Articolo 31 2.0, la versione di DJ Jad: “Io fedele ai valori del gruppo” – INTERVISTA

Articolo 31 2.0, la versione di DJ Jad: “Io fedele ai valori del gruppo” – INTERVISTA

È una delle faccende più controverse del pop italiano, in questi giorni. DJ Jad, il 50% degli Articolo 31, è in tour e per la prima volta da dieci anni a questa parte usa il nome della band, per ora con attaccato un “2.0”.
Il cantante J-Ax ha diffuso un video molto duro in cui contesta la scelta, l’ex casa discografica Best Sound diffida a usare il nome del gruppo. È una storia che ha risvolti legali e personali, in ballo non c’è solo il tour, ma anche un album di inediti  che dovrebbe uscire in autunno. Ci siamo fatti raccontare la versione di DJ Jad, vero nome Vito Perrini. Alla conversazione partecipa il manager Maurizio Ferrante.

Com’è nata l’idea del tour?
DJ Jad: Dai miei seguaci, dal loro bisogno di risentire i brani degli Articolo 31. Ogni giorno mi dicevano: rifai gli Articolo 31, dimentica l’orgoglio, chiama tu Ax. Per me gli Articolo 31 non sono né Jad, né Ax. Sono un valore che mi porto dietro. È il momento di riportare questi valori alla luce. Più concerti faccio, più mi rendo conto della partecipazione della gente.

Ma poi l’hai chiamato J-Ax? Gli hai proposto di rimettere assieme il gruppo?
DJ Jad: Ho aspettato per anni che ritornasse all’ovile. Poi, stimolato dai fan, un giorno lo chiamo. Ci parlo. Ci incontriamo. La cosa è finita ad sms e basta. Non gliene è fregato niente. È su un altro pianeta. Adesso è totalmente fuori. E dopo il video che ho fatto con grandissima sofferenza [in risposta a quello di J-Ax, nda] mi sono liberato. Basta, vado avanti per la mia strada.

Qui ci sono due piani che si intersecano. Da una parte c’è la divergenza artistica…
DJ Jad: Che è notevole. Quando poi sei a casa ascoltati “La nuova stella del pop” degli Articolo 31. Lì ci sono tutte le risposte [è una canzone di “Italiano medio”, il testo dice: “Uno, devi essere fra i 16 e i 20 anni. Due, devi sorridere che tanto dopo azzanni. Tre sono i mesi della competizione. Quattro persone ti insegnano ballo canto e dizione. Cinque anni di contratto e se sei adatto… whoa!”, nda]. Ecco perché lui è tutta un’altra cosa. Io sono contro quello schema che ha appiattito la musica, l’arte, la cultura. Non sono contro il ragazzo che partecipa al talent, ma viene spremuto. Ci si prende gioco dei sentimenti delle persone per farci business. È triste. Io dalla De Filippi non ci andrei neanche per 2 milioni di euro, se stessi con le pezze al culo.

Dicevo, da una parte c’è la divergenza artistica, ma dall’altra c’è un allontanamento umano.
DJ Jad: Bravo, umano. Io dico: hai dell’astio nei miei confronti? Se sei un amico vero vieni e ne parli. Se sei un uomo mi affronti. Quando ci separammo ho avuto un rigetto di tutto: la gente che ci circondava, i parassiti. Mi sono rinchiuso a riccio, anche per vedere chi veramente era un amico. Poi cinque anni fa viene a mancare mia mamma. Gli dava il piatto di pasta. Mio padre gli curava la gola. Era uno di famiglia. Ce l’hai con me? Affrontami. Oppure chiama mio padre per fargli le condoglianze. E invece mi manda un sms di condoglianze. Io l’ho perdonato, ma è stata una conferma. Mi spiace per lui. Secondo me ha sbagliato tanto umanamente con me e non ha la faccia di incontrarmi. Allora sei un codardo. Io ho la faccia di incontrarti. Io non ho astio o rabbia. Nel video, per farsi grande lui fa vedere una comunicazione sbagliata sugli Articolo 31 fatta a nostra insaputa da parte di un agente. È di cattivo gusto. Ha proprio astio nei miei confronti, che Dio lo perdoni. Io mi sono liberato di questa persona.

