Spotify e Le Quattro Stagioni. Una storia di musica, legge e borsa. (1 / 5)

Spotify e Le Quattro Stagioni. Una storia di musica, legge e borsa.

Non è delle Quattro Stagioni di Vivaldi che si parla qui, ma di quelle di Frankie Valli. Se ne parla perché dei suoi Four Seasons fu membro fondatore anche il meno noto Robert Gaudio, prolifico autore di molte loro canzoni tra le quali “Can’t take my eyes off you” che rivisse una seconda giovinezza nella colonna sonora de “Il cacciatore”.

Lo scorso 18 luglio Gaudio intentò causa contro Spotify presso la corte federale di Nashville insieme alla società di publishing Bluewater Music Services Corporation, accusando la piattaforma di audio streaming svedese di violazione del copyright per avere inserito nel proprio gigantesco catalogo alcune sue opere per le quali non disponeva della licenza sui diritti meccanici (i diritti, cioè, relativi alla registrazione – “sound recording” - e non alla composizione di per sé). I legali di Spotify avevano subito replicato con una mozione che, per l’industria musicale, equivale a una granata alla quale è già stata staccata la spoletta perché contiene l’assunzione che il proprio cliente non avrebbe l’obbligo di pagare licenze per diritti meccanici in ambito streaming. Nella memoria depositata da Spotify, senza mai citare esplicitamente i “diritti meccanici”, si argomenta che il ricorso alla tecnologia streaming non comporta né riproduzione né distribuzione di brani e che, pertanto, quei diritti per Spotify sia impossibile violarli. Uno stralcio originale recita così: "In short, the act of streaming does not reproduce copies of sound recordings or musical compositions, and equally does not distribute copies of either sound recordings or compositions". 

Oh oh. 

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