvero bene. La situazione è molto migliorata, perché sai… spostarsi e volare costantemente si ripercuote sulle mie cellule ematiche ed è un problema, visto che ho sofferto di una neoplasia ematologica. Quindi riprendendo una vita regolare e facendo check-up continui direi che la situazione ora è buona e sotto controllo. Mi sento bene e sono ottimista.

Una curiosità: tu hai suonato brevemente nei Jethro Tull e con loro hai partecipato alle riprese del “Rolling Stones Rock’n’Roll Circus”. Hai qualche ricordo di quell’esperienza?
Sì, mi ricordo alcune cose. È stata davvero un’esperienza speciale, per me. All’epoca suonavo già con la mia band, con la formazione classica, ma non ci chiamavamo ancora Black Sabbath: eravamo gli Earth. E poi sono entrato brevemente nei Jethro Tull, che dovevano partecipare a queste riprese… così, all’improvviso, mi sono trovato a lavorare con John Lennon, gli Stones, gli Who e tutte queste star che mai avevo incontrato e mai pensavo avrei conosciuto… come dire: per me è stato quasi uno shock, trovarmi in mezzo a loro! Ma mi sono divertito molto, è stato piacevole. Non mi pare di avere parlato molto con Brian Jones, ma sono sicuro di avere scambiato parecchie chiacchiere con Mick Jagger, che come al solito faceva l’istrione… comunque ricordo che giravano parecchie droghe e Brian era decisamente preso da queste faccende: era fuori di testa in quel periodo, si vedeva chiaramente.

[Andrea Valentini]

Segui Rockol su Instagram per non perderti le notizie più importanti!
Scheda artista Tour&Concerti Testi
JIMI HENDRIX
Scopri qui tutti i vinili!

© 2019 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini fotografiche rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, quindi, libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.