Radiohead, l’intervista ai tempi di “Ok computer”: “Per registrare questo disco stavamo diventando matti”

Radiohead, l’intervista ai tempi di “Ok computer”: “Per registrare questo disco stavamo diventando matti”

Nell’aprile del 1997 la EMI portò un gruppetto di giornalisti musicali italiani a Londra per andare ad intervistare i Radiohead. A quel tempo la band era reduce da “The bends”. Non c’era la percezione di quello che sarebbe arrivato, che quel disco che sarebbe uscito dopo qualche settimana avrebbe segnato una frattura netta non solo nella carriera della band, ma in tutto il rock. "Ok computer" ha appena compiuto 20 anni, e il 23 giugno tornerà in una versione espansa: è la prima "Deluxe edition" dei Radiohead. Se la merita.
Mi ricordo di avere ascoltato in aereo “Ok computer", in cassetta, e di essere rimasto folgorato. Arrivati in un albergo a Maida Vale, ci trovammo di fronte Ed e Thom. Gentili e disponibili: alla fine mi feci autografare da Thom una di quelle foto in bianco e nero promozionali che al tempo venivano distribuite alla stampa, e lui fece un’aureola intorno a Colin Greenwood… La vedete qua sopra.
Fu Claudio Todesco, che ora scrive per Rockol ma al tempo coordinava Jam, a chiedermi di andare (e non lo ringrazierò mai abbastanza - così come un altro saluto va a Francesca Spada, al tempo ufficio stampa EMI). Questa è l’intervista che uscì su Jam, nel numero di giugno del 1997.  Leggermente rivista, perché come dice Dylan, “I was so much older then, I’m younger than that now”. Oggi non farei le stesse domande, insisterei meno sul titolo e meno sul rapporto con i media (una mia fissa, soprattutto al tempo, da giovane assistente universitario) e insisterei di più su altri temi. Ma gli squarci sulla visione della band ci sono già, e rileggere certa affermazioni su Internet e la libertà di informazione fa capire come Thom Yorke e soci avessero già capito tutto al tempo, non solo con la musica.

(Gianni Sibilla)

Apocalittici o integrati? Il loro album dei Radiohead si intirola “Ok computer”, ma i Radiohead non hanno intenzione di fare la parte degli integrati nella società del villaggio globale e nelle sue contraddizioni. Le hanno vissute sulla loro pelle: una loro canzone, “Creep”, divenne una sorta di tormentone. MTV li riprese mentre suonavano ai bordi di una piscina piena di bellimbusti, mentre Thom Yorke cantava “Sono un tirapiedi, sono un folle, che diavolo ci faccio qui, questo posto non mi appartiene”, e un sacco di gente prese tutto sul serio. Quando uscì il loro secondo disco, The bends, passarono da “one-hit band” al ruolo di “i nuovi U2”. 

Ora Thom Yorke e soci prendono decisamente le distanze da quel mondo, con un disco difficile, decisamente meno immediato (ma non meno affascinante) di The bends, figuriamoci di Creep.   Se gli si chiede quanto si sente lontano da quella canzone, Thom risponde ridendo: “non abbastanza, grazie”. Poi aggiunge : “domanda a cui è impossibile rispondere. Alcuni giorni ci si sveglia la mattina e si realizza quanto si è andato avanti; altri si pensa che in fondo è tutto uguale, le stesse cose non cambiano. Nelle cose registrate prima ancora di avere un contratto c’è lo stesso feeling; in fin dei conti è musica pop, puoi cercare di andare avanti ma è sempre quella cosa. Sì, forse ci sentivamo imbarazzati ad essere definiti una rock band; la musica è qualcosa che fa parte dell’ambiente, che dovrebbe essere suonata ad alto volume nelle stazioni o qualcosa del genere; non è propriamente rock; è cercare di creare un atmosfera con una semplice canzone.”

