Sting, il report del concerto in Piazza Sordello a Mantova, 28 luglio 2017

Sting, il report del concerto in Piazza Sordello a Mantova, 28 luglio 2017

“Se vai a vedere un concerto di Sting non inizierà subito con le canzoni dei Police”, diceva Zach Braff a sua figlia nella divertente commedia "Wish I Was Here", “ti devi ascoltare un paio d'ore di quella roba stramba che fa lui.”

A Mantova è andata fortunatamente meglio e, al contrario di quanto pronosticato da Braff, non si è dovuto attendere più di tanto per sentire un pezzo dei Police.

Alle 21.20, preceduto dall’esibizione del figlio Joe Sumner e in anticipo di dieci minuti rispetto all'orario comunicato, Sting sale sul palco e attacca con l’epidemica “Synchronicity II”, tratta proprio dall’ultimo disco in studio della sua band madre. Quello che colpisce da subito è l'idea che sta alla base dello spettacolo che l'artista inglese sta portando in giro per il mondo da qualche mese. Nessuno strambo riarrangiamento, nessuna musica barocca, nessun canto tradizionale ispirato all’inverno, nessuna orchestra alle sue spalle, piuttosto un deciso e apprezzato ritorno alle origini e alle canzoni che l’hanno reso famoso nelle ultime quattro decadi, per di più nella forma che tutti abbiamo imparato ad amare.

Sting, vestito con il suo abituale outfit minimal – pantaloni scuri e una t-shirt aderente blu che mette in risalto la sua ottima forma fisica – parte subito in quinta e snocciola uno dietro l’altro i pezzi migliori della sua produzione solista, sapientemente alternati ai brani più amati della sua band. Dall’evocativa “If I ever lose my faith in you” a una “Englishman in New York” che fa cantare tutti, passando per le emozionanti e intime ”Mad about you”, Fields of gold” e “Shape of my heart”, quest'ultima accolta da una vera ovazione. Va ancora meglio con le hit dei Police. “Spirits in the material world”, “Every little thing she does is magic” e “Message in a bottle” mandano in visibilio gli oltre seimila spettatori che riempiono la suggestiva cornice di Piazza Sordello. Sorretto dall’affiatata band che lo sta accompagnando in questo tour (due chitarre, quelle di Dominic Miller e del figlio Rufus, e la batteria di Josh Freese), Sting non parla molto, ma pare divertirsi e non manca di ringraziare più volte il pubblico – rigorosamente in italiano – sottolineando anche che si tratta del suo primo concerto a Mantova. “Sono molto felice di essere qui”, dice sorridendo.

Una parte dello spettacolo è dedicata alle canzoni del nuovo disco in studio, quel “57th & 9th” che è riuscito a mettere d’accordo un po' tutti, e che è senz’altro il suo album più riuscito dai tempi di “Ten summoner's tales”. In quest’occasione il cantante tralascia le ballate, già presentate durante il suo concerto milanese di qualche mese fa, a favore dell'adrenalinica “Petrol head” che ricorda da vicino i primi Police (quelli di “Outlandos d'Amour”) e della raffinata “One fine day”, il vero gioiello pop rock del disco, che convince pienamente e riporta alla mente le sue migliori ballad. Durante il main set, prima della nuova “50,000”, composta dopo la morte di Prince e dedicata agli artisti scomparsi l'anno scorso, non può mancare un tributo al compianto David Bowie con un’emozionante “Ashes to ashes” cantata dal figlio Joe.

La chiusura del main set è affidata a tre dei pezzi più conosciuti dei Police. “Walking on the moon”, che fa ballare tutto il pubblico, seguita da trascinanti versioni di “So lonely” – proposta in salsa reggae – e “Roxanne”, che si trasforma nella celebre “Ain't no sunshine”, celebre classico inciso nei primi anni settanta da Bill Whiters, dove si fanno apprezzare le voci della backing band che esaltano i momenti più soul del concerto. “Desert rose” coi suoi echi world music è invece l'unico passo falso, pare un po' fuori posto e non in sintonia con il mood generale della serata.

La parte finale è al fulmicotone. La punkeggiante “Next to you” cantata in duetto con il figlio, la nuova, contagiosa, “I can't stop thinking about you” e l’ovviamente acclamatissima “Every breath you take”, proposte in rapida successione, chiudono nel migliore dei modi uno tra i concerti più convincenti che Sting abbia suonato dalle nostre parti. Con “Fragile”, l’unica concessione nella serata alle sei corde da parte del biondo bassista, si arriva davvero alla fine dello spettacolo, con l'intera piazza che ascolta in religioso silenzio una delle canzoni più emozionanti tratte dall’immenso songbook del cantautore di Wallsen. Ci scappa una lacrima, ma d’altronde è il brano stesso a ricordarci “quanto siamo fragili”.

In occasione del suo concerto lombardo, Sting ha dimostrato di essere un artista in stato di grazia, un performer di razza che, nonostante l’età (sessantasei a ottobre) e quel verso di “50,000” (“rock stars don't ever die, they only fade away”), non sta affatto sbiadendo, anzi, pare più in forma che mai. Vitale, energico, finalmente in pace con il suo passato e in grado di dare al suo pubblico esattamente quello che vuole, facendolo con una classe e un talento che hanno pochi eguali nel panorama musicale contemporaneo. Se pensate alla sua storia e alla sua carriera, non è affatto cosa da poco.

(Luca Villa)

 

SETLIST

Synchronicity II

If I Ever Lose My Faith in You

Spirits in the Material World

Englishman in New York

Every Little Thing She Does Is Magic

She's Too Good for Me

Mad About You

Fields of Gold

Shape of My Heart

Petrol Head

One Fine Day

Message in a Bottle

Ashes to Ashes

50,000

Walking on the Moon

So Lonely

Desert Rose

Roxanne/Ain't No Sunshine

-

Next to You

I Can't Stop Thinking About You

Every Breath You Take

-

Fragile

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