'Divo Nerone', cronaca di un insuccesso che potrebbe finire nelle aule di un tribunale

'Divo Nerone', cronaca di un insuccesso che potrebbe finire nelle aule di un tribunale

"Vogliamo fare di 'Divo Nerone' un musical totalmente internazionale ma residente a Roma: un punto di riferimento, insomma, come lo sono stati 'Cats' per Broadway a New York e 'Il fantasma dell'opera' a Londra". Così Jacopo Capanna, uno dei titolari della produzione di "Divo Nerone", raccontava a Rockol gli obiettivi che si era posto con lo spettacolo sulla vita dell'imperatore romano, che sarebbe stato ospitato dalla Capitale da giugno fino alla fine di luglio, per un totale di 50 spettacoli. Era lo scorso gennaio e al debutto di "Divo Nerone" mancavano ancora quattro mesi.
Le intenzioni sembravano ottime. Per l'opera rock, così come lo spettacolo era stato definito, si era addirittura deciso di costruire un palco apposito: la "Domus Arena", costruita sul tempio di Eliogabalo all'interno della Vigna Barberini sul Colle Palatino, proprio di fronte a Colosseo e Fori Imperiali, comprendente un palco lungo 36 metri e profondo 24 e una tribuna che avrebbe ospitato fino a 3.000 persone. Il cast stellare: testi di Franco Migliacci, due volte vincitore del premio Grammy con "Nel blu dipinto di blu" (di cui era co-autore: la canzone, nel 1958, vinse il Grammy per la "Canzone dell'anno" e per il "Disco dell'anno"), scenografie dei premi Oscar Dante Ferretti e Francesca Lo Schiavo, costumi del premio Oscar Gabriella Pescucci e la partecipazione di Luis Bacalov (altro premio Oscar) alle musiche. E poi i cantanti-attori (12) e i ballerini-acrobati (26).
Sul costo del progetto Capanna non si era sbilanciato (si era parlato di 6 milioni di euro): "È sicuramente una produzione molto importante che è costata parecchio, molto più del costo medio di un film", ci aveva detto. Dopo le difficoltà incontrate nel trovare gli attori giusti per lo spettacolo, "Divo Nerone" - che avrebbe dovuto andare in scena già nell'estate dello scorso anno - aveva finalmente una data di debutto ufficiale, fissata per il 1° giugno.

Che qualcosa non stesse funzionando lo si era capito già quando, ed era la fine di maggio, alcuni dei 49 spettacoli in cartellone erano stati cancellati. Lo stesso debutto era stato posticipato di qualche giorno. E come dimenticare le polemiche per la grande arena sul Colle Palatino? Pochi giorni prima della prima - perdonate il gioco di parole - sulle pagine del quotidiano L'Osservatore Romano l'archeologo Adriano La Regina, soprintendente alle antichità di Roma dal 1976 al 2004, aveva commentato: "Le proporzioni sono fuorvianti, il materiale incongruo: esistono strumenti più efficaci e meno dannosi, invadenti e volgari per la ricostruzione ideale di un monumento antico". All'ex soprintendente aveva risposto direttamente il Ministro dei Beni Culturali Dario Franceschini: "Non ci sono rischi per la tutela. La struttura non è permanente, sta lì qualche mese, poi verrà smontata. In questo tempo porterà molte entrate".
Sì, perché "Divo Nerone" - almeno secondo le intenzioni - doveva essere un'attrazione anche dal punto di vista turistico: e infatti nel cartellone non c'erano solamente spettacoli in lingua italiana, ma anche in lingua inglese. Il 3% del ricavato della vendita dei biglietti - costo minino 45 euro per la terza gradinata, costo massimo 180 euro per la platea senatori - sarebbe stato utilizzato per i restauri della Domus Aurea, la grande villa di Nerone non ancora tornata del tutto alla luce.

Il debutto non era stato entusiasmante: si era parlato più della disorganizzazione (ritardo di oltre un'ora, liti, lunghissime file in cassa e ai controlli) che dello spettacolo. E le recensioni pubblicate il giorno dopo erano state piuttosto dure.
Le repliche avrebbero dovuto attirare sul Colle Palatino migliaia di spettatori: la media degli spettatori, però, era molto al di sotto di quel numero. Dieci giorni dopo la prima messa in scena, era arrivato uno stop: quello dei vigili urbani, intervenuti per far rispettare una direttiva del Dipartimento per le attività culturali del Comune di Roma perché lo spettacolo era ritenuto non in regola con i decibel - e perché erano state riscontrate alcune irregolarità in materia di sicurezza. In altre parole: spettacoli sospesi. Le autorizzazioni necessarie alla ripresa del "Divo Nerone" erano state poi accordate dal dipartimento tutela ambientale, a patto che non si superassero i 70 decibel in prossimità di ricettori sensibili e purché non si presentasse un reato di abuso edilizio, come riferito a La Repubblica dalla consigliera del I Municipio Nathalie Naim. Perché le "opere temporanee", vale a dire la scenografia e il palco, avrebbero dovuto essere rimosse dalla Vigna Barberini entro 90 giorni.

