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NEWS   |   Pop/Rock / 22/06/2017

Incidenti, fantasmi e altri segreti: la storia e le storie di “OK Computer”

Incidenti, fantasmi e altri segreti: la storia e le storie di “OK Computer”

Tutti ormai sanno che il celebre album dei Radiohead, "Ok Computer", ha da poco festeggiato i primi vent'anni, e la stessa band di Oxford ha colto l'occasione per ristamparlo in un'edizione speciale. Non tutti però sanno quanti aneddoti si nascondono nelle pieghe della storia di uno degli album cardine degli anni '90.
”OK Computer” nasce dalla delusione e dallo stress: i Radiohead, nonostante il discreto successo di "The Bends", disco registrato in tempi record sotto pressione della casa discografica, non erano riusciti a far dimenticare la loro più importante hit "Creep", e Thom Yorke era stanco di essere disegnato dai media come una delle tante star del rock con tendenze suicide.
Nel 1995, prima di iniziare una lunga serie di concerti come spalla di R.E.M. e Alanis Morissette, i Radiohead chiesero a Nigel Godrich, il produttore conosciuto durante la registrazione di "The Bends", che da lì a poco divenne il sesto componente della band, di assemblare uno studio portatile da poter usare nei momenti di pausa della tournée. Le canzoni, anche se ricevevano ottimi feedback dal pubblico, non soddisfacevano ancora i Radiohead, che volevano far evolvere il proprio sound: così decisero di abbandonare lo studio di Oxford dove avevano registrato i primi due dischi per rinchiudersi a St. Catherine's Court, una villa di proprietà dell'attrice Joan Seymour che negli anni ha ospitato artisti del calibro di  Robbie Williams, The Cure e New Order.
L'enorme villa ricavata da un ex monastero (dove si dice che Enrico VIII abbia nascosto una sua figlia illegittima perché fosse cresciuta dai monaci) ospitò la band di Oxford per un mese; la sala da ballo venne trasformata nello studio di registrazione, mentre Yorke preferì incidere le voci sotto il grande arco di pietra all'ingresso. Ma in quei giorni a St. Catherine's Court pare che i Radiohead non fossero soli (la villa infatti è nota per essere infestata dai fantasmi dei monaci e anche da quello di un cane) al di là delle leggende, è stato proprio il bassista Colin Greenwood a raccontare di strani episodi avvenuti durante le registrazioni: come i nastri che alla mattina venivano trovati riavvolti o le macchine che si spegnevano ed accendevano autonomamente.
Per realizzare la parte grafica di "OK Computer" viene chiamato Stanley Donwood, compagno di Yorke all'Università di Exeter, facoltà di arte, la stessa dove Thom incontrò quella che sarebbe diventata sua moglie, Rachel Owen.
Donwood aveva già collaborato con Thom alle grafiche di "The bends", ma è con "Ok computer" che realizza il suo primo capolavoro mescolando atmosfere da fall out atomico alle scritte delle istruzioni dei medicinali e degli aerei. Il disco inizialmente si sarebbe dovuto intitolare "0/1", come il codice del linguaggio binario, ma venne modificato successivamente in "Ok Computer" ispirandosi ad una frase tratta dal libro "Guida galattica per autostoppisti" di Douglas Adams; inoltre i Radiohead consideravano che OK e Computer fossero due delle parole più conosciute al mondo, tanto che Johnny Greenwood, durante il tour giapponese di "The bends", decise di registrare un video di un gruppo di ragazzi che ripetevano "Ok computer".  La prima stampa del disco conteneva un segreto che rimase celato per qualche giorno, prima che un fan si accorgesse per primo che tra la retrocopertina e il box di plastica che contiene il cd si nascondeva un secondo libretto illustrato da Dr. Tchock (alias di Yorke) che raffigurava immagini inquietanti come quella del viso del primo ministro Blair con delle zanne spaventose, e i famosi "Hungry Bears", che divennero uno dei loghi distintivi della band.

