Petizioni negli USA: via le statue dei Confederati, al loro posto statue di Britney Spears e Missy Elliott

Petizioni negli USA: via le statue dei Confederati, al loro posto statue di Britney Spears e Missy Elliott

Nel caso (probabile) che non abbiate seguito da vicino la vicenda, negli Stati Uniti è in corso un vivace dibattito: se sia giusto rimuovere da dove si trovano - i luoghi pubblici delle città - le statue che raffigurano alcuni esponenti di spicco della Confederazione.
La Confederazione - o meglio, gli Stati Confederati d'America - è stata una nazione autoproclamata di 11 degli Stati Uniti d'America, ed è esistita dal 1861 al 1865. La Confederazione fu originariamente costituita da sette stati – South Carolina, Mississippi, Florida, Alabama, Georgia, Louisiana e Texas – del sud degli Stati Uniti, la cui economia era in buona parte dipendente dall'agricoltura, in particolare dalle piantagioni di cotone, e quindi dal lavoro degli schiavi. Dopo l'elezione a Presidente degli Stati Uniti di Abramo Lincoln, avvenuta  nel novembre del 1860, conoscendo l'orientamento nettamente contrario di Lincoln in merito alla schiavitù - prima del suo insediamento alla Casa Bianca, cioè nel febbraio 1861, quegli stati costituirono la Confederazione, che il Governo degli Stati Uniti considerò illegale (e ne seguirà la Guerra Civile Americana).
Dopo l'inizio, in aprile, della Guerra Civile, altri quattro stati schiavisti si unirono alla Confederazione - Virginia, Arkansas, Tennessee e North Carolina – poi alla Confederazione si aggregarono anche Missouri e Kentucky.
La Guerra Civile iniziò quando i Confederati attaccarono Fort Sumter il 12 aprile del 1861, a Charleston, in South Carolina, e si concluse all'inizio del 1865, quando la Confederazione si arrese alle forze preponderanti degli unionisti. La Guerra Civile Americana costò 620.000 vittime fra i militari.


Il dibattito in corso negli Stati Uniti riguarda, come si diceva, l'opportunità che i monumenti innalzati a civili e militari che sostennero o combatterono per la causa della Confederazione siano rimossi o se non debbano essere lasciati dove si trovano in quanto, ormai, reperti storici.
Ovviamente questo dibattito è in parte strumentale, in quanto alimentato dalla contrapposizione politica alla presidenza di Donald Trump, ed è stato infiammato dai disordini avvenuti durante la marcia dei suprematisti che si è tenuta a Charlottesville, in Virginia, il 12 agosto.

Perché abbiamo riassunto tutto questo?
Perché al dibattito sul "sì" o "no" alle vestigia storiche della Confederazione non è rimasto estraneo il mondo dello spettacolo.
Ci sono state prese di posizione da entrambe le parti. La famiglia di Johnny Cash si è detta "disgustata" dal fatto che alcuni dei suprematisti indossassero T-Shirt con il volto del cantante; dall'altra parte, il popolarissimo musicista country Charlie Daniels si è detto contrario alla rimozione delle statue, sostenendo che sarebbe un gesto analogo a quanto ha fatto l'ISIS distruggendo siti archeologici nelle terra conquistate.


Erano testimonianze di una storia che a loro non piace, e le hanno distrutte. A questa stregua, bisognerebbe cancellare le testimonianze di tutto quello che a qualcuno non piace per non offendere nessuno. Bisognerebbe anche eliminare le statue di George Washington e Thomas Jefferson, Presidenti degli Stati Uniti ma anche possessori di schiavi. Se qualcosa non ci piace, basta che non lo consideriamo, come faccio io e come dovrebbero fare tutti.


(Da noi in Italia il dibattito sorto negli Stati Uniti ne ha generato uno analogo sui monumenti e sugli edifici del periodo del ventennio fascista).

Su una nota più leggera, c'è da segnalare l'iniziativa di un paio di gruppi di fan organizzati, che hanno lanciato petizioni affinché le statue dei Confederati vengano sostituite da statue di Britney Spears ("una vera eroina moderna, nata in Louisiana") e di Missy Elliott (nata a Portsmouth, in Virginia).

 

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