Hanson in concerto al Fabrique di Milano: la recensione

Hanson in concerto al Fabrique di Milano: la recensione

Prima che il giovane Dawson e le sue ansie irrompessero nella vita di migliaia di adolescenti con "Dawson's creek",  per chi ha vissuto la propria spensierata gioventù a cavallo tra gli anni Novanta e gli inizi del nuovo Millennio era piuttosto facile imbattersi in decine di poster di questi tre ragazzini biondi e capelloni, dominatori dell’airplay per una sola irripetibile stagione. Una gioia e, forse in parte, un tormento per i Fratelli Hanson perché se da un lato la loro “MMMbop” è diventata uno dei singoli di maggior successo di sempre, il trio non è più riuscito a liberarsi di quella sua incarnazione fanciullesca, anche adesso che la formazione, ormai non più così imberbe come agli inizi, si appresta a festeggiare i primi venticinque anni di carriera.
 
Ieri 7 giugno, n scena al Fabrique di Milano per l'unico appuntamento italiano del “Middle of everywhere tour”, gli Hanson portano in tour una buona rappresentazione di una complessa avventura, celebrando sia le due decadi compiute in questo 2017 della loro opera più famosa “Middle of nowhere” (l’album di “MMMbop", tanto per essere chiari) che la propria longevità, andata avanti negli anni senza il clamore del loro singolo più famoso ma potendo sempre contare su una fanbase internazionale davvero solida e fedele. È un pubblico piuttosto eterogeneo quello che pian piano inizia a riempire il locale, pronto a cantare in coro tutto lo scibile proposto dagli ex fratellini prodigio, dimostrando una memoria da cavallo nel ricordare parola per parola tutti i brani più famosi della band di Tulsa, Oklahoma.

Entrano in scena alle 21:30, dopo l’apertura affidata al giovane cantautore inglese Lewis Watson, con una formazione a cinque estesa a un bassista curiosamente somigliante a Omar Rodríguez-López dei Mars Volta e un secondo chitarrista/tastierista che mantiene per le due ore filate dello show un profilo piuttosto basso. I biondi Hanson con qualche anno in più sulle spalle si confermano una band con un buon tiro e partono subito con le marce alte ingranate, sorridentissimi e quasi increduli di ritrovare così tanto affetto. Ringraziano e ammiccano felici ai presenti che non si fanno troppi problemi di fronte a un repertorio anche troppo eterogeneo, dove i vecchi successi pop si mescolano a un moderno quanto semplice southern rock degli ultimi lavori, passando per cover dai ritmi più funky e qualche antico brano rispolverato per l’occasione.
 
Gli Hanson in questi venticinque anni hanno in qualche modo cercato di affrancarsi dall’immagine di boyband, senza mai perdere quell’aura di innocenza, semplicità e modi gentili che ne hanno sempre manifestato. Le stesse intenzioni che si ritrovano anche nella conduzione della serata e nella gestione del palco: battiti di mani, cori, battute, salti per incitare all'interazione con il pubblico. Sanno usare la giusta ironia e consapevolezza per raccontare del proprio passato e risultare ancora credibili, seppur con diverse primavere sulle spalle, nel cantare motivati testi non proprio intellettuali come "You're always in my head / And I can't live another day without you" o "Where's the love / it makes the world go round and round and round”. I brani si susseguono praticamente senza interruzioni, in un flusso costante che mette in fila quasi trenta canzoni, con la sorpresa che alla fine sì, gli Hanson si sono dimostrati per quello che sono davvero, un buon gruppo pop-rock, genuino e del tutto innocuo, bravi ragazzi con un retrogusto vagamente anni Settanta che anagraficamente non potrebbe appartenergli. Una boyband-non boyband che continua dritta per la sua strada con mestiere, anche adesso che Ike, Tay e Zac, scomparsi dai radar dello star system, hanno preferito la via libera dell’autoproduzione, macinando nel corso degli anni dischi e concerti, iniziative benefiche e persino la produzione in proprio di una birra artigianale, oltre che a ripopolare di slancio la loro Contea con una buona dozzina di figli in tre.
 
Ecco quindi offerto il servizio completo di felice amarcord a chi quel finale degli anni Novanta lo viveva in diretta dalla sua camera, diviso tra una primavera pop irripetibile e una nuova informatica che si apriva al fenomeno dell’internet: si salta tutti insieme tra armonie vocali e schitarrate educate con “Penny & me” e “This time around”, fino all’omaggio al padre del rock Chuck Berry e la sua Johnny B. Goode, passando, ovviamente per “MMMbop”. Certo, crescere è sempre un’impresa piuttosto complicata, soprattutto se ci si ritrova d’improvviso un teenager -  o poco più di un bambino nel caso del batterista Zac – ricco, famoso e idolatrato, ma gli Hanson in qualche modo ci stanno ancora provando, con passione e onestà. In fondo sono giovani.
 
(Chiara Leandri & Marco Di Milia)
 
SETLIST
Already Home
Waiting for this
Where's the love
Look at you
Tragic symphony
Thinking 'bout somethin'
Been there before
This time around
Weird
Go
Madeline
Juliet
Strong enough to break
Penny & me
Watch over me
With you in your dreams (acustica)
On and on
I was born
A minute without you
Get the girl back
Medley cover: I'm a man (Spencer Davis Group)/ Give me some lovin' (Spencer Davis Group)/ Long train running (Doobie Brothers)
MMMBop
If only
Fired up
In the city
 
BIS:
Rockin' robin (Bobby Day cover)
Johnny B. Goode (Chuck Berry cover)
Lost without each other

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