Nuove classifiche degli album. Ma “classifica di...” cosa?

Nuove classifiche degli album. Ma “classifica di...” cosa?

Come vi avevamo puntualmente informati, da ieri 7 luglio anche lo streaming viene conteggiato anche nella graduatoria degli album (in quella dei singoli lo era già), assieme a download e vendite dei dischi fisici.

La prima e più ovvia conseguenza dovrebbe essere lessicale: non la si può certamente più definire una “classifica di vendita”, quella che risulta da queste nuove modalità. Sul sito della FIMI rimane ancora la dicitura “Le classifiche ufficiali ‘Top Of The Music’ rilevano i dati di vendita settimanali dei prodotti fisici e delle singole tracce online in Italia”. Non è più vero, perché – pur con tutti i parametri e le correzioni e i limiti – è difficile far passare il concetto che un tot di streaming equivalgano a una vendita. Del resto, sappiamo che dove questo criterio dell’inclusione dello streaming è già stato applicato, ha generato risultati improbabili, e abbiamo già espresso il nostro parere in merito.

Questo rimane il punto principale: alla presentazione delle nuove modalità è stato raccontato che, in base alle simulazioni, "le classifiche non sono cambiate radicalmente, così come invece è successo nell’introduzione dei singoli".

Invece in classifica questa settimana troviamo dischi che hanno fatto balzi in avanti anche di 50 posizioni: Shawn Mendes, dalla 77 alla 20, Tedua (ri)entra alla 29, con un disco fuori dalla top 100 e uscito mesi fa. Dischi che sono rientrati in top 10 (ovviamente Ed Sheeran, dalla 16 alla 8, e Fabri Fibra, dalla 19 alla 10) o  in top 20 (Coez è balzato alla 15 dalla 46, Sfera Ebbasta alla 17 dalla 63). Dischi che sono crollati o quasi: Roger Waters dalla 6 alla 14, i Radiohead dalla 11 alla 27, Renato zero dalla 12 alla 23. I Pink Floyd (stabilmente in classifica da anni, come racconta puntualmente il collega Paolo Madeddu nella sua analisi delle classifiche), sono passati dalla 44 alla 81 con "The dark side of the moon".

E quindi? Non è solo una rivincita del rap o della trap, come si legge in giro: la Dark Polo Gang è scesa dal trono al quarto posto, superata non solo da Gue Pequeno (1° settimana di rilevazione) ma anche da Riki (stabile al 2) e da Vasco Rossi, che nonostante il traino di Modena Park è salito solo di 2 posizioni dalla 3 alla 5. La questione è più complessa, e due considerazioni vanno fatte. 

La prima: se vogliamo mettere assieme tutto, a naso (ma non siamo statistici, ed esprimiamo solo un concetto che ci pare di buon senso)  gli streaming da parametrare alle vendite – sul numero equo e corretto si può discutere – dovrebbero essere esclusivamente quelli effettuati da utenti paganti, cioè da utenti abbonati a pagamento a un servizio di streaming. Perché ascoltare una canzone in streaming gratuitamente, per quanto con l’obbligo di accettare la pubblicità, non è poi cosa così diversa dall’ascoltarla alla radio. Certo: la canzone da ascoltare in streaming te la puoi scegliere (ammesso che tu non sia un abituale fruitore passivo di playlist – e sulla compilazione delle playlist già da tempo c’è chi ha alzato le antenne sospettando che siano condizionate o comunque indirizzate ad arte o a pagamento), quella che ascolti dalla radio no. Ma non paghi né un servizio né l’altro.

La seconda: ha davvero senso parametrare in generale 1300 streaming ad un album, quando molti riguardano la stessa canzone e non l'album in sé? Certo, se una singola canzone può valere al massimo il 70% del totale generale e oltre quella soglia non viene più conteggiata, ha spiegato la FIMI. Ma rimane il fatto che un album è un'altra cosa.
Le modalità di ascolto e i dati di consumo sono disomogenei, quando si parla di album e non di singole canzoni.

Perché allora non fare due classifiche diverse? Una per lo streaming e una per il download/acquisto?

Abbiamo fatto questa domanda alla FIMI e la risposta è stata: "La presenza di più classifiche genera confusione. Oltre alle classifiche FIMI ci sono quelle delle radio, quelle di iTunes, quelle delle piattaforme. Avremmo avuto un moltiplicarsi inutile di informazioni”.  

La necessità di avere una classifica unica è comprensibile. Ma a noi sembra che invece separare i dati non avrebbe fatto confusione. Avrebbe invece fatto chiarezza per tutti, tutelato le diversità di generi musicali, di piattaforme e di modalità d'ascolto.

E comunque: adesso come la chiamiamo, la classifica? La "classifica degli album più popolari", come fa l'americano "Billboard" (The Billboard 200 chart ranks the most popular albums of the week, as compiled by Nielsen Music, based on multi-metric consumption, blending traditional album sales, track equivalent albums, and streaming equivalent albums)? Però "Billboard" pubblica anche una classifica "Top Album Sales" (This week's top-selling albums across all genres, ranked by sales data as compiled by Nielsen Music)...

Probabilmente il rischio temuto dalla FIMI, quello del moltiplicarsi inutile di informazioni, è reale: ma basterebbe, tanto per cominciare, che noi che diamo informazioni sulla musica fossimo più selettivi e più precisi.

(Franco Zanetti - Gianni Sibilla)

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