NEWS   |   Recensioni concerti / 20/06/2017

Francesco Gabbani apre il tour a Verona: recensione e scaletta

Francesco Gabbani apre il tour a Verona: recensione e scaletta

Mamme e papà, adolescenti, pensionati, coppiette innamorate, fan con la maschera della scimmia, signore in vacanza, bimbi in età prescolare alzati al cielo come quando passa il Papa, gruppi di amiche con la maglietta del tour fatta in casa. C’era un pubblico vario e festoso, ieri sera a Verona, al primo concerto del tour di “Magellano” di Francesco Gabbani, dopo la data zero a Fermo lo scorso 14 giugno. Un’ora e 35 di musica, 22 canzoni, 1600 spettatori in festa nel bellissimo Teatro Romano, all’interno del festival Rumors. E sì, ovviamente si è sentita “Occidentali’s karma”. Non una, ma due volte, fra le prime canzoni eseguite e poi come ultimo pezzo, un autentico bis, quando il pubblico stava quasi lasciando il teatro, e forse la seconda volta l’entusiasmo è stato persino maggiore. Gabbani avrebbe potuto suonare “Occidentali’s karma” una terza volta e fare ancora agitare nell’aria 3200 braccia e un certo numero di orsacchiotti.

“Dopo il successo sento addosso un senso di responsabilità”, ha detto il cantante di Carrara prima dell’inizio del concerto. “Mi auguro che il pubblico apprezzi la spontaneità di un live basato sul valore musicale delle canzoni. È un concerto rock’n’roll, è divertente, non c’è la scimmia. Mi è servita da interfaccia visiva, ma la mia musica è anche altro”. E questo, pare di capire, è un po’ il senso del tour: presentare Gabbani come cantante a tutto tondo anche a chi l’ha visto solo a Sanremo o l’ha solo ballato giusto in spiaggia, al miniclub. Aperto da un breve set di Hugolini, il concerto inizia con “Magellano” ed è basato sulle canzoni dell’ultimo album, che viene fatto per intero, con generosi estratti da “Eternamente ora” e qualche accenno del meno noto “Greitist iz”. Gabbani suona la chitarra, ma spesso lo strumento fa da abbellimento. È accompagnato dal fratello e co-autore Filippo (batteria), Davide Cipolini (chitarra), Lorenzo Bertelloni (tastiere e direzione musicale), Giacomo Spagnoli (basso). Bravi, ma con un suono genericamente pop-rock, senza una personalità marcata, ma in fondo non serve serve quando ci sono canzoni come “Tra le granite e le granate” che il pubblico canta, balla, acclama.

Le ragazze urlano quando, durante la seconda canzone, Gabbani toglie il giubbino e resta in maglietta. “Spogliati!”, grida una quando lui canta “Spogliarmi”, l’ormone val più di una metafora. Gabbani corre da una parte all’altra del palco, agita le braccia, salta, balla. Intrattiene senza strafare. Il pubblico è diviso fra chi l’ha evidentemente conosciuto pochi mesi fa, a Sanremo, e chi lo conosce da tempo e sa i vecchi pezzi a memoria. È un concerto pop, anche nel senso di popolare, spensierato, allegro. Si percepisce uno stacco di resa ed entusiasmo fra i pezzi ritmati e strafamosi (e la cover di “Susanna” di Adriano Celentano, applauditissima) e gli altri. La “maschera” di Gabbani che funziona è quello dell’intrattenitore assieme sciocco e smart, che fa ballare e vorrebbe far pensare. Lui non fa che ripetere “Grazie perché date senso a tutto questo”.

A metà concerto la band lascia il palco al cantante che suona da solo al pianoforte “Immenso” e “Maledetto amore”. Sono storie d’amore, è il momento romantico della serata, cui segue quello più buffo, “I dischi non si suonano”, frecciatina divertita ai dj dotati di piatto e di pretese di suonare i dischi. A dire il vero suoni preregistrati ce ne sono anche stasera, alcune parti programmate, voci di supporto. Non che faccia grande differenza perché la gente è di nuovo tutta in piedi per “Amen” in versione synth-pop anni ’80 e l’entusiasmo sotto il colle San Pietro è alle stelle. Sono molte le canzoni che si prestano a una doppia lettura: sono leggere e divertenti, ascoltate con attenzione svelano un significato meno scontato. A Gabbani non importa che la cosa non venga capita da tutti. “So che tante persone vengono ai miei live per via di ‘Occidentali’s karma’ e non pretendo che colgano il significato profondo delle mie canzoni in concerto. Mi sta bene anche solo trasmettere energia. È la dimensione magica della musica, il suo aspetto intoccabile”.

Dopo una versione rock di “Vengo anch’io, no tu no” di Enzo Jannacci – “un artista che per assurdo sento vicino che in canzoni come questa dice cose anche pesanti con tono divertito” – il concerto volge al termine. “Ma voi ci credete nei co-co-complotti?!”, chiede il cantante introducendo l’ultimo brano, “Pachidermi e pappagalli”, altro successone dal vivo, potenziale singolo sulla scia dei due precedenti. “Non potevamo chiedere di meglio per partire con il tour”, dice Gabbani alla fine. Lo aspettano altri 40 concerti, suppergiù, da qui a metà settembre. E poi? “Non ci ho ancora pensato. So che tutto quello che sto vivendo diventerà spunto per elaborare canzoni”.

SET LIST:
Magellano
Software
Tra le granite e le granate
Per una vita o per altre cento
In equilibrio
La strada
Occidentali's karma
A moment of silence
Clandestino
Eternamente ora
Susanna
Immenso
Maledetto amore
I dischi non si suonano
Spogliarmi
Amen
Vengo anch'io, no tu no
La mia versione dei ricordi
Il vento si alzerà

Bis:
Foglie al gelo
Pachidermi e pappagalli
Occidentali's karma

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