Elton John a Mantova, omaggio alle vittime degli attentati e un discorso che suona come un addio: la recensione

Elton John a Mantova, omaggio alle vittime degli attentati e un discorso che suona come un addio: la recensione

Mantova, piazza Sordello, 14 Luglio 2017. Il pubblico è radunato, suddiviso tra parterre VIP (sotto il palco), parterre (più lontano) e posti a sedere in tribuna (ancora più in fondo), in attesa di Elton John, il cui concerto è previsto per le ore 21; gli spazi, sia in piedi che a sedere, sembrano grosso modo riempiti anche se con qualche vuoto dovuto probabilmente a defezioni dell’ultimo momento (i biglietti disponibili, nell’ordine di circa 8000, infatti risultano comunque esauriti).

Il baronetto inglese è famoso per iniziare i suoi concerti con la massima puntualità, ma in questo caso sorprende iniziando addirittura con dieci minuti di anticipo: alle 20.50 entra la band e inizia a eseguire le prime battute di "The bitch is back", la celebre hit in cui Elton ironizza su sé stesso e sul suo noto caratteraccio; il pubblico lo saluta entusiasta, Elton durante gli stacchi strumentali si mette in posa per i fotografi professionali sotto il palco e raccoglie le ovazioni del pubblico. Il suo vestito è nero, anche se non rinuncia a un tocco di stravaganza: la giacca ha ricamate delle decorazioni floreali, più scarne nelle maniche ma che riempiono tutto il retro; sotto una camicia color lilla acceso e in viso occhiali neri.

La band che lo accompagna è sempre la solita oramai da anni: i fedelissimi Davey Johnstone (chitarra e cori) e Nigel Olsson (batteria e cori), che sono il nucleo della Elton John Band degli anni 70, e quindi praticamente coetanei del settantenne Elton, più le nuove leve Kim Bullard (tastiere), John Mahon (percussioni, batteria aggiuntiva e cori) e Matt Bissonette (basso e cori).

Dietro di loro, un maxi-schermo proietta dei video di accompagnamento, mischiati con riprese delle mani del pianista all’opera; mentre ai lati altri due maxi-schermi riprendono i musicisti sul palco per il pubblico più in fondo.

Elton è in gran forma vocale, nonostante ovviamente la sua voce non sia più quella alta degli anni '70 ma si sia progressivamente sempre più abbassata, costringendolo a cambiare di tono praticamente tutti i brani degli anni '70 e '80; sembra anche di ottimo umore e galvanizzato dal calore del pubblico, e mostra la consueta energia nel suonare il piano; sembra purtroppo non in altrettanto buona forma fisica in quanto ogni volta che finisce un brano e si alza per andare a bere, sembra avere difficoltà nei movimenti, così come quando fa un giro del palco per andare a ringraziare gli spettatori più lontani e raccogliere un mazzo di fiori che gli porgono dal pubblico.

L’unico problema organizzativo, si fa per dire, sembra essere quello degli insetti: ce ne sono parecchi che svolazzano sul palco attorno a lui, e a quanto pare lo vanno anche a disturbare personalmente entrandogli in bocca; si nota infatti ogni tanto il suo gesto di rimuoverli e in un discorso al pubblico il Sir accenna scherzosamente ai piccoli insetti verdi sul piano.

Il repertorio continua, come oramai da molti anni a questa parte, ad essere incentrato su alcune delle sue hit più famose (farle tutte sarebbe impossibile in termini di tempo), cercando così di accontentare principalmente il pubblico occasionale (quello che magari è al suo primo e unico concerto) piuttosto che i fan di lunga data che vorrebbero qualche perla e brano meno conosciuto in più.

Comunque anche le hit vengono proposte, oltre che variate vocalmente come già detto, in versione riarrangiata e se possibile estesa, come ad esempio una "Rocket man" allungata nel finale con un assolo di piano accompagnato dalla chitarra acustica di Johnstone, o una "Sad songs" che se nella versione album del 1984 è sostenuta principalmente da tanti synth (come da produzione di Chris Thomas, che fra l’altro si trova nel pubblico e viene salutato da Elton), dal vivo diventa un rock-blues spogliandosi totalmente della patina dell’arrangiamento in chiave anni '80.

