NEWS   |   Italia / 05/08/2017

Siamo stati ad un concerto della Dark Polo Gang

Siamo stati ad un concerto della Dark Polo Gang

I fan della Dark Polo Gang li riconosci lontano un miglio: bandane annodate intorno alla testa, magliettine e cappellini griffati, marsupietti a tracolla griffati, scarpe con suole altissime griffate, capelli doppio taglio con vistosi ciuffi coloratissimi (no, questi non griffati). Se provi a chiedere ad uno di loro perché segue la Dark Polo Gang ti risponde che quello che gli piace è lo stile, che loro hanno lo stile. Che ci sono le canzoni, certo, ma "quello che conta è lo stile". Quello-che-conta-è-lo-stile.
Sembrano membri di un esercito, ciascuno con la propria divisa. E sono tutti piccolissimi: età media, 14 anni. Sotto il palco del festival "Roma incontra il mondo - Villaggi possibili", al laghetto di Villa Ada (dove ieri sera ha fatto tappa il tour del collettivo romano in supporto all'album "Twins", qui la nostra recensione), se ne cominciano a radunare un bel po' già intorno alle 19.30, una mezz'ora dopo l'apertura dei cancelli. Non sono tantissimi (tenete presente che quelli della Dark Polo Gang sono tutti romani, quindi giocano in casa): sono di più i genitori che li accompagnano, seduti nell'area ristoro, in fondo - anche loro hanno dovuto comprare il biglietto, per entrare: 18 euro, più 2 euro di prevendita.

L'inizio del concerto è previsto per le 22 e già dalle 20.30 i fan cominciano a scaldarsi e a chiamare la Gang sul palco, anche se sanno che l'esibizione dei loro beniamini sarà preceduta da quelle di alcuni ospiti (annunciati negli scorsi giorni sui social). E infatti, quando alle 21.15 le luci si spengono, sul palco salgono due dj che cominciano ad intrattenere il pubblico con una selezione di pezzi dance non molto noti: Jean Edouard Lipa Lil Pump, Azad, Xxxtentacionn, Steve Aoki, Yo Gotti e via dicendo. Ma sotto al palco non sembra esserci particolarmente entusiasmo: il pubblico vuole la Gang.

Alle 21.45, al grido di "Ao, ao, ao!" (espressione romanesca traducibile in italiano più o meno come "Hey, hey, hey!"), sale sul palco Gianni Bismark. Da una veloce ricerca su Google scopriamo che è un rapper romano, precisamente del quartiere Garbatella (quello dove vivevano i Cesaroni, ricordate?), vicino al mondo della Dark Polo Gang - non a caso ha collaborato più volte con membri del collettivo. "Daje m'pò, fate m'pò de bordello", urla al microfono per riscaldare il parterre. La sua vicinanza alla DPG è testimoniata anche dal fatto che i ragazzi sotto il palco conoscono le sue canzoni e le cantano insieme a lui, da "Zara" a "Te rincontro", passando per "Sogni". "Siete esagerati, porco d*o", esclama più di una volta, mandando su di giri il pubblico, che lo saluta al coro di "Re de Roma".

Insomma, è finalmente tutto pronto per l'esibizione della Dark Polo Gang? Macché.
Sono le 22 e di DarkSide, Tony Effe, Pyrex e Wayne ancora non si vede l'ombra. Sul palco del laghetto di Villa Ada sale un altro dj, Ludwig, che propone remix di pezzi di Rihanna, Alvaro Soler, M83, Queen. Si va avanti così per un'ora. Poi, alle 23, finalmente succede qualcosa.

Qualcuno urla al microfono "Let's geeeet it!!!!", "Eskereee". Sotto al palco si accendono gli schermi dei cellulari. Sì, quelli della Dark Polo Gang sono finalmente arrivati. "Fate un cazzo de casino", dicono ai loro fan. E subito attaccano con il primo pezzo, "Mafia", che è una sorta di biglietto da visita per chi ancora non li conoscesse: "Mangio sei Xanax baby, mi sveglio più ricco di prima / ai piedi Valentino rosa, come fossi una bimba / chiamo la tua ragazza bimba, Hermes sopra la cinta / a colazione mangio pollo, a cena soldi e cocaina".
Loro tengono bene il palco, hanno carisma e lo sfoggiano. Sanno come intrattenere i loro fan: sanno cosa vogliono, e glielo danno. Sono swag: occhiali da sole, collane, marsupietti griffati a tracolla: "Gloria ai pischelletti Dark per sempre, ragà. Bacini e cuoricini", dicono. In "Magazine" dicono di essere i nuovi Backstreet Boys, in "Caramelle" si autoproclamano rockstar.

