Vertenza KaZaA, due esperti dicono che i pirati si possono bloccare

I gestori di KaZaA mentono, quando sostengono di non poter escludere dalla rete la musica piratata e di non essere in grado di identificare gli utenti che utilizzano la piattaforma per scambiarsi illegalmente file musicali: lo ha sostenuto il dirigente di un service provider americano, MediaSentry, davanti alla corte di giustizia australiana chiamata a decidere della eventuale corresponsabilità della società Sharman Networks (titolare del noto programma di file sharing) per le violazioni di copyright commesse dai suoi clienti.

Tom Mizzone, vice president della newyorkese MediaSentry chiamato a testimoniare in qualità di esperto, ha raccontato ai giudici che i suoi sistemi software sono in grado di identificare gli utenti australiani di KaZaA attraverso i loro indirizzi IP (Internet Protocol), e ha sostenuto che ogni utente del servizio ha la facoltà, attraverso semplici operazioni, di individuare i file protetti da copyright tra quelli contenuti nei “folder” scambiati in rete e di darne immediata comunicazione agli altri usando le funzioni di instant messaging (ciò che, ha aggiunto, potrebbe fare anche Sharman Networks). Negli stessi giorni, una testimonianza di contenuti analoghi era stata offerta da un professore universitario di Melbourne in scienza computeristica, Leon Sterling: l’accademico ha sostenuto che anche i sistemi non centralizzati, come KaZaA, ricorrendo a programmi adeguati hanno la possibilità di registrare, verificare e controllare i comportamenti dei loro utenti come fanno Google o altri grandi motori di ricerca, e ha concluso che a suo avviso il programma è stato creato con il preciso intento di incoraggiare la distribuzione non autorizzata di materiale audio e video

I legali di Sharman hanno controbattuto presentando una sfilza di deposizioni giurate, molte delle quali respinte perché non attinenti, secondo il giudice Murray Wilcox, all’oggetto specifico della vertenza.

La causa, intentata da 30 etichette discografiche contro Sharman (che ha sede a Sydney), coinvolge il suo chief executive officer Nicola Hemming, il partner d’affari Altnet, il suo direttore Kevin Bermeister e altri soggetti. Tre rappresentanti della discografia sono stati chiamati a testimoniare di persona, e hanno raccontato i tentativi dell’industria di arrestare l’attività “piratesca” di KaZaA attraverso l’immissione in rete di file-esca che riproducono solo un loop di 30 secondi della canzone richiesta e di file fasulli che, recando come titolo quello di canzoni o videoclip ricercati dai file sharer, contengono all’interno solo un’avvertenza contro le violazioni dei copyright (vedi News). .

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