Per i fan di vecchia data fanno un graditissimo ritorno "Take me to the pilot", dal secondo album eponimo del 1970, e una sentitissima "Have mercy on the criminal", brano del 1972 originariamente accompagnato da un maestoso arrangiamento orchestrale a cura del maestro Paul Backmaster, qui riprodotto dalle tastiere di Bullard; negli ultimi anni anche un altro brano meno conosciuto è entrato nella scaletta in pianta stabile: "Your sister can’t twist", forse il brano meno noto del suo album più famoso, "Goodbye yellow brick road" del 1973, un omaggio abbastanza esplicito ai Beach Boys degli anni '60, che così come nell’album viene seguito immediatamente da "Saturday night’s alright for fighting".

Da rilevare anche "Levon", da "Madman across the water" del 1971, con un finale che si protrae per svariati minuti in cui sia Elton che Johnstone si scatenano con lunghi assoli dei rispettivi piano e chitarra elettrica, cosa che ovviamente fa entusiasmare e andare in visibilio il pubblico.

Un breve spazio viene concesso inoltre anche all’ultimo album in studio del baronetto, "Wonderful crazy night" del 2016, da cui vengono proposte "Looking up" col suo rock semplice e diretto, e la ballata R&B "A good heart", che Elton presenta come il suo brano preferito del suddetto album.

Elton ringrazia e fa cenni di approvazione indicando il pubblico alla fine di ogni brano, ma trova anche il tempo per qualche discorso, rigorosamente in lingua inglese: prima di "I want love", primo singolo dal suo "Songs from the west coast" del 2001 che segna la sua rinascita artistica, l’artista parla dei recenti episodi terroristici che hanno colpito l’Inghilterra e l’Europa in generale, e dice che per fermare tutto ciò il suo compito come musicista è quello di predicare l’amore, completando il tributo alle vittime del terrorismo con un elenco delle città colpite che passa sullo schermo; in un’altra occasione, prima di introdurre tutti i membri della band, sottolinea di essere in tour da oltre 50 anni (conteggiando anche il periodo di gavetta con i Bluesology), considerandosi fortunato per aver potuto girare il mondo e aver avuto la migliore delle carriere ma soprattutto ringraziando il pubblico che ha permesso tutto ciò; un discorso che, alla luce dei suoi 70 anni e delle continue dichiarazioni sull’imminente ritiro dalle scene che finora è stato sempre rimandato, potrebbe suonare come un addio per il pubblico italiano.

Dopo il finale ufficiale di Saturday Night, Elton ritorna senza band per un solo bis: "Candle in the wind", che viene dedicata all’amico fraterno Gianni Versace per il ventesimo anniversario della sua scomparsa.

Dopo l’uscita di scena, sui maxi-schermi vengono proiettati i “titoli di coda” che hanno come colonna sonora la strumentale "Song for guy": il pubblico è soddisfatto per aver assistito a due ore di musica rock, pop e blues di eccelsa qualità, mischiata con l’emozione di avere davanti uno dei più grandi artisti del XX secolo che dopo 50 anni di carriera continua ad attirare e intrattenere migliaia di persone.

(Andrea Grasso)

SCALETTA:
"The Bitch Is Back"
"Bennie and the Jets"
"I Guess That's Why They Call It the Blues"
"Take Me to the Pilot"
"Daniel"
"Looking Up"
"A Good Heart"
"Philadelphia Freedom"
"I Want Love"
"Tiny Dancer"
"Levon"
"Rocket Man (I Think It's Going to Be a Long, Long Time)"
"Have Mercy on the Criminal"
"Sorry Seems to Be the Hardest Word"
"Your Song"
"Sad Songs (Say So Much)"
"Don't Let the Sun Go Down on Me"
"I'm Still Standing"
"Crocodile Rock"
"Your Sister Can't Twist (But She Can Rock'n'Roll)"
"Saturday Night's Alright (for Fighting)"
"Candle in the Wind"

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