Se nemmeno i tormentoni sono più made in Italy: ora scimmiottiamo i latino-americani e le tamarrate dance

Se nemmeno i tormentoni sono più made in Italy: ora scimmiottiamo i latino-americani e le tamarrate dance

Per anni, nella stagione estiva, le playlist delle radio italiane sono state letteralmente prese d'assedio da canzoni straniere, per lo più tormentoni latini o tamarrate dance pop americane (ma anche improbabili hit rumene: ricordate Alexandra Stan e la sua "Mr. Saxobeat"?). Gli italiani sono rimasti a guardare, con qualche eccezione: "Vorrei ma non posto", "Ti sembra normale" e "Roma-Bangkok", giusto per citare tre hit estive degli ultimi anni, hanno ottenuto ottimi successi, ma non hanno potuto fare molto contro le varie "Sofia", "Duele el corazon", "El perdon", "El mismo sol", "Bailando", "Danza kuduro" e i pezzoni dei dj più popolari. Quest'anno, però, permetteteci di dire che ci sembra di assistere ad una sorta di riscatto dei tormentoni (o meglio, dei potenziali tormentoni) estivi made in Italy. Diciamo "potenziali" perché per capire quale sarà davvero il tormentone dell'estate 2017, la canzone regina di questa estate, bisognerà aspettare almeno la metà di settembre, quando le discoteche all'aperto chiuderanno, le spiagge resteranno deserte, le città torneranno a popolarsi e si tracceranno i bilanci della stagione estiva.

Nelle playlist delle radio italiane anche quest'anno non manca la "quota latina", ben rappresentata da "Subeme la radio" di Enrique Iglesias, "Despacito" di Luis Fonsi & Daddy Yankee e "Yo contigo, tu conmigo" di Alvaro Soler e i Morat, ma queste tre canzoni non sembrano sfondare così come avevano sfondato negli scorsi anni le varie "Bailando" e "El mismo sol": "Subeme la radio" è stata forse penalizzata dal fatto di essere uscita con troppo anticipo rispetto all'inizio della stagione estiva, "Yo contigo, tu conmigo" dal fatto di essere arrivata troppo tardi. E "Despacito", che pure continua ad andare piuttosto forte sulle piattaforme di streaming, nelle vendite digitali e su YouTube (il video si aggira intorno ai 2,5 miliardi di visualizzazioni), non sembra essere tra le preferite delle radio del nostro paese. Piuttosto, la classifica delle canzoni più trasmesse in questo periodo dai network radiofonici italiani dimostra questo curioso riscatto del tormentone made in Italy.

Questa settimana la top 5 dei pezzi più suonati è completamente tricolore (i dati delle delle due società che monitorano i passaggi radiofonici delle canzoni, Radio Airplay e EarOne, combaciano): "Tra le granite e le granate" di Francesco Gabbani guida la classifica, seguita da "Senza pagare" di J-Ax e Fedez (con T Pain), "Pamplona" di Fabri Fibra e i Thegiornalisti, "Volare" di Fabio Rovazzi e Gianni Morandi, "Riccione" dei Thegiornalisti. Non solo: secondo i dati di Radio Airplay, ben 9 delle 10 canzoni più trasmesse dalle radio sono canzoni di artisti italiani (lo scorso anno, in questo stesso periodo, le canzoni italiane presenti nella top 10 erano solamente 4): oltre a quelle già citate troviamo in classifica anche "Lento/Veloce" di Tiziano Ferro, "L'esercito del selfie" di Takagi & Ketra con Arisa e Lorenzo Fragola, "Partiti adesso" di Giusy Ferreri e "Tutto per una ragione" di Benji & Fede con Annalisa. Forse esageriamo, ma erano anni che la musica italiana non sfornava così tanti potenziali tormentoni estivi. Ma aspettate: è presto per esultare.

Avremmo potuto parlare di "rinvincita", invece abbiamo preferito parlare di "riscatto" dei potenziali tormentoni estivi italiani. Lo abbiamo fatto non a caso: il riscatto, per usare una definizione da dizionario, è la liberazione da un obbligo attraverso il pagamento di una somma o la rinuncia a una parte dei propri diritti. Ma qual è il riscatto pagato dai potenziali tormentoni estivi italiani?

Negli ultimi tempi si sta avendo l'impressione che la musica italiana - o meglio, che l'industria della musica italiana - si stia adattando a mode, tendenze e modelli internazionali. Lo testimoniano sintomi da non trascurare come il ritorno del formato del singolo "sciolto" dall'album (ossia delle canzoni che restano episodi singoli, che non vengono incluse all'interno di dischi) e l'esplosione di featuring (i duetti e le collaborazioni ci sono sempre state, ma mai se ne erano viste così tante come nell'ultimo periodo - pensate al "quartetto" J-Ax, Fedez, Stash e Levante di "Assenzio" o a quello di Takagi, Ketra, Lorenzo Fragola e Arisa di "L'esercito del selfie"). Inevitabilmente, anche i suoni sono stati "contaminati". Eccolo, il riscatto pagato dai potenziali tormentoni estivi italiani: che per tornare ad essere i più trasmessi dalle radio si sono appropriati di elementi tipici dei tormentoni stranieri, dai ritmi dancehall e del reggae (prestate attenzione alla ritmica di "Senza pagare") ai fischi orripilanti all'inizio delle canzoni (ascoltate quello di "Tutto per una ragione": non vi ricorda un po' quello di "Sofia" di Alvaro Soler?), passando per i fraseggi di sintetizzatori semplici e conditi da beat elettronici ("Partiti adesso") e coretti indianeggianti ("Lento/Veloce" di Tiziano Ferro).

È la produzione che ammicca a modelli esteri, forse con una sola eccezione: "L'esercito del selfie", una canzone con un feeling retrò che si rifà alle summer song anni '60 - e non a caso nel titolo cita "L'esercito del surf", canzone portata al successo nel 1964 da Catherine Spaak. Ma è stato conveniente pagare questo "riscatto"? La "contaminazione" dei modelli esteri, è evidente, è servita a rispolverare i potenziali tormentoni italiani, ma allo stesso tempo ha fatto perdere alle canzoni quel tocco di "italianità": lasciateci dire che di "made in Italy", qui, c'è ben poco.
Non pensate anche voi che sia un vero peccato che proprio noi che in materia di tormentoni siamo sempre stati tra i migliori ("Sapore di sale", "Azzurro", "Abbronzatissima" - solo per citarne alcune - sono dei veri capolavori del genere) ci ritroviamo ora a scimmiottare i cantanti latino-americani e le tamarrate dance pop americane? Forse, pensandoci bene, di esultare non ne vale proprio la pena.

di Mattia Marzi

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