Bruno Mars, la recensione del concerto alla Unipol Arena di Bologna - REPORT / SETLIST

Bruno Mars, la recensione del concerto alla Unipol Arena di Bologna - REPORT / SETLIST

Prima brutta notizia: .Paak ha tirato il pacc (pardon). Anderson .Paak, il rapper musicista scoperto da Dr. Dre che doveva aprire il concerto di Bruno Mars era indisposto e non si è presentato sul palco, e per chi scrive rivestiva lo stesso interesse dell'headliner – anzi, forse l'attesa era pure più alta (ci auguriamo che gli amici di Milano possano vederlo). Al suo posto un dj con una playlist di pezzi hip-hop e r'n'b con un paio di rapper scappati di casa che facevano il verso ai Migos. Quindi la star unica della serata in una strapiena e bollente Unipol Arena piena era solo Bruno Mars – del resto il 95% dei presenti aspettava solo lui.

È necessario prima spendere un paio di parole sulla produzione e sul palco, una via di mezzo tra un luccicante studio televisivo e un luminosissimo dancefloor con piattaforme che si alzano e si abbassano: pur essendoci una band live che suonava in prima fila, non si vedeva l'ombra di un cavo o di un amplificatore. Da questo punto di vista lo spettacolo è unico e straordinario.

Mars e la sua band, affiatata e molto coreografica anche se un po' di grana grossa, giocano subito i grandi successi: “Finesse”, “24K Magic”, “Treasure” e un paio di pezzi dopo “That's What I like It” il singolo in heavy rotation da un paio di mesi. Ed è con questo r'n'b misto funk anni 80-90 che riescono a dare il meglio, grazie anche alla sezione fiati e al MC tutto fare della band vestita come sempre con tute e completi da basket. In “Perm”, punto musicalmente più alto dell'intero concerto, riescono a muoversi a passi di danza come un'unica entità, giocano con il pubblico e con la dinamica del pezzo e in certi momenti ricordano le parti più jazz soul del “Sign o the times tour” di Prince.

Anche le ballate (“Versace on the floor”, “When I was your man”) funzionano bene: Mars conosce bene i trucchi dello stare sul palco e gestisce la sua voce al meglio. Ci sono poi tutta una serie di brani di matrice pop-rock raccolti nei primi due dischi ("Marry you", "Runaway baby" e una irriconoscibile “Granade”) che invece non aggiungono molto, e seppur ben accolti dal pubblico, per chi scrive mostrano il lato debole di Bruno, ovvero la totale assenza di un'identità personale e artistica, che è un poco il suo tallone di Achille. Si sente davvero la mancanza di un produttore à la Quincy Jones (ma anche un Mark Ronson..) che possa plasmarlo e assegnarli un suo stile e un'identità ben precisa.

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Bruno Mars sa fare veramente di tutto ed è un artista nato: canta e balla alla grande, sa stare magnificamente sul palco, suona bene la chitarra e si vede che è il regista di tutto lo spettacolo, ma non ha un suo vero tratto distintivo che potrebbe farlo diventare un artista di serie A e non solo un eccellente mestierante.

Da segnalare in positivo l'ottimo bassista indemoniato come un giovane Verdine White degli EWF e, in negativo, un lungo solo di tastiera che possiamo annoverare tra le cose più brutte e pacchiane di questo 2017.

"Locked out of heaven" e l'ottima "Uptown funk" chiudono uno spettacolo visivamente strepitoso e pirotecnico, con improvvisi scoppi di petardi e lingue di fuoco che, visti i tempi, ci hanno fatto più di una volta balzare dalla sedia. Peccato per l'assenza di Anderson .Paak che avrebbe dato un profilo musicalmente più contemporaneo alla serata.

(Michele Boroni)

 

Setlist:

 

"Finesse"

"24K magic"

"Treasure"

"Perm"

"Calling all my lovelies"

"Chunky"

"That's what I like"

"Straight up & down"

"Versace of the floor"

"Marry you"

"Runaway baby"

"When I was your man"

"Grenade"

"Just the way you are"

"Locked out of heaven"

"Uptown funk"

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