NEWS   |   Italia / 02/07/2017

Vasco, Modena Park: il re è sul trono e non lo lascerà mai - RECENSIONE / FOTO GALLERY

Vasco, Modena Park: il re è sul trono e non lo lascerà mai - RECENSIONE / FOTO GALLERY

Che quando avrò figli, se avrò figli, potrò dirgli che la sera del 1º luglio 2017 io c'ero, tra i 220.000 di Modena Park. Che avrei potuto guardare il concerto dal banco mixer, tranquillo, insieme ai miei colleghi giornalisti, ma che preferii guardarlo dal Pit2, utilizzando il biglietto che avevo acquistato a gennaio e che avevo conservato per mesi come un oggetto sacro. Perché Modena Park era stata preannunciata come la più grande celebrazione della storia di Vasco, come una festa epocale. E bisognava esserci, lì in mezzo. Ecco, il concerto di ieri sera voglio cominciare a raccontarvelo così, con le parole - inevitabilmente di parte - di uno che l'esperienza di Modena Park l'ha vissuta completamente e intensamente, che le 44 (quarantaquattro!) canzoni in scaletta le ha cantate (o meglio, urlate) tutte, dalla prima all'ultima.

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"Te l'avevo detto che sarebbe andata così". È questa la frase più gettonata, il giorno dopo il concerto. Perché Modena Park ha lasciato un segno, un ricordo, un'impronta importante. Vasco si è spinto oltre il "Fronte del palco" di Milano (luglio 1990) e Imola (giugno 1998), quelli che fino ad oggi erano i suoi due principali eventi dal vivo. E lo ha fatto non solo in termini di numeri (con i 220.000 spettatori di Modena Park ha superato la somma degli spettatori di Fronte del Palco a Milano e Imola - che erano rispettivamente 70.000 e 140.000), ma anche in termini di spettacolo: "È solo un rock'n'roll show", canta lui. Ma sa bene che quello di Modena Park non è stato solo un rock'n'roll show: Vasco ha fatto la storia, di nuovo.

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Una celebrazione del re, della sua storia, del suo regno e dei suoi sudditi: questo è stato, in sostanza, il concerto di ieri sera. Sul palco costruito al Parco Enzo Ferrari di Modena (130 metri di lunghezza, con un blocco di schermi da 1.500 mq per un totale di 170 tonnellate - decisamente utili per chi non era nel Pit1: dal Pit2 Vasco, sul palco, sembrava una formichina, figuriamoci dal Pit3) il rocker di Zocca ha ripercorso tutta la sua storia: dagli esordi come cantautore negli anni '70 ai giorni nostri. C'è stato il Vasco 1.0 (il cantautore di "...Ma cosa vuoi che sia una canzone..." e "Non siamo mica gli americani"), il Vasco 2.0 (quello che con "Colpa d'Alfredo" e "Siamo solo noi", all'inizio degli anni '80, si prese il trono di re del rock italiano), il Vasco 3.0 (il rocker spietato di "Gli spari sopra") e il Vasco 4.0 (quello più riflessivo di oggi).

"Albachiara", "Vado al massimo" e "Vita spericolata", le tre canzoni con cui Rossi cominciò a farsi conoscere anche fuori dai confini di Modena e ad ottenere i suoi primi successi, tra la fine degli anni '70 e l'inizio degli anni '80, avrebbero potuto essere dei flash, avrebbero potuto fare di Vasco il fenomeno del momento, di quel momento: quella "Vita spericolata" avrebbe potuto divorarlo. E quasi ci riuscì: ricordate la storia della droga e del carcere, l'etichetta di "sballato", di quando Nantas Salvalaggio, in un suo memorabile articolo, definì il cantautore di Zocca "un ebete piuttosto bruttino, malfermo sulle gambe, con gli occhiali fumè dello zombie, dell’ alcolizzato, del drogato 'fatto'"? Perché spesso nella cosiddetta "musica leggera" (o musica per le masse) succede questo: i personaggi e le mode si rincorrono come lampi, come flash, durano un attimo. Eppure Vasco ha resistito: ha fatto a pugni con i pregiudizi e con le etichette, ha lottato come un pugile. Ha esitato, ha barcollato, ma è rimasto sempre in piedi. Quella di Vasco è una storia affascinante, fatta di ascese e cadute, di trionfi e fallimenti: e lui, ieri sera, ce l'ha raccontata tutta.