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Nel libretto i testi erano impaginati tipograficamente in modo tale da creare delle figure, mentre nei ringraziamenti finali i Radiohead citano quattro nomi "Michael, Bill, Peter, and Mike", ovvero i componenti dei R.E.M. Il disco si apre con "Airbag", una canzone che contiene un "easter egg" che vi sveleremo tra poco, ma che si pone come ultimo tassello di una serie di brani che Yorke ha dedicato alla sua più grande fobia, le auto:  come "Stupid car" e "Killer cars" che, talvolta, fa capolino nella scaletta dei loro concerti (anni fa, durante un concerto a Firenze, il cantante la dedicò ironicamente ai fan che sarebbero tornati a casa).
Il disco procede con una canzone cardine come "Paranoid android", che segnò definitivamente la storia dei Radiohead: un collage di brani diversi che trovò una forma definitiva solo in fase di registrazione; il titolo si riferisce ad uno dei protagonisti di "Guida galattica per autostoppisti, il robot depresso Marvin, mentre per il testo Torke si ispirò ad un scena di cui fu testimone in un bar di Los Angeles, in cui vide un drogato dare di matto.
Proseguendo con il disco arriviamo a "Exit music (for a film)" brano che i Radiohead scrissero su commissione per il film "Romeo + Juliet" di Baz Luhrmann; il brano venne composto e registrato mentre la scena della morte dei due protagonisti veniva proiettata sulle mura della St. Catherine's Court. La canzone, nonostante l'aura di disperazione che la pervade e la sua estrema bellezza, non venne scelta per musicare il momento clou del lungometraggio, ma venne relegata nei titoli di coda, mentre un altro brano, la b-side di "The bends", "Talk show host", venne inserito in un altra scena.
"Karma police", uno dei singoli di maggior successo dei Radiohead, deve il suo titolo ad un modo di dire usato dai Radiohead durante la loro tournée, come spiegò Johnny Greenwood in un'intervista: "Quando sentivamo parlare di una persona che aveva fatto del male usavamo dire 'a lui ci penserà la polizia del karma'".
Uno degli episodi cardine del disco è "Fitter happier", un brano d'atmosfera in cui la fredda voce sintetica di un Macintosh (creato con il programma SimpleText) snocciola delle regole per una vita felice: "Un guidatore migliore e più paziente / una macchina più sicura / il bambino sorride nel sedile posteriore./ Dormire meglio, nessun incubo, / nessuna paranoia [...] Calmo, allenato, sano e più produttivo / Un maiale in gabbia sotto antibiotici". Lo stesso Yorke ammise di aver scritto uno dei suoi test più sconvolgenti attingendo alle sue paure e ispirandosi ai messaggi lanciati dallo schermo di "1984" di George Orwell, uno degli autori distopici tanto amati del cantante che citò ancora in brani come "2+2=5" e "Everything in its right place".
Per la conclusione del disco venne scelto il brano "The tourist", una canzone molto particolare, la prima scritta interamente dal chitarrista Johnny Greenwood, ispirato dai turisti che invece di godersi ciò che li circonda camminano veloci rimanendo chini sulle loro mappe (o i loro cellulari, se vogliamo attualizzarla). Una canzone che tratta un tema un po' "semplice" per un disco come "Ok computer", ma dietro questa scelta ci sarebbe un motivo preciso. Secondo il giornalista James Doheny, autore del libro "Radiohead, la storia, le canzoni" (Giunti) il testo della canzone assumerebbe tutto un altro significato se venisse letto insieme a quello di "Airbag": come se il disco fosse un loop. Se Yorke in "The tourist" canta "Hey man, slow down / Slow down / Idiot, slow down", in “Airbag” pronuncia queste parole "In a fast german car / I'm amazed that I survived / An airbag saved my life": così due canzoni così diverse con testi che sembrano parlare di due argomenti differenti diventano un unico racconto di un incidente automobilistico. Esiste inoltre un'altra teoria, elaborata da alcuni fan, che sostiene l'esistenza di un legame nascosto tra "Ok computer" e "In rainbows", album pubblicati a dieci anni di distanza: il numero 10 letto al contrario darebbe "01", che come avete letto precedentemente era il primo titolo scelto per dai Radiohead per il disco del 1996. La canzone che dà il titolo al disco "In rainbows" proviene proprio dalle sessioni di registrazioni di "Ok computer", ma la teoria non finisce qui: se si ascoltassero i due dischi intervallando le canzoni di uno e dell'altro si otterrebbe un unico disco perfettamente mixato in cui i brani si incastrano perfettamente.
Concludiamo questa carrellata di aneddoti con alcune delle cover più originali dedicate ad "OK Computer".
(Giuseppe Fabris)

Corporate Love Breakdown -- The Bluegrass Tribute to Radiohead

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