Questo è il mondo di Thom Yorke. OK computer non è da prendere alla lettera. Dalle parole di Yorke (e da quelle di Ed O’Brien, che durante l’intervista corregge, di tanto in tanto, il tiro delle affermazioni del suo collega) viene fuori una visione del mondo assolutamente ‘altra’ rispetto a quelle che ci vengono (gentilmente) fornite ogni giorno dai media.  Ok Computer, spiega Thom è una sorta di constatazione: “Mentre eravamo in tour, sono rimasto affascinato da cose che non mi aspettavo mi colpissero: magazzini, aeroplani, macchinari. Cose che mi avevano sempre inquietato.  Ok computer è un modo di accettare tutto ciò contro cui avevo combattuto. Come a dire ‘Ok, va bene,  tutto questo è qualcosa di positivo’. Per di più suona anche come uno slogan. Ho un nastro con 300 bambini giapponesi che dicono ‘Ok computer’ e suona incredibile, come una affermazione universale.”

“La parola OK è davvero una delle più comprensibili a tutti”,  aggiunge Ed. “I computer sono universali, ma solo per i privilegiati, chi ci può accedere”. Altro che integrati, i Radiohead hanno ben chiaro prospettive e rischi della tecnologia: “Internet ha lati positivi e altri no”, spiega Thom: “è basata su un sistema arcaico, inventato dagli scienziati anni e anni fa. Tutto ciò che si dice su Internet come mezzo per dare più potere alla gente con la libertà d’informazione è  montato, perché allo stesso tempo c’è gente che vende il tuo indirizzo elettronico così che tu possa essere bombardato di ‘junk mail’ di pubblicità e spazzatura. Una bella idea e ed un enorme potenziale, ma anche un pericolo”.

Ed è per questo che il gruppo ha messo in piedi uno dei siti più bizzari mai visti (http://www.radiohead.co.uk). Pochissime informazioni e una serie di schermate di cui assolutamente non si capisce il legame con la band. “Abbiamo visto un sacco di siti, non sapevamo che diavolo fare”, spiega Thom, “mentre eravamo in studio, abbiamo pensato di progettarlo, visto che dovevamo semplicemente decidere cosa metterci. Pensavamo che le miglior cose in rete sono quelle da leggere, sapevamo che potevamo abusare di tutto questo, scrivere cavolate, così ci abbiamo giocato. Forse c’è gente che prende tutta questa roba un po' troppo sul serio”.“Finisce che non c’è più divertimento, che un sito debba essere fatto necessariamente in un modo. Internet è noiosa, da questo punto di vista”, spiega Ed

Insomma, Ok, Computer, ma fino ad un certo punto... Tanto che anche l’uso propriamente musicale della tecnologia p quantomeno singolare, a sentire Thom: “abbiamo usato dei sample, abbiamo speso una fortuna in questi strumenti così abbiamo deciso di usarli. Ma l’uso dei campionamento, di queste macchine è fatto dal punto di vista di un ignorante, di uno che non sa cosa fa. In Fitter, happier ho usato un semplice programma vocale per far pronunciare le parole di quella canzone ad un computer, perché sono molto emotive. Con tutto ciò che comporta: pronuncia e pause sbagliate. Così il risultato è che non c’è emozione in quella voce, è totalmente piatta. In questo disco volevo usare voci diverse, così la gente non avrebbe pensato ‘Thom Yorke che canta questo o Thom Yorke che canta quello’. E’ qualcun altro che canta, e non sono io che mi prendo la responsabilità. Se le avessi cantate io sarei stato associato direttamente a tutto ciò e volevo evitarlo”.

I Radiohead hanno avuto qualche problema nel registrare Ok Computer: “Spero che il prossimo disco venga fatto più in fretta. Stavamo diventando matti”, spiega Thom. “La lavorazione di questo disco ci ha preso un sacco di dannato tempo. Exit music l’abbiamo registrata in mezza giornata; Lucky in meno ancora. Paranoid android invece un mese”. “Avevamo 16 nastri di venti minuti solo di Let down”, aggiunge Ed. “Abbiamo fatto tre versioni differenti di Nice Suprises, poi siamo tornati all’originale. Passavamo dai sedici nastri al “buona la prima”. Era terribile.”

Insomma, né apocalittici né integrati. I Radiohead non sono più né “la band di Creep”, né  “i nuovi U2”, né vogliono diventare i portavoce di qualcosa o qualcuno. Sono semplicemente una dei musicisti che non vogliono farsi schiacciare da qualcosa di troppo grande, che sia la difficoltà nel realizzare un disco o il music business, i mass media o la (presunta) potenza del computer. Ci sono riusciti benissimo.

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