Lo scorso 9 luglio Dagospia aveva riferito di due interrogazioni parlamentari: una del vice presidente del Consiglio Regionale del Lazio Francesco Storace, l'altra di Rosalia Misseri, attrice coinvolta nel cast per prestare nome e volto al personaggio di Agrippina.
Secondo Francesco Storace "interpreti e figuranti del musical attualmente sospeso hanno accettato ingaggi ridotti rispetto ai compensi percepiti in altri spettacoli, convinti che il patrocinio del Ministero dei Beni culturali e il cospicuo finanziamento di Lazio Innova garantissero solidità al progetto. Ma gli ultimi stipendi non sono stati pagati, gli straordinari non sono stati corrisposti e i contributi versati all'Inps risalgono al mese di marzo".
L'attrice, invece, aveva raccontato: "Abbiamo passato giornate in mezzo alla polvere e senza avere un posto dove poter appoggiare le nostre cose e per le prime tre settimane a dover condividere in 50 persone un unico bagno chimico. La 'Produzione' sin dall'inizio ha inoltre preteso che si facessero ore di straordinario non retribuite. Noi artisti non abbiamo avuto la possibilità di fare prove in costume e siamo stati sottoposti alle continue evoluzioni di completamento della scenografia allestita fino al giorno del debutto creando non pochi problemi di movimento al cast e di concentrazione per lo spettacolo".

I contratti del cast scadono il 10 settembre e attori, acrobati, figuranti e anche direttori di produzione, dopo lo stop degli spettacoli avevano deciso di rivolgersi ai loro avvocati per richiedere il pagamento degli stipendi arretrati prima di rimettere piede sul palco. Nemmeno le ditte che erano incaricate della costruzione del palco erano state pagate e - secondo quanto riferito da Dagospia qualche giorno fa - avevano dichiarato che non avrebbero provveduto allo smontaggio del palco. Che dunque resterebbe lì sul colle palatino anche dopo il 10 settembre, giorno in cui scadono i contratti (se così fosse, il Comune di Roma dovrà provvedere ad avviare le procedure amministrative per incaricare una ditta di ripulire il tutto - i tempi potrebbero essere molto lunghi e la struttura potrebbe restare lì sul Colle Palatino per molto tempo). Nel frattempo, Jacopo Capanna - uno dei titolari della produzione, lo ricordiamo - aveva lasciato ogni carica nella società dietro lo spettacolo, la Nero Divine Ventures spa.

Gli spettacoli avrebbero dovuto riprendere il 7 agosto, consentendo alla produzione di approfittare dei giorni di sospensione per adempiere agli adeguamenti tecnici e organizzativi. Così non è stato: "Divo Nerone" non è tornato in scena e, probabilmente, attori e ballerini non torneranno più sul palco. Qualche giorno fa, i produttori hanno affidato il loro sfogo ad un lungo post pubblicato su Facebook:

"Questo ambizioso progetto lo hanno capito in pochi - che qui ringraziamo per averci sostenuto - e se ha potuto vivere, anche solo per pochi giorni, lo si deve agli imprenditori, ai talenti creativi e allo sforzo dei nostri onesti e validi collaboratori che hanno reso possibile la realizzazione ed il debutto dell’Opera. Ringraziamo anche le loro famiglie che li hanno sostenuti nei momenti critici e che continuano a farlo in questo contesto in cui oltre al fermo della produzione, soffrono per non avere un lavoro, che hanno meritato, ed una paga, che onestamente hanno maturato e che nonostante le molteplici difficoltà sono rimasti legati al posto di lavoro, resistendo insieme alla produzione, ai vili attacchi che abbiamo subito quotidianamente dalla burocrazia e dalla stampa. E’ una follia quella che ha interessato la nostra realtà produttiva negli ultimi mesi, sottoposta alle tante offese e all'incomprensibile, ossessiva, morbosa presa di posizione di alcuni pseudogiornalisti della cronaca romana che hanno saputo costruire ad arte un flop due mesi prima che il progetto venisse alla luce".

Piuttosto che tornare sul palco, "Divo Nerone" potrebbe invece finire nelle aule di un tribunale.
Tra i finanziatori del progetto c'era anche Lazio Innova, società (controllata della Regione Lazio) a sostegno dell'innovazione e il sostegno a piccole e medie imprese e startup. Lazio Innova aveva finanziato "Divo Nerone" con 1 milione e 50 mila euro, entrando - come riferito da La Repubblica - anche nel capitale azionario della Nero Divine Ventures spa. Ora la società ha scelto di chiedere ai promotori dello spettacolo la restituzione di quei soldi, per inadempimento rispetto ai contratti: se i soldi non verranno restituiti entro 30 giorni, si passerà alle vie legali.

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