Jovanotti dall' iTunes al nuovo disco: 'A volte sbaglio, ma faccio musica vera'

Jovanotti dall' iTunes al nuovo disco: 'A volte sbaglio, ma faccio musica vera'
Martedì 21 dicembre 2004: in clima di celebrazioni natalizie, tra calici di spumante e fette di torta, Lorenzo Cherubini e la Universal convocano i giornalisti per parlare di “Jova Live 2002”, il doppio album virtuale (al prezzo di un singolo, 9,99 euro, vedi News) venduto in formato digitale in esclusiva sulla piattaforma di iTunes Music Store (subito in Italia e in altri otto paesi europei, Spagna, Austria, Belgio, Finlandia, Grecia, Lussemburgo, Olanda e Portogallo; la Germania seguirà a partire dall’11 gennaio 2005). Ma il discorso e le attenzioni scivolano inesorabilmente sul disco “vero” prossimo venturo, il seguito di quel “Il quinto mondo” risalente ormai a tre anni fa (inizio 2002) che si intitolerà, forse, “Buon sangue” e sarà nei negozi, probabilmente, dall’8 febbraio prossimo (vedi News). Immutabile nel suo aspetto simpaticamente freak da eterno ragazzo (ma il tempo vola, e Lorenzo oggi di anni ne ha 38) lui non vorrebbe parlarne, scaramanticamente timoroso di rovinare qualcosa mentre il lavoro è in corso d’opera: ma, entusiasta com’è, non ce la fa a frenare la lingua più di tanto. “Sull’hard disk del mio ProTools in questo momento ci sono 29 pezzi più o meno rifiniti, tante idee che si propagano a raggiera e che ora è il momento di riportare verso un centro. Tra una cosa e l’altra, sono in studio dal mese di febbraio e a ottobre avevo in mano un disco finito. Ma sapete come succede ai minatori: si appoggiano a un muro, quello crolla, e da lì scoprono una nuova vena da scavare. E’ accaduto proprio questo, e ora sto mettendo i pezzi vecchi insieme alle idee nuove. Sta venendo fuori un album fortissimo, diretto e comunicativo, un album di canzoni ma anche di sperimentazione: anche se un disco davvero compatto, alla Battiato, da me non lo avrete mai”. Neppure il titolo è ancora sicuro: “Avevo pensato di chiamarlo ‘Buon sangue’ perché quello è il titolo di uno dei pezzi centrali del disco, ma non ho ancora deciso. Sto lavorando con gente nuova, con team diversi, ma i nomi non ve li rivelo. Ho ricominciato ad avere un confronto reale con le persone che mi stanno intorno, ad accettare la dialettica e punti di vista anche critici. Oggi ho una squadra tutta nuova, un nuovo management e una casa discografica, la Universal, rinnovata e più forte che mai. I rapporti con Michele Centonze? Siamo in causa, si sono interrotti praticamente dal 1999. Rispetto a me ha altre idee e un altro modo di lavorare, ma insieme abbiamo fatto cose bellissime”. Parole d’elogio e d’affetto fioccano invece per il primo mentore, Claudio Cecchetto. “Resta una delle persone più importanti della mia vita. Se si parla di pop, di comunicazione, è l’uomo più geniale che io abbia mai conosciuto. Mi ha sempre detto con sincerità quello che pensava e, sul lavoro, i suoi consigli sono sempre fondamentali: il che non vuol dire che poi io li segua”… E che ne pensa di Dj Francesco, che qualcuno considera il successore del Jovanotti prima maniera? “Gli voglio bene, è simpatico, una persona molto piacevole. Ha un sacco di qualità: è prodotto da Cecchetto, è figlio di Roby Facchinetti ed è anche un mio fan… Ma non credo che sia molto simile a me: quando ho cominciato io il mondo era molto diverso da oggi, avevo alle spalle dieci anni di esperienza come dj e ‘Jovanotti for president’ è stato un disco innovativo, il primo album di hip hop italiano alla Beastie Boys”.
