Lauryn Hill e Kamasi Washington al Lucca Summer Festival: la recensione del concerto

Lauryn Hill e Kamasi Washington al Lucca Summer Festival: la recensione del concerto

 Quando ci sono delle combo di artisti in qualche festival, come al Lucca Summer, la speranza e la domanda - spesso non posta per paura di una delusione - è "faranno qualche pezzo insieme sul palco?". Nella gran parte delle volte questo non succede, trattandosi spesso di concerti separati l'uno dall'altro, ma ieri sera è accaduto: verso la fine di una vibrante versione di “Feeling Good” di Nina Simone sul palco di Ms. Lauryn Hill è apparso Kamasi Washington, il sassofonista californiano che l'aveva preceduta sul palco all'inizio di questa black night. Ma partiamo dall'inizio.

Alle 21:00 le danze iniziano con Washington, la sua stazza imponente e la giovane band di nove elementi che lo accompagna, compresi i due batteristi posti strategicamente ai due lati del palco, quasi a voler racchiudere e confezionare le esecuzioni fortemente ritmiche della band. Kamasi Washington è, insieme al tastierista Robert Glasper e al bassista Thundercat, uno dei nuovi nomi del jazz afroamericano che collaborano volentieri anche con artisti hiphop come Kendrick Lamar o più electro come Flyng Lotus. Ma, a differenza di questi, Kamasi pesca direttamente dal suono anni 70, quando il jazz si incontrava con lo psichedelia, la spiritualità, il soul, il funk e con qualche deriva free. Nell'intensa ora del set in Piazza Napoleone, in solo cinque composizioni il sassofonista riesce a concentrare tutto il suo suono maestoso ed epico, come è appunto il nome del suo sorprendente triplo disco uscito nel 2015 da qui sono tratti i brani.

La band è così unita e compatta da sembrare una vera e propria famiglia – in effetti al flauto e al sax soprano c'è il padre Rickey e la cantante dai gesti mistici Patrice Quinn è la sua fidanzata. Qua e là, in particolare in “Miss Understanding” e in “Re Run”, emergono forti riferimenti al mondo sonoro della black exploitation, quello cioè delle colonne sonore dei film di genere interpretati da attori afroamericani, in cui si evidenzia l'ottimo tastierista Brandon Coleman alle prese col clavinet. Chiude la sua esibizione “The Rhythm Changes”, vero e proprio manifesto del suo universo sonoro, in una versione in cui la ritmica e l'armonia sono completamente trasformate rispetto all'originale. Ed è proprio questa metamorfosi delle composizione una sorta di fil rouge che lo lega con il set successivo di Ms. Lauryn Hill: i primi tre-quattro pezzi sebbene siano tratti dal suo capolavoro solista “The Miseducation of Lauryn Hill” - pietra miliare di tutto l'ottimo r'n'n'b e hip-hop che stiamo ascoltando oggi - sono completamente stravolti e irriconoscibili (compresa la suadente “Ex-Factor”), al punto che la cantante rapper rischia di diventare la degna erede di Bob Dylan nell'arte del camuffare le canzoni.

Lei si presenta sempre molto affascinante, nervosa e magnetica in un completo camicia e spolverino con i fantasiosi disegni di Fornasetti: dietro di lei la solita panchina di legno, come al concerto di due anni fa sempre a Lucca, ma questa volta Ms. Lauryn è in “buona” e non si siede, anzi, balla, interagisce in modo stranamente gentile con la band e ringrazia più volte il pubblico.

Tuttavia non è un concerto facile quello dell'ex cantante dei Fugees, e chi si aspettava un paio d'ore di musica da ballare, forse è rimasto deluso. Anche le canzone del trio dei 'rifugiati', hip-hop dalle forti influenze funk e dancehall come “Ready or not”, “FuGee-la”,“Killing me softly..” e “How many mics” sono eseguiti in modo frammentato con continui stop and go e ping pong con le coriste e i musicisti: il suono è molto denso, da jam e profondamente black. Lo stile di Lauryn Hill rimane tuttora unico nel panorama musicale contemporaneo, con grandi dote da cantante e un rap nervoso e velocissimo dal flow che diventa sempre più spoken word. La band di undici elementi, comprese le tre coriste, è affiatata e gira molto bene. C'è poi una lunga parte dedicata alle cover: “Your love is king” di Sade di trasforma in una slow jam à la Prince, “Can't take eyes off you” diventa un swing funk come potrebbe interpretarla D'Angelo, mentre “Turn your lights down low” di Bob Marley raggiunge il livello massimo d'intensità del concerto (la Hill è stata sposata con un dei figli del cantante giamaicano). A chiudere la già citata canzone di Nina Simone a cui la cantante del New Yersey è stata più volte associata per la sua intensità e irrequietezza, e il suo cavallo di battaglia “DooWop” entrambi accompagnati dal sax di Kamasi Washington.
Una serata non per tutti, ma che ha pienamente soddisfatto gli amanti della più profonda musica afroamericana.

(Michele Boroni)

SETLIST KAMASI WASHINGTON
Change of The Guard
Black Man
Miss Understanding
Re Run
The Rhythm Changes

MS LAURYN HILL
Intro
Everything Is Everything
Forgive Them Father
Ex-Factor
Final Hour
Lost Ones
How Many Mics (Fugees)
Fu-Gee-La(Fugees)
Ready or Not (Fugees)
Killing Me Softly (Fugees)
Your Love Is King (Sade)
The Sweetest Taboo (Sade)
Can't Take My Eyes Off You (Frankie Valli)
Turn Your Lights Down Low (Bob Marley & The Wailers)
To Zion
Feeling Good (Nina Simone)
Doo Wop (That Thing)

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