NEWS   |   Italia   |   14/09/2017

Caparezza prigioniero e carceriere nel nuovo album 'Prisoner 709': 'Il mio disco più cupo.' - VIDEOINTERVISTA

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Sarà una bella sorpresa "Prosopagnosia", la traccia d'apertura di "Prisoner 709", il nuovo disco di Caparezza, per quanti negli anni abbiano travisato con pervicacia canzoni come "Vieni a ballare in Puglia" o "Fuori dal tunnel": su un beat cupissimo e sincopato la voce di Michele Salvemini è praticamente irriconoscibile, mentre sciorina un flow spigoloso e claustrofobico.

Benvenuti nella prigione dove il rapper di Molfetta si è ritrovato un paio d'anni fa, quando un deficit auditivo - l'acufene, o tinnitus, malattia professionale che negli anni ha colpito schiere di rockstar, da Pete Townshend a Jeff Beck, passando per Neil Young, Ozzy Osbourne, Eric Clapton, Phil Collins, Chris Martin, Noel Gallagher ed Anthony Kiedis, solo per citarne alcuni - l'ha costretto a fermarsi e pensare.

"Dopo tanti anni mi sono sentito intrappolato", ha raccontato lui oggi, giovedì 14 settembre, alla stampa, convocata in un capannone alla periferia sud di Milano per la presentazione del lavoro, alla realizzazione del quale hanno preso parte ospiti d'eccezione come Max Gazzé, John De Leo e Darryl McDaniels, storico membro del leggendario trio newyorchese dei Run DMC. Seduto in mezzo a un doppio cerchio di postazioni dalle quali i giornalisti lo tempestavano di domande, Caparezza si è quasi abbandonato a una seduta di autocoscienza: "La musica mi ha dato tanto ma mi ha anche tolto tanto. Del resto, tutte le cose belle della vita - la famiglia, dei figli - ti costringono a fare delle rinunce. E per la musica sono stato costretto a rinunciare a un po' di udito", ha scherzato l'artista, "Si può dire che il disco l'abbiate sentito meglio voi di me, che l'ho registrato. Del resto, la musica la amo e la odio: di certo, non nutro nei suoi confronti la venerazione che provano tanti".

"E' vero, il primo brano del disco è molto angosciante", ha proseguito il rapper: "E' un pezzo dove vomitavo tutto quello che sentivo, e una volta espletato questo processo catartico, mi sono scoperto a scrivere canzoni quasi noise, per niente facili".

"Prisoner 709" - "Nel disco si rincorrono parole di sette o nove lettere, come 'Michele O Caparezza', 'ragione O religione'", racconta lui a proposito del titolo - è effettivamente l'album più cupo mai consegnato dall'artista al suo pubblico: "Un disco non deve piacere, ma esistere", osserva Salvemini, "La logica del disco che deve piacere porta alla pubblicazione di dischi piacioni. Ci sono professionisti a cui piace farli, e va benissimo: ma quando mi metto a scrivere l'unico referente che ho è me stesso. A me piacciono le canzoni senza ritornello, e non vedo limiti nei generi, ma al massimo nelle persone. Volevo dare un senso a questo settimo album [anche qui, sette o nove album, considerando i primi due mixtape pubblicati sotto lo pseudonimo Caparezza, ndr], in un'epoca in cui i dischi considerati più belli sono sempre i primi".

"Però sia chiaro, 'Prisoner 709' non è un disco sulla psicologia", tiene a precisare il cantante: "Quella è una materia complessa, ci sono dei professionisti che se ne occupano, non ho la pretesa di spiegarla. Però è un argomento che mi interessa, e io voglio entrarci nel profondo". Eppure questo percorso di (auto)analisi musicale ha un capolinea: "Sì, proprio all'interno del disco, anzi, alla fine. L'ultima canzone di intitola come la prima, ma con un'importante differenza nella dizione: 'Prosopagno sia!'. Nel senso: presa coscienza della mia condizione accetto le angosce che ne derivano, e vado avanti. Anche perché non sopporto i vittimismi".

Il tema di questo concept album - "Anche se lo definirei più un album tematico", dice lui - verrà riversato anche nel tour, che prenderà il via il prossimo 17 novembre per concludersi il 7 dicembre a Torino passando per Bari, Firenze, Bologna, Napoli, Roma, Montichiari, Padova e Milano: "Farò provare a chi viene a vedermi il concetto di prigionia e liberazione. Come? Non saprei dirvelo, perché sono ancora in fase di liberazione".

Che fine ha fatto, alla fine, il Caparezza spensierato che il pubblico italiano era abituato a conoscere, e spesso a fraintendere (anche se di eventuali barriere col pubblico lui non si preoccupa: "Da piccolo mi piaceva 'La voce del padrone' di Franco Battiato: non capivo niente di quello che diceva, eppure c'era qualcosa che mi affascinava. Mi auguro che succeda anche con i miei dischi. Del resto, la gente che è abituata ad adorare canzoni in inglese senza capire una parola del testo: può sempre fare finta che le mie canzoni siano cantate in inglese")? "Vorrei rassicurarvi, non sono depresso, ma felice e sereno. Ho solo affrontato un po' di miei fantasmi, e li ho fatti fuori". Nel modo più cupo possibile? "Sì, in effetti non sono mai stato così dark", ci ha raccontato Caparezza ai margini della conferenza stampa: "Ma in senso positivo, però. Del resto state parlando con uno che è fan dei Cure...".

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