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NEWS   |   Italia / 13/07/2017

Il “caso” delle certificazioni FIMI annunciate e poi smentite: l’intervento di Enzo Mazza

Il “caso” delle certificazioni FIMI annunciate e poi smentite: l’intervento di Enzo Mazza

In risposta all'intervento di Claudio Ferrante sulle Certificazioni FIMI annunciate e poi smentite, riceviamo da Enzo Mazza (FIMI) e pubblichiamo

 

In merito all'incidente relativo alla certificazioni di lunedì scorso e al commento inviato da Claudio Ferrante sono tuttavia necessarie alcune precisazioni.
Premesso che si è trattato purtroppo di un errore materiale del quale FIMI si è accorta nell'istante stesso della pubblicazione sui social media e per il quale ancora una volta ci scusiamo con gli interessati, vi sono alcune affermazioni di Ferrante che nulla hanno a che vedere con la vicenda e lasciano sotto intendere iniziative di FIMI poco trasparenti che sono l'esatto contrario della realtà.
 
Prima di tutto lo streaming è una realtà il cui peso sul mercato è ben superiore a quanto afferma Ferrante. I dati di mercato del 2016 hanno mostrato come lo streaming pesi in Italia il 35% e rappresenti oggi il 70% di tutto il digitale che ormai ha superato il fisico nel primo trimestre 2017. Pertanto, escluderlo dalle classifiche cominciava a creare una situazione molto critica. FIMI ha sempre seguito l'evoluzione dei segmenti tanto che lo scorso anno ha perfino introdotto una classifica del vinile, quindi ipotizzare che vi sia una strategia contro il mercato fisico è ovviamente non corretto. Nei primi mesi del 2017 il prodotto fisico, tranne il vinile, è ulteriormente sceso quindi si rendeva necessario un adeguamento.
A differenza di altri Paesi, abbiamo poi reso pubblica la metodologia applicata (in USA Billboard tiene totalmente segreto sia tutto il meccanismo) ed è consultabile sul sito. Solo OCC in UK ha una metodologia dettagliata pubblica come FIMI.
 
Non si capisce quindi, come l'errore tecnico di sommare un periodo più ampio nel conteggio sia posto in relazione con l'introduzione dello streaming. Sarebbe potuto accadere in qualsiasi momento. Possiamo sicuramente riflettere se sia giusto o meno partire a metà anno con l'inclusione piuttosto che all'inizio, ma questo attiene al dibattito che sta avvenendo in tutti in Paesi del mondo. Con i singoli streaming partimmo a settembre. 
 
Piuttosto non è comprensibile la conclusione alla quale giunge Ferrante secondo cui FIMI avrebbe ritirato le certificazioni quando si è accorta che venivano premiati tre artisti outsider.
Un'affermazione veramente infamante dato che FIMI premia artisti tutte le settimane, pubblica foto e tweet di complimenti a tutti i premiati, siano essi artisti di propri associati o meno. Le targhette ufficiali di FIMI sono richieste da decine di etichette italiane ed internazionali major e indie. Il sistema di certificazioni ha ormai assunto un grado di affidabilità dopo anni nei quali si annunciavano gli award sulla base di dati auto dichiarati dalle aziende. 
 
Inoltre tra gli artisti penalizzati dall'erroneo conteggio di GfK vi sono stati allo stesso tempo artisti di major sia italiani che internazionali, quindi l'errore è stato comune a tutti e la protesta contro FIMI e GfK è stata unanime sia da destra come da sinistra. 
Noi riteniamo che la fiducia nel sistema di certificazioni rimarrà proprio perché è stata fornita chiarezza immediata sul problema occorso e sono certo che gli artisti che hanno subito l'episodio arriveranno comunque a raggiungere le soglie necessarie agli award in breve tempo.

Enzo Mazza