Mary J Blige ed Erykah Badu al Lucca Summer Festival: la recensione

Mary J Blige ed Erykah Badu al Lucca Summer Festival: la recensione

La grinta e la grazia, la potenza e la spiritualità, l'energia e l'eleganza, il melodramma e la classe, la passionalità sanguigna e lo stile sublime, l'urlo e l'armonizzazione vocale. Raramente si sono viste due facce della stessa medaglia (quella della Black Music) così diverse e complementari. 
Mary J Blige e Erykah Badu.

Stesso anno di nascita ma un modo completamente differente di intendere la propria musica e proporla al pubblico. Il double bill messo in piedi dal Lucca Summer Festival era, già sulla carta, uno degli appuntamenti più interessanti dell'intera estate (data unica per l'Italia di due autentiche black queen, creata ad hoc per questa occasione), e la serata di ieri lo ha confermato.  
Inizia poco dopo le 21:00 Mary J Blige che non veniva in Italia da tempo, forte di un disco - “Strenght of a woman” recensito qui – che l'ha rimessa in careggiata attraverso il racconto della sua continua lotta con la vita e le sue disavventure amorose. Arriva sul palco con Ray-ban a specchio, lunghe extension bionde, jeans Cavalli più tacco 15 e, sinceramente, non parte benissimo. 

Il set è diviso in 4 parti e la prima è un lungo medley dei suoi brani più ritmati, dove l'r'n'b si fonde con l'hip-hop e con il funk (da “Enough Cryin'” a “Be happy”, compresa “Love yourself” che apre il concerto, praticamente 10 pezzi di circa un minuto e mezzo ciascuno) ma Mary fa fatica con la voce e non carbura ancora. Del resto, come rivelò anni fa Dionne Warrick al collega Massimo Oldani proprio a Lucca, una cantante non si deve mai giudicare nei primi venti minuti di concerto. In questa parte però non mancano le chicche per intenditori, come in chiusura la versione remix “Love no limit”  con un sample della bassline di “Risin to the top” di Keni Burke. Un po' meglio va quando il ritmo rallenta e lei si siede sullo sgabello per le sue ballad anni 90, anche se tra una canzone e l'altra, indugia troppo con i suoi sermoni sull'empowerment femminile, sempre un po' gli stessi. 

La situazione si trasforma totalmente con il cambio di abito – tuta rossa, cappellone e lunghi stivali fin sopra il ginocchio – dove esce fuori il suo lato più soul, con una serie di slow jam tra classici r'n'b (accenno di “Love don't live here anymore” di Rose Royce) e il suo repertorio più recente, eseguite con grande maestria e trasporto: “My life” (che conteneva un campione di “Everybody loves the sunshine” di Roy Ayers) e le due canzoni più rappresentative del suo ultimo disco, “Set me free”, pezzo rabbioso contro il suo ex-marito-manager fedifrago, dove riesce a scatenare sul palco tutta la sua rabbia e il suo dolore, e  “Thick of it” dove viene fuori la sua attitudine hip-hop con strofe tripliche da vera rapper.  

In “No more drama” paradossalmente esce il suo lato più melodrammatico e recitato dove tra l'altro simula un malore e si stende per terra: la Mary è una brava attrice e si capisce che sta recitando una parte – durante i suoi speech le sfugge più di una volta la parola “building” (solitamente i suoi concerti si tengono al chiuso) – ma grazie ai maxischermi si nota nel suo volto una sincera emozione e commozione, grazie anche al pubblico più che caloroso. 
Chiudono “One”, il pezzo degli U2 che interpretò in una versione insieme a Bono Vox e il suo cavallo di battaglia “Family Affair” che fa esplodere Piazza Napoleone in un boato affettuoso e in un ballo liberatorio.

Completamente diversa la situazione che arriva dopo. Erykah Badu si presenta, da diva quale è, intorno alle 23:35, con una buona mezzora di ritardo rispetto al timing previsto e dopo 15 minuti di intro della (ottima) band di 9 elementi  che sbrigano subito le pratiche dei vari assoli sulla base di “On & on” che diventerà una sorta di fil rouge musicale di tutto il concerto. 

L'occasione è infatti quella di celebrare il ventennale di “Baduism”, l'esordio folgorante della cantante di origine texana che insieme a “The Miseducation of Lauryn Hill” e “Brown Sugar” di D'Angelo costruirono nella seconda metà degli anni 90 le fondamenta del neo-soul. 
La Badu arriva, regale come sempre - lungo cappotto, cilindro con specchi e i suoi classici anelli che coprono tutte le dita – e inizia con “Hello” tratto dal suo ultimo mixtape, mescolandolo con uno storico pezzo di Todd Rundgren “Hello it's me”. A fianco a lei una console di drum machine che supporta il già solido supporto ritmico formato da batterista e percussionista. 

Il mid-tempo e le influenze jazz sono i due elementi principali di questo magico e magnetico set messo su dalla Badu. “On & on”, “Appletree”, “ Out Of My Mind, Just In Time”, “Love of my life” sono eseguite in versioni totalmente originali, con un'eleganza e un groove unici, dove il soul si unisce al doo wop, grazie anche ai continui giochi di armonizzazioni che imbastisce, improvvisando totalmente, con i tre coristi. Dietro di lei – bella, quasi un'installazione vivente, con due ventilatori che muovono le lunghe chiome - si alternano strani visual che alternano disegni astratti, grafici e formule chimiche e filmati sulle popolazioni artistiche 

Senza una scaletta fissa e comunicata è difficile cogliere tutti i brani e le citazioni in questo lungo flusso magico, dove le canzoni si mescolano con le rime improvvisate dalla Badu mentre guarda la luna, gli alberi e le nuvole sopra di lei. Si resta totalmente rapiti e il cronista ipnotizzato si dimentica anche di tentare di appuntare i frammenti delle canzoni citate o accennate. 
Il set dura poco più di un'ora e venti, ma è talmente carico e intenso di musica e arte che quando la Badu sparisce sulle note di “Next Lifetime” quasi non ce ne accorgiamo, imbambolati e consapevoli di aver assistito a un concerto unico. 

(Michele Boroni)

SETLIST 
Mary J Blige 

Love YourselF
The One  
Enough Cryin' 
I Can Love You 
You Bring Me Joy 
Reminisce 
Real Love 
You Remind Me 
Be Happy 
Love No Limit (remix) 

Don't Mind 
Share My World 
Everything

My Life 
I'm Going Down 
Set Me Free 
Love Don't Live Here Anymore   
U + Me (Love Lesson)   
Thick Of It 
Not gone try 
No more drama
One

Family Affair

Scheda artista Tour&Concerti Testi

© 2019 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini fotografiche rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, quindi, libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.