Lo ha fatto anche rispolverando pezzi storici che non eseguiva dal vivo da un po': l'apertura con "Colpa d'Alfredo" scatena il boato dei 220.000 ("È andata a casa con il negro la troia!" resta uno dei versi più iconici della carriera di Vasco), "Bollicine" è pura libidine ("Coca chi non vespa più e si fa le pere", canta Vasco, con un ghigno di sberleffo) e quando Curreri siede al piano e si rincorrono uno dietro l'altro i temi di "Jenny è pazza", "Silvia", "La nostra relazione" e tutta "Anima fragile" ai 220.000 arriva dritto un bel pugno allo stomaco. "Ieri ho sgozzato mio figlio", riarrangiata il chiave heavy metal, è lacerante, come l'assolo di Maurizio Solieri (skommunicato qualche anno fa e per l'occasione richiamato) su "Ultimo domicilio conosciuto" (altra chicca per i fan storici: lo strumentale è la penultima canzone del lato b di "Bollicine" del 1983). Un'altra bella sorpresa è "Va bene va bene così", l'inedito del primo album dal vivo del rocker, dal titolo omonimo, uscito nel 1984. Per fare spazio alle chicche, Vasco e Guido Elmi (produttore artistico del concerto) hanno dovuto fare qualche taglio: a rimetterci sono state le canzoni più recenti, da "Eh già" a "Buoni o cattivi", passando per "Manifesto futurista della nuova umanità", "Cambia-menti" e "Come vorrei". Eppure, proprio grazie al ritorno dei pezzi storici, la loro assenza non si fa sentire più di tanto.

Vasco è in forma eccezionale, non solo per quanto riguarda la grinta e l'energia, ma anche dal punto di vista vocale: e lo dimostra sopratutto nel medley in cui mischia "Delusa", "T’immagini", "Mi piaci perchè", "Gioca con me", "Stasera!", "Sono ancora in coma" e "Rock’n’roll show". La band lo asseconda, gli va dietro: la chitarre elettriche di Andrea Braido, Vince Pastano e Stef Burns sono funamboliche e graffianti, il basso di Claudio "Il gallo" Golinelli è rampante, la batteria di Matt Laug è martellante. Senza dimenticare i cori di Clara Moroni, le tastiere di Alberto Rocchetti e il sax di Andrea Innesto. Certo, l'età per Vasco si fa sentire - lo scorso febbraio ha compiuto 65 anni - e non a caso un paio di volte il rocker lascia il palco alla sua band, che con lunghi strumentali gli consente di riprendere fiato: è normale e fisiologico. Eppure riesce a portare a termine, magistralmente, un concerto lungo tre ore e mezza e con oltre quaranta canzoni in scaletta: non tutti i 65enni ci riescono, dai.

Chissà che emozioni avrà provato Vasco quando è salito sul palco e si è ritrovato di fronte ai 220.000 di Modena Park: deve aver provato qualcosa di potente, un macigno sullo stomaco. Insomma: non stiamo parlando degli 80.000 di San Siro o dei 75.000 dell'Olimpico. E non stiamo parlando nemmeno dei 140.000 di Imola. Stiamo parlando di 220.000 persone, di un "record mondiale di biglietti venduti per un concerto di un singolo artista" (l'organizzazione è stata efficiente, anche se i controlli non sono stati così rigidi come era stato preannunciato: per superare i varchi ed entrare al Parco Enzo Ferrari ci sono bastati meno di dieci minuti). Ecco, sarà interessante scoprire cosa succederà dopo Modena Park nella carriera di Vasco, cosa succederà nel prossimo capitolo di questa storia infinita. Una cosa è certa: il re è sul trono e non ha alcuna intenzione di lasciarlo. E allora, lunga vita al re!

di Mattia Marzi

Intro: Also sprach Zarathustra (Strauss)
"Colpa d’Alfredo"
"Alibi"
"Blasco Rossi"
"Bollicine"
"Ogni volta"
"Anima fragile" (con Gaetano Curreri al pianoforte, che fa un medley di "Jenny", "Silvia" e "La nostra relazione")
"Splendida giornata"
"Ieri ho sgozzato mio figlio"
Delusa Medley: "Delusa", "T’immagini", "Mi piaci perchè", "Gioca con me", "Stasera!", "Sono ancora in coma", "Rock’n’roll show"
"Ultimo domicilio conosciuto" (con Maurizio Solieri)
"Vivere una favola"
"Non mi va"
"Cosa vuoi da me"
"Siamo soli"
"Come nelle favole"
"Vivere"
"Sono innocente"
"Rewind"
"Liberi liberi"
"Interludio 2017" (con assolo di Andrea Braido)
Acustico: "Il tempo crea eroi", "Una canzone per te", "L’una per te", "Ridere di te", "Va bene va bene così", "Senza parole"
"Stupendo"
"Gli spari sopra"
"Sballi ravvicinati del terzo tipo"
"C’è chi dice no"
"Un mondo migliore"

BIS:
"I soliti"
"Sally"
"Un senso"
"Siamo solo noi"
"Vita spericolata"
"Albachiara"

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