Soul System: siamo ‘White Niggas’ e celebriamo il multiculturalismo: la videointervista

Soul System: siamo ‘White Niggas’ e celebriamo il multiculturalismo: la videointervista

Si definiscono “White Niggas”, che vuol dire neri bianchi, ma in realtà è un modo per esprimere la volontà di celebrare la diversità e l’abbattimento delle barriere culturali. E proprio “White Niggas” è il singolo scelto dai Soul System per lanciare l’album “Back to the future” che esce venerdì 8 settembre, disco d’esordio della band vincitrice della decima edizione di X-Factor. “L’espressione ‘White niggas’ racchiude la nostra mentalità: siamo tutti uguali e uniti dalla musica. È il nostro messaggio d’integrazione multiculturale. La diversità è una risorsa, non un limite. Una nazione con questa mentalità è una nazione ricca. E poi la nostra storia parte della passione comune per Michael Jackson che è stato il primo white nigga… in tutti i sensi”.

Il nucleo dei Soul System si è formato in una chiesa evangelica. “È stato Gesù a riunire queste cinque teste bacate”, scherzano. “In cinque avevamo una sola auto, una Clio senza sedili dietro. Siamo nati come band che faceva caciara. Suonavamo alle sagre in Veneto. ‘Chiamiamo i putei neri’, dicevano. Ci divertivamo, ma suonavamo musica elementare”. La svolta è avvenuta nel 2016, quando Don Jiggy, Leslie, Joel, David (tutti di origini ghanesi) e Alberto hanno deciso di concentrarsi esclusivamente sulla musica. Nell’autunno 2016 sono entrati a X-Factor, uscendone vincitori. “È stata la nostra università, ci ha fatto crescere soprattutto a livello discografico, ora ci dobbiamo affermare nel mondo lavorativo”.

“Back to the future” giunge dopo l’EP “She’s like a star” pubblicato poco prima della vittoria. L’hanno chiamato come il titolo originale del film “Ritorno al futuro” perché amano utilizzare sonorità anni ’80 e ’90. È una miscela derivativa di pop, funk, soul, hip-hop, dance. Abbondano echi, citazioni e campionamenti, da “What is love” di Haddaway a “Narcotic” dei Liquido, passando per i Black Eyed Peas. “Sono riferimenti che abbiamo cercato di modernizzare, dando un’impronta Soul System”. E cioè? “Ci piace il funk. L’hip-hop old school. L’impronta Soul System è l’energia che ci mettiamo dentro, è il rap nel funk, è il basso slap, è la tastiera che swagga. È il groove”. I componenti della band veneta hanno fra i 25 e i 30 anni: come hanno assimilato certe influenze? “Sono gli ascolti dei nostri genitori. I nostri amici ascoltavano musica commerciale, noi eravamo delle mosche bianche. Ma è quel che ci ha permesso di diventare quel che siamo ora”.

I Soul System hanno fatto un disco che guarda all’estero e sperano di portarlo prima o poi in Europa. “È un prodotto internazionale made in Italy. L’Italia è pronta a fare un passo in avanti. Se uno ascolta Bruno Mars può ascoltare anche noi”. L’album non contiene featuring, ma loro vedrebbero bene Tiziano Ferro cantare “Swagga time” o “Funky rub”. I pezzi li hanno composti da sé, tranne “Satisfaction”, di Lorenzo Fragola e Lindy Robbins, che ha scritto per Selena Gomez, Jason Derulo, Demi Lovato, One Direction. “Ce l’hanno proposto. Aveva le nostre sonorità e caratteristiche, ci è piaciuto subito”. Stanno finendo il tour estivo e preparando quello autunnale. Quando parlano dei propri concerti abbandonano ogni modestia: “Siamo una bomba. Ci piace vedere adulti e ragazzini che swaggano accomunati dalla voglia di divertirsi, da un senso di libertà e gioia. In questo somigliamo ai Black Eyed Peas. Anzi, qualcuno potrebbe pure dire che siamo i Black Eyed Peas italiani”. Di sicuro i genitori dei cinque sono contenti: “Sono ipermegafelici, ma solo dopo X Factor hanno cominciato a prenderci sul serio. Tipo: ‘Ah, ma allora suoni la batteria? Ma da quanto tempo?’”.

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