"Rockstar come Elvis Presley, Rockstar come Jimi Hendrix, cinte con le borchie come gli Iron Maiden" (da "Sportswear").

I fan, anche quelli più piccoli, li imitano: si fanno video-selfie mentre cantano le loro canzoni, mostrano la linguaccia, postano selfie in diretta, sotto gli occhi divertiti dei genitori. Anche le mamme e i papà si alzano dalle sedie e raggiungono la folla sotto il palco: alzano la testa, cercano di capire chi sono quei quattro ragazzi per i quali i loro figli hanno perso la testa. Cercano di studiarli, di squadrarli. E gli scappa qualche sorriso.

"Questa è la nostra città, oggi giochiamo in casa, fate un cazzo di casino! Voi siete la nostra famiglia, fanculo ai bufu".
Già, i bufu. Una delle strane parole di cui si compone il gergo della Dark Polo Gang, il linguaggio con cui DarkSide, Tony Effe, Pyrex e Wayne comunicano con i loro fan (insieme a espressioni come "let's get it!!!", "eskereee" e "flexare i soldi"). Sul significato di "bufu" in rete ci sono varie teorie: quella più accreditata dice che "bufu" è l'acronimo di "By Us Fuck You" (dove "you" viene sostituita da "u"). E dunque: "Da parte nostra, andate a quel paese". Un modo per mostrare il dito medio agli haters, insomma.

Non ascoltate il giudizio delle persone, perché è solo invidia. Chi tocca un pischelletto Dark è un uomo morto.

Il concerto è l'elogio dell'immaginario e dello stile della Dark Polo Gang, del loro mondo tutto Fendi, Gucci, bustine rosa, pasticche e troie ("Se passo mi mandano baci, la tua tipa tra i miei seguaci / mi vede e dopo apre le gambe, la scopo e poi si mette a piangere", rappano in "Magazine"), le parole che si ritrovano di più nei loro testi. Loro ci tengono a marcare la distanza che li separa dal resto della scena: in "Cosa?" dicono che hanno metà scena italiana piegata a novanta. Poi si correggono: "In realtà tutta la scena, ma diciamo metà".
Gli haters sono avvisati: "Non ascoltate il giudizio delle persone, perché è solo invidia. Chi tocca un pischelletto Dark è un uomo morto", dice Tony Effe. E gli altri, su "Caramelle" (il singolo che gli ha fatto conquistare il primo disco d'oro), gli fanno eco: "Fanculo chi ci odia, sai che siamo la moda?".

Ricordatevi che siamo indipendenti, questo gioco lo stiamo facendo da indipendenti, con le nostre cazzo di regole.

In meno di 45 minuti di concerto cantano più o meno tutti i loro cavalli di battaglia: da "Diabolika" a "Cono gelato", passando per "Pesi sul collo", "Spezzacuori", "Magazine" e "Caramelle". Ci sono anche i pezzi pubblicati in collaborazione con altri rapper, come "Cavallini" e "Fiori del male" (la Dark Polo Gang li ha incisi con Sfera Ebbasta, altro paladino di quella scena trap della quale il collettivo romano è probabilmente l'emblema). Dietro DarkSide, Tony Effe, Pyrex e Wayne, alla console, quasi nascosto nell'ombra, c'è Sick Luke, che è il loro beatmaker e che loro considerano ormai un quinto membro del gruppo. Le basi sono tutte sue e dal vivo le sa far suonare davvero bene: spinge molto sui bassi, dà alle tracce un sapore dark, cupo, da club.

Arriva l'ultimo pezzo in scaletta, "Sportswear", 20 milioni di visualizzazioni su YouTube (è il loro video più visto). "Siete la nostra cazzo di famiglia, per sempre e comunque", dicono i quattro ragazzi sul palco, "adesso dovete spegnere tutte le luci e accendere tutti i flash, se volete sentire 'Sportswear'. Sennò se n'annamo a casa (altrimenti ce ne andiamo a casa)". La Gang ha voglia di festeggiare nella sua Roma e per il gran finale fa salire tutti i suoi collaboratori sul palco: "Ricordatevi che siamo indipendenti, questo gioco lo stiamo facendo da indipendenti, con le nostre cazzo di regole. La gang non s'infama!".
Già, la gang non s'infama.

di Mattia Marzi

SCALETTA:
"Mafia"
"Dark boy"
"CC"
"Diabolika"
"Cavallini"
"Flex"
"È tutto vero" (con Gianni Bismark)
"Fiori del male"
"Pesi sul collo"
"Cosa?"
"Spezzacuori"
"Magazine"
"Tic tac"
"Caramelle"
"Cono gelato"
"Sportswear"

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