Quella volta che David Bowie conobbe Lou Reed (o no?)

Quella volta che David Bowie conobbe Lou Reed (o no?)

La prima volta che David Bowie andò in America fece il giro di tutti i locali dove si suonava grande musica. Era come un bambino davanti alla cioccolata. Quando passò davanti all’Electric Circus, il nightclub più alla moda di quegli anni, sito al 19-25 di St. Marks Place, tra la Seconda e la Terza Avenue, nell’East Village, capì che era un uomo fortunato, perché quella sera si esibivano i Velvet Underground. Fu uno show memorabile, con una “Heroin” fantasmagorica, con una “Waiting For The Man” imbattibile.

Alla fine del concerto Bowie andò nei camerini a far visita alla band e si stupì nel vedere Lou Reed amabile e alla mano come non aveva mai immaginato potesse essere. Bowie passò più di un’ora con Lou e gli disse quanto era stato importante per lui, con la sua musica e le sue provocazioni.

Si salutarono affabilmente e ognuno tornò da dov’era venuto: Bowie nella sua stanza d’albergo e Lou a casa propria. Una settimana più tardi, mentre parlava con un amico americano, Bowie raccontò di quell’incontro. Il suo amico lo ascoltò corrugando la fronte, poi disse: “Che cosa vuoi dire quando dici che hai parlato con Lou Reed?”.

“Sì, ti assicuro, ho parlato più di un’ora con lui dopo il concerto.”

“David”, gli disse l’amico, “Lou Reed ha lasciato i Velvet Underground da anni. Quello con cui hai parlato era Doug Yule.”

Ecco perché era così affabile.

Questo aneddoto è tratto da “Rock Bazar”, un libro di Massimo Cotto edito da Vololibero Edizioni e Virgin Radio, che raccoglie 575 racconti tratti dall’omonima trasmissione radiofonica che narra storie vere e leggende, eccessi e follie delle rockstar.

 

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