È un allontanamento nato ai tempi della separazione degli Articolo 31?
DJ Jad: Non abbiamo mai litigato. Lui aveva premeditato la svolta rock. Voleva fare tutt’altro. Mi chiamò a casa sua, ma io sapevo già che cosa mi doveva dire: “Senti Jad, tieniti il nome Articolo 31, non me ne frega più niente, io sto già facendo il mio album solista. Però rimaniamo amici”. E io: “Però facciamo un tour in cui salutiamo la nostra gente, un album, qualcosa”. Lui: “Non me ne frega niente, sto già facendo il mio disco solista”. Io non l’ho ostacolata questa cosa. Avrei potuto dire: abbiamo ancora da fare dei dischi come Articolo 31. Non lo ostacolai perché gli volevo bene. E gli voglio ancora bene anche se non ha più niente a che vedere con gli Articolo 31 e ha sputato nel piatto in cui ha mangiato, ha rinnegato tutti i nostri valori… Insomma, non abbiamo mai litigato, ma c’è stato qualcosa che ha cambiato la sua persona. Forse aveva sete di soldi e di fama, anzi, è evidente. Per me è la musica che conta. La musica e il valore di tutto quello che ho fatto.

Usi spesso la parola valore. Ha anche a che fare con i vecchi valori dell’hip-hop?
DJ Jad: Quando parlo di valori intendo valori umani. Sono i valori che i miei genitori mi hanno dato. Ma sono anche i valori dell’hip-hop: peace, love, unity and having fun. Hip-hop è aggregazione.

Sei preoccupato per la diffida ricevuta circa l’uso del nome Articolo 31?
DJ Jad: Con la mia coscienza mi sento a posto. Non immaginavo minimamente che arrivasse una diffida secondo cui io avrei firmato una cosa che io, sinceramente…

Ma tu ricordi o non ricordi di averlo firmato il documento in cui cedevi il nome del gruppo a Franco Godi?
DJ Jad: Anzitutto io non avrei mai dato il mio nome al produttore. Se mi hai fatto firmare qualcosa, me l’hai fatta firmata da ragazzino che manco lo sapeva e m’ha fregato.

Ma tu ricordi d’averlo firmato?
DJ Jad: Assolutamente no.
Maurizio Ferrante: Il marchio Articolo 31 era libero da due anni. Noi, come qualsiasi altro cittadino italiano, avevamo facoltà di registrarlo a nostro nome. E infatti lo abbiamo registrato.

Quindi la registrazione c’era ed era scaduta?
Maurizio Ferrante: Sì, due anni fa. Godi non lo aveva ridepositato.
DJ Jad: Ma io non sapevo che l’aveva preso anche Godi.
Maurizio Ferrante: Noi abbiamo depositato il marchio, non il vecchio logo, il marchio a 360 gradi al livello europeo. Ci siamo documentati. Una società che si occupa di depositi a livello europeo ci ha assicurato che il marchio è nostro. Godi fa leva sul fatto che Jad ha firmato questa carta, ma a livello legale siamo a posto. E questa carta che dice di avere non è mai venuta fuori.
DJ Jad: Mai, neanche con la pressione degli avvocati miei.
Maurizio Ferrante: In pratica, non è mai arrivata una azione legale.

Siamo fermi alla diffida?
Maurizio Ferrante: Sì, e basta.

Ma il fatto che al nome Articolo 31 sia stato aggiunto 2.0 è per una cautela di tipo legale?
Maurizio Ferrante: No, 2.0 indica un tour che, rispetto al passato non c’entra niente, ma il disco sarà a nome Articolo 31.
DJ Jad: Quando Riccardo Fogli ha lasciato i Pooh, poi i Pooh sono diventati una cover band? Se analizzi quello che sono stati gli Articolo 31 e quello sono Ax e Jad in questo momento, dimmi chi è coerente. In questi anni ho fatto progetti underground perché avevo voglia di ritrovare chi sono. Ora voglio continuare quel discorso.