Lo stesso gusto per la sperimentazione caratterizza la nuova impresa di un disco venduto in esclusiva sotto forma di download. “Non aveva senso mettere nei negozi un album così, ma non fraintendetemi: questo è un disco di valore, molto superiore al live del 2000 “Autobiografia di una festa”). Io e Saturnino abbiamo risentito le registrazioni del tour del 2002, cosa inusuale per me, e ci siamo resi conto di quanto potente, forse persino troppo, fosse quella band, quanta libertà e improvvisazione ci fosse in quei concerti. Più che 16 canzoni, qui, ci sono due ore di flusso musicale, una grande jam con una big band di 18 persone sul palco… Il concetto è quello che poi è sfociato nel Collettivo Soleluna, un progetto che tra l’altro andrà avanti. Molti musicisti hanno suonato anche nel mio prossimo disco di studio, due sono nell’album nuovo dei Negrita. Non ci sono ritocchi, non ci sono click e sequencer ma l’onda naturale del funky, tutto mixato su un Nieve in alta qualità. Ho scelto iTunes perché è la struttura più avanzata per diffondere musica on-line. La possibilità di scaricare musica da Internet, mi sembra, sta restituendo all’ascolto della musica una ritualità che sembrava perduta per sempre”.
Poi si torna a parlare del periodo di assenza ("In mezzo c'è stata la vita, il bello e il brutto, le idee perse e ritrovate, rapporti che si sono sfasciati e altri che si sono ricostruiti") e della lunga gestazione del nuovo album: c’è il rischio di perdere la mira, a forza di tenere le idee a bagnomaria, di rifinire e di sviluppare? Come il Baglioni ai tempi di “Oltre”? “Ho ben presente quel che successe allora, ai tempi io e Cecchetto lavoravamo anche noi con la Sony e di quel disco si cominciò a parlare quasi come di un episodio biblico. Ne sto tenendo conto, ma non dimentichiamo che De André ci metteva cinque anni, anche dieci, a fare un disco. E che Baglioni, allora, arrivava da un successo molto più grande del mio ultimo disco”.
Già, “Il quinto mondo” non ha avuto esiti molto soddisfacenti, sul mercato… “Vero, ma ha pur sempre venduto 270 mila copie. E a riascoltarlo oggi mi sembra ancora un buon disco, pur con tutte le sue ingenuità. Soprattutto, com’è sempre stato per me, era un disco vero, il disco di un uomo che non cerca consensi e che rivendica il diritto di sbagliare, di prendersi le sue libertà rispetto alle aspettative del pubblico e di chi gli sta intorno. Dentro ci sono delle cose che oggi mi fanno sorridere o incazzare, ma io sono così, a differenza di tanti colleghi non mi sono mai autoprotetto. Di errori ne ho fatti e ne farò ancora: ma in fondo sono scemenze, se si ha talento se ne viene fuori”. E il Jovanotti “politico”? Quello che accompagnava Bono in visita ai potenti e che interveniva sulle questioni calde del momento? “Si farà ancora vivo, la mia passione civile è più forte che mai, cresce man mano che il mondo diventa più complicato: stavolta però cercherò di evitare le strumentalizzazioni. Bono? E’ stato uno degli incontri più importanti della mia vita, per me è come un papa. Ha ragione chi ha scritto che ogni nuovo disco degli U2 è un po’ come un’enciclica”.
Emerse anche il lato spiacevole della medaglia quando, era il gennaio 2002, Jovanotti si buttò nella mischia televisiva per promuovere il singolo antimilitarista “Salvami”: le polemiche (in Parlamento, persino) che accompagnarono la sua maratona televisiva settimanale (vedi News), gli assalti verbali di Sgarbi a “Porta a porta”… “Dobbiamo proprio parlarne, oggi che si celebra il Natale e il solstizio d’inverno?”, scherza Lorenzo. “Per me è stata una sorta di ‘Apocalypse now’, come attraversare il fiume Mekong. O meglio, una settimana di Passione, e ‘Porta a porta’ è stato il mio venerdì santo… Ci soffro ancora, a pensarci, non ho ancora rimosso. Ma è stata anche una grande avventura, e una grande lezione in comunicazione”.
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