Artisti Vari - la recensione di "American epic: The sessions"

Artisti Vari - la recensione di "American epic: The sessions"

L’ultima follia di Jack White. Con la complicità del produttore T Bone Burnett, porta due dozzine d’artisti di fronte a un registratore anni ’20 restaurato per un omaggio alle radici della musica americana. Il doppio contenente queste session fa parte di un più ampio progetto legato al documentario “American epic” prodotto da Robert Redford e andato in onda su PBS e BBC. Ci sono anche un cofanetto con 100 vecchi pezzi restaurati, la colonna sonora, raccolte a tema, un libro. Per scoprire la “prima volta in cui l’America ascoltò sé stessa” e ricordarci che l’evoluzione tecnologica ha cambiato anno dopo anno, decennio dopo decennio la definizione di talento.

Un microfono era collegato a un incisore azionato da un sistema di ingranaggi regolati da un peso. Dopo tre minuti di registrazione, il peso arrivavano al pavimento, interrompendo l’incisione. È l’apparecchiatura utilizzata negli anni ’20 per effettuare alcune fra le prime incisioni. Riassemblata dall’ingegnere del suono Nicholas Bergh, è stata utilizzata per registrare nuove performance di Beck, Avett Brothers, Alabama Shakes, Elton John, Rhiannon Giddens, Willie Nelson, Stephen Stills. Dal vivo, in tre minuti, senza alcuna sovraincisione. Dietro al progetto c’è Jack White, e chi altri, che con il produttore T Bone Burnett s’è preso la briga di organizzare le session: due dozzine di artisti contemporanei alle prese con una tecnica d’incisione usata da cent’anni fa e con canzoni d’epoca (ma non solo).

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