È una operazione nostalgica?
DJ Jad: No. È un’operazione sofferta, non nostalgica. Ho aspetto tanti anni, Articolo 31 non è mai morto, non ho deciso io di abbandonare Articolo 31, ce l’ho tatuato sulla pelle, è la mia vita. Non posso gettare nel cesso la mia vita. È stato sofferto anche arrivare a fare il tour.
Maurizio Ferrante: Diciamo una cosa importante. Il live, che dura due ore, non è solo Articolo 31. Ci sono pezzi suoi, tanta roba nuova, la roba vecchia è stata riarrangiata per far vedere che è un omaggio, non c’è frontman, non ci sono gli stessi arrangiamenti o gli stessi testi. È un passaggio. Magari l’anno prossimo si faranno solo due pezzi vecchi e tutta roba nuova.
DJ Jad: La gente ne aveva voglia. Mai avuto un fischio o qualcuno che chiedeva J-Ax. La musica è viva tuttora. La musica con la emme maiuscola non invecchia mai. Ascolti un pezzo di Billie Holiday e ti emoziona ancora. Ascolti un pezzo di Rovazzi, e dove cazzo vai? Io non ho mai visto la mia roba come commerciale, però la roba commerciale di qualche anno fa rimaneva nella storia, diventava evergreen. Adesso che rimane?

Lo fai per soldi?
DJ Jad: Non ho mai avuto i miliardi, ma grazie a Dio ho una casa, una famiglia e persone che mi vogliono bene e mi aiutano. Non mi va di passare per accattone. Certo, non ho i soldi che avevo vent’anni fa e con una famiglia è più dura. Capisco cosa vuol dire per un operaio guadagnare 1000 euro al mese, ma lo capivo anche quando ero all’apice e mi giravano tanti soldi. I soldi servono nella vita, ma più della fama, dei soldi e del successo conta quando una canzone fa star bene una, dieci, mille persone.

Tornando al tour, chi c’è con te sul palco?
DJ Jad: Quando è nato il progetto ho chiamato l’amico Pino Pepsee, con cui collaboro da anni. Gli ho detto: voglio riportare in giro i miei vecchi brani, dando loro un sapore diverso, facendo un lavoro sugli arrangiamenti e sui testi. Solo con lui potevo farlo. All’inizio è rimasto un po’ così, anche perché non conosceva una sola canzone degli Articolo 31, perciò le ha interpretate a modo suo. Il bello è che sul palco c’è anche una cantante, Tiziana Muciaccia, che da ragazzina era sotto i palchi degli Articolo 31.

Per ora vedo date in provincia.
DJ Jad: È estate. In autunno arriveremo a Milano, Torino, Roma. Le richieste ci sono. Stiamo iniziando e lo stiamo facendo con onestà e trasparenza, senza nulla da nascondere.

Perché sei partito dalla versione come dici tu refresh di “Domani”?
DJ Jad: Doveva uscire un pezzo inedito, poi in sala prove e dal vivo quando arrivava “Domani” succedeva qualcosa di speciale. È un omaggio al mio passato. In autunno uscirà un altro singolo e sarà inedito.

Che cosa conterrà l’album?
DJ Jad: L’idea iniziale era mettere altri brani riarrangiati come “Domani”, poi ho deciso che tutto il resto del disco sarà inedito. Ci sarà molto funk, ci saranno pezzi hip-hop e soul, contaminazioni. Non avrò un frontman, saranno molti gli artisti che interagiranno. Mi piacerebbe avere artisti che stimo, quelli un po’ controcorrente come S.A.L.M.O., Caparezza, Alborosie, Tiziano Ferro che conobbi quando era ancora un ragazzino.

Ci saranno o è solo una wish list?
Maurizio Ferrante: Li abbiamo contattati. Vogliono capire. Non hanno detto no a priori.

E con l’autobiografia che stai scrivendo come va?
DJ Jad: Sto scrivendo degli ultimi dieci anni. Uscirà entro la fine dell’anno. Vuoi sapere come comincia? “Tutto ha inizio da un solco, quel solco dove appoggi la puntina per ascoltarti un disco in vinile. Quando ero bambino, mia mamma mi portava al mercato e invece di fermarmi nelle bancarelle dei giocattoli, mi fermavo nelle bancarelle dei dischi”.

(Claudio Todesco)

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