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NEWS   |   Underground/Dance / 10/12/2004

Chemical Brothers: 'La dance non è morta, ma deve fare i conti con la realtà'

Chemical Brothers: 'La dance non è morta, ma deve fare i conti con la realtà'
La dance è morta, strillano autorevoli quotidiani britannici. La musica da ballo segna il passo, la “club culture” cerca disperatamente nuovi brividi: ma Ed Simons e Tom Rowlands, fratelli “chimici” se non di sangue, non si scompongono. “E’ un punto di vista come un altro. Noi cerchiamo solo di fare musica interessante, individuiamo spazi vuoti nella musica che sentiamo in giro e cerchiamo di riempirli. Ma certo non ci consideriamo i salvatori della dance music”.
I Chemical Brothers sono a Milano per un dj set ai Magazzini Generali, e intanto ne approfittano per far ascoltare alla stampa il nuovo album “Push the button”, in uscita il 21 gennaio e anticipato da oggi in radio (10 dicembre) dal nuovo singolo “Galvanize”, ospite la voce di Q-Tip. “I suoi due ultimi dischi solisti sono stati una sorpresa per tutti. Lo abbiamo voluto perché ama sperimentare, è uno spirito libero e ha una mentalità molto aperta. Proprio come piace a noi. Siamo andati a New York per incidere con lui, e non lo avevamo mai fatto prima”. La canzone, per cui David La Chapelle ha girato un videoclip ispirato al krumping (o clown dancing), ballo mascherato che oggi impazza nei ghetti di Los Angeles, sfoggia saporiti aromi orientaleggianti. Sarà per caso una presa di posizione politica, con quel che succede nel mondo? “No, è solo un suono che ci piaceva”, spiegano i due alternandosi come sempre nelle risposte. “Q-Tip ne ha fatto un pezzo un po’ apocalittico, è vero, e quel miscuglio di terrore ed euforia che caratterizza il brano ci piace molto. Forse un pezzo come ‘Left right’ si può definire più apertamente politico. Il fatto è che il mondo intorno a noi è cambiato: non sono più gli anni ’90, non ha più senso promuovere solo il divertimento e la fuga dalla realtà”. Loro, i due fratelli chimici, da parte loro sono scappati da Londra, costruendosi un home studio con tutti i comfort fuori città. E il paesaggio idilliaco della campagna inglese, dicono, ha influenzato non poco il modo di lavorare e i suoni del nuovo album “Siamo sereni, ci divertiamo a fare quel che facciamo e crediamo che si senta. Ci piace la tecnologia allo stato dell’arte, scaricare nuovi software da Internet e usare i nuovi Power Mac G5. Ma anche riprendere in mano vecchi sintetizzatori degli anni ’60, apparecchi che all’epoca erano stati concepiti non solo come strumenti musicali ma anche per fini scientifici”. Lì, nel loro rifugio, i due fanno quel che hanno sempre fatto: sperimentare suoni, premendo tutto il giorno pulsanti: “Ed è per questo che abbiamo intitolato il disco ‘Push the button’. Non solo: è un’espressione ambigua, può assumere connotazioni negative se si pensa al rischio di una guerra nucleare; ma anche positive, se lo si intende come un invito a far accadere le cose e a diventare padroni della propria vita”.
Q-Tip a parte, gli altri ospiti/cantanti del disco recano, stavolta, nomi meno conosciuti alle masse: il rapper Anwar Superstar (fratello di Mos Def e voce di “Left right”), Kele Okereke dei Bloc Party, il quartetto dei Magic Numbers. “Tutta gente che ha contribuito con idee, parole e linee melodiche. Registrare con i Magic Numbers è stato divertente, quel che sentite sul disco è un prodotto delle nostre jam di studio”. Si ascoltano, nell’album, anche chitarre acustiche, persino una slide… Ma dal vivo (in Italia il 1° marzo 2005, al FilaForum di Assago) non ci sarà neanche stavolta una band di strumentisti “veri”. “E’ una falsa teoria quella che dice che solo gli strumentisti in carne e ossa fanno vera musica. Non ci interessa portarci sul palco un batterista o un cantante, la band siamo noi. Ci interessa invece creare un ambiente coinvolgente, quasi da club, anche quando suoniamo in grossi spazi. E il risultato dipende molto dalle reazioni, dalle vibrazioni del pubblico. Quando abbiamo suonato a Imola siamo saliti sul palco subito dopo i Red Hot Chili Peppers. Eppure siamo riusciti a intrattenere lo stesso pubblico, pur con una proposta musicale diversissima.”. Rock, dance ed elettronica possono mescolarsi senza soluzione di continuità, dunque? “Certo, che c’è di nuovo? Quando, a 12 o 13 anni, ho cominciato a suonare la chitarra nella mia cameretta”, ricorda Rowlands, “mi ingegnavo anche a programmare le mie prime, rudimentali batterie elettroniche. E negli anni ’80 i Clash e i New Order combinavano rock e dance partendo da un’altra prospettiva”. Dopo undici anni, i Chemical Brothers hanno voglia di fare i primi bilanci? “No, ma riteniamo sempre di aver fatto dell’ottima musica”. E a quando un’apoteosi sullo stile del mega-party che Fatboy Slim organizzò nel 2002 a Brighton? “Non ci interessano le autocelebrazioni. E poi non siamo tipi da spiaggia, noi…”
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