IFPI, il report annuale 'Connecting with music' riapre la questione del 'value gap'

L'IFPI (International Federation of the Phonographic Industry), l'organizzazione che rappresenta gli interessi dell'industria discografica a livello mondiale, ha pubblicato l'annuale report "Connecting With Music", basato su un'indagine condotta su un campione di utenti di internet di età compresa tra i 16 e i 64 anni e provenienti dai tredici paesi con i maggiori mercati musicali.

Secondo il report il 45% delle persone intervistate ascolta musica attraverso servizi di streaming: ciò nonostante, le piattaforme di streaming video continuano ad essere utilizzate in maniera importante per ascoltare musica. Secondo i dati raccolti dall'IFPI le persone intervistate hanno trascorso il 55% del tempo per ascoltare musica sulle piattaforme di streaming video e YouTube occupa da solo il 46% (i dati riaccendono i riflettori sulla questione del "value gap").

Restringendo il campo agli intervistati di età compresa tra i 13 e i 15 anni, il report dell'IFPI dice che l'85% di questi ascolta musica dalle piattaforme di streaming audio o video: il 33% ha sottoscritto un abbonamento personale e il 36% un abbonamento per tutta la famiglia.

Negli ultimi sei mesi 50% degli utenti complessivi di internet ha pagato per ascoltare musica su piattaforme di streaming titolari di licenze: in Messico lo ha fatto il 75% degli utenti, in Brasile il 66% (negli Stati Uniti il 48%, nel Regno Unito